(Letture Sap 12,13.16-19; Sal 85; Rm 8,26-27; Mt 13,24-43)
Carissimi fratelli e sorelle, ci troviamo qui, in questa sedicesima domenica del Tempo Ordinario, a celebrare insieme l’Eucaristia, nel decimo anniversario della scomparsa di Carmen Hernández Barrera, per chiedere al Signore che la accolga in Paradiso e che anche noi possiamo essere, come lei, «ardenti di speranza, fede e carità», come abbiamo chiesto nella preghiera Colletta, per rispondere come lei alla vocazione missionaria, a cui il Battesimo chiama ogni cristiano.
Le letture di questa domenica ci richiamano al mistero del «Regno del cieli», a cui per grazia siamo stati introdotti dall’incontro con Gesù, attraverso la sua Chiesa, che del regno è l’inizio e il Sacramento. Come ci ha detto il Vangelo, il Regno dei cieli è opera di Dio: neanche sappiamo come cresce, ma cresce, e ridona speranza al mondo, che senza Cristo sarebbe schiavo del maligno.
Il Regno di Dio, il Regno dei cieli, è lo spazio della Sua infinita misericordia: proprio perché Dio è Signore di tutto, è indulgente, come ci ha detto il Libro della Sapienza, con tutti. «Il fatto che sei padrone di tutti – dice la Sapienza – ti rende indulgente con tutti». E più avanti: «Padrone della forza, tu giudichi con mitezza». Ancora: «Hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento».
È questa la prima esperienza che ognuno di noi ha fatto: che possiamo accettare la nostra condizione di peccatori, perché Tu, Signore sei infinita misericordia. Ancora il libro della Sapienza: «Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia».
Per quante migliaia di persone nel mondo le parole e l’esempio di Carmen Hernández hanno aperto il cuore a questa misericordia. Infatti, è attraverso la Chiesa che accade ciò che, nella brevissima lettura della lettera ai Romani, abbiamo ascoltato, cioè siamo guidati dallo Spirito a chiedere a Dio ciò che nemmeno noi sappiamo essere il nostro vero bisogno, ossia il Suo infinito amore che compie ogni attesa del nostro cuore.
Lui ci insegna a pregare, a riconoscerci Suoi, a scoprire noi stessi in Lui, in Cristo. «Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare». Per essere cristiani c’è bisogno di riconoscerci piccoli, di affidarci a Dio, di offrire la nostra povertà a Cristo, perché Lui faccia di noi strumenti della sua Missione per la redenzione del mondo.
Gesù esultò di gioia e rivolgendosi al Padre lo ringraziò: «Perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno». Guardando la vita di Carmen vediamo anche come il Signore trasformi l’ardore della fede, speranza e carità in una indomabile pazienza. Non una pazienza passiva, ma la certezza che rasserena anche nei momenti più difficili, perché sappiamo che un Altro, Lui, porta a compimento il Suo disegno, e noi ne siamo protagonisti proprio nella misura in cui ci offriamo e ci doniamo senza misura e senza pretesa. Per questo possiamo chiedere di essere la messe buona che cresce insieme alla zizzania, il granello di senape che fiorisce in grande albero, il lievito con cui Gesù fa fermentare di vita il mondo.
Tutta la nostra vita è Cammino, e il cammino ha senso perché conduce a una meta: la meta è Lui, che ogni giorno scopriamo in modo nuovo nei volti dei fratelli, nel bisogno di ogni persona umana, nelle vicende liete e tristi del mondo. Lui ci chiede tutto e ci dona tutto, e non finiremo mai di riscoprire tutto ciò che ci ha donato, donandoci se stesso nel nostro battesimo, quel giorno in cui ci chiamò per iniziare il Cammino.
Carmen che ha detto sì alla chiamata e con il suo sì ha generato tanti figli che hanno conosciuto Cristo e lo amano, è giunta alla meta eterna di questo cammino e la Chiesa ha riconosciuto, concludendo la fase diocesana del suo processo per la beatificazione e canonizzazione, che la sua è una strada autentica, che se la Santa Sede riconoscerà definitivamente, potrà essere indicata a tutti come esempio di santità. Noi già la consideriamo santa, almeno di quella «santità della porta accanto» di cui ha parlato Papa Francesco e che per noi fa risplendere l’unica luce, l’unico sole: Gesù. Resi per grazia conformi a Lui, anche i giusti splendono della sua luce inesauribile. «Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro».
Chiediamo al Signore che anche ognuno di noi possiamo essere un riflesso di questa luce di misericordia, di perdono, di speranza per tutti.
Concludo con un piccolo testo del 1950 dal Diario di Carmen che chiedo al Signore possiamo far nostro. «Anche se dovessi ringraziarti per tutta l’eternità, non potrei mai esprimere neanche un’ombra della gratitudine che provo per la vocazione che hai posto in me, una vocazione di cui non ho mai dubitato un secondo, nonostante tutte le mie mancanze. È tua, e io voglio donarmi a Te. Proteggimi per il tempo che mi resta in questo esilio, e mia cara Madre, fa’ che il mio cuore scoppi prima che io mi volti indietro. Fa’ che questo esilio finisca presto, affinché io possa donarmi a te». «Non permettere, mio Gesù, che nessun altro mi riempia, solo Tu, tuo amore tutta la mia vita, tienimi vicino a te e amami, perché ho un grande desiderio d’amore fino a morire».
+ Giovanni Paccosi
