Omelia della Messa del giorno di Pentecoste

San Miniato, Cattedrale ore 11
24-05-2026

(Letture: At 2,1-11; Sal 103; 1Cor 12,3-7.12-13; Gv 20,19-23)

Mentre ascoltavo la prima lettura, che racconta il giorno di Pentecoste, pensavo agli apostoli, chiusi nel cenacolo, un po’ confusi dopo l’ascensione (che abbiamo celebrato domenica scorsa) anche se Gesù aveva detto loro: «È meglio che me ne vada, perché così verrà lo Spirito in voi, che ancora non capite». Infatti, il giorno stesso dell’Ascensione, uno degli apostoli aveva chiesto a Gesù: «È ora il momento in cui ricostituirai il regno di Israele?». Non avevano ancora capito: Egli aveva dato la vita sulla croce per farci capire che ogni persona è amata in modo infinito. Ognuno di voi, ognuno di noi se siamo al mondo è perché Dio ci ama in modo infinito. Ci ha tratto dal niente, non c’eravamo. Cento anni fa – anzi diciamo centoventi, visto che il mio babbo ne ha più di cento – nessuno c’era di noi. Il mondo esisteva, ma noi non c’eravamo. Dal nulla ci ha creato, attraverso l’amore dei genitori, attraverso una storia: ognuno di noi ha dentro il suo DNA la storia di innumerevoli persone che hanno vissuto prima di noi e che il Signore ha voluto e amato.

Noi siamo voluti e amati. Guardando Gesù in croce dobbiamo sempre pensare a questo: che Lui ci ha voluto e ci ha amato. Per farci capire che ci vuole bene, ha accettato di morire Lui, per toglierci il peso del nostro male e renderci capaci di vivere come Lui nell’amore. Quel giorno lo Spirito Santo discese sugli apostoli ed essi cominciarono a capire quello che avevano vissuto. Cominciarono a vederlo in un modo nuovo e uscirono fuori dal cenacolo.

Avrete visto quel video drammatico, in cui si vede un israeliano fondamentalista che spinge a terra una suora e la picchia: ecco lei stava uscendo dal Cenacolo, quel video è girato proprio lì davanti al cenacolo dove Gesù condivise l’ultima cena con gli apostoli, e dove essi ricevettero lo Spirito Santo. Lo sottolineo per dire che la nostra è una storia concreta, non è una storiella o una favola o un film fatto con l’intelligenza artificiale. Una storia, una storia che nacque si potrebbe dire quel giorno in cui lo Spirito Santo fece uscire pieni di impeto gli apostoli, che fino a quel giorno erano gente come noi, incapaci di capire la grandezza di quello che era Gesù.

Uscirono fuori e quello che mi ha colpito mentre ascoltavo la prima lettura è che tutti capivano quello che dicevano come se parlassero nella loro lingua, anche se erano gente che veniva da tutte le parti del Mediterraneo, del mondo di allora. Dice il libro degli Atti che erano Parti, Medi, Elamiti, abitanti del Peloponneso, ecc. perché in quei giorni di festa a Gerusalemme salivano ebrei osservanti e proseliti da tutte le parti del mondo, e ognuno sentiva quello che diceva Pietro nella propria lingua. Mentre l’ascoltavo mi veniva a pensare a qualcosa che mi accade. Sapete che, per un incarico che ho, viaggio spesso in America Latina, in tanti paesi diversi e da tutte le parti incontro ragazzi come voi, persone come noi con culture diverse, con storie diverse, con una lingua diversa, eppure Gesù parla al cuore di ognuno, che uno sia della Terra del fuoco, o dell’Australia o di qui, se ascolta, se c’è qualcuno che gli fa scoprire Gesù, rimane colpito.

Ieri l’autista del pullman che portava le suore della nostra diocesi a La Verna, che diceva di essere non credente, mi colpì, dicendo che se gli fosse stata data la possibilità di viaggiare nel tempo per conoscere un personaggio del passato, l’unico che gli sarebbe interessato conoscere era Gesù. Solo Lui parla al cuore di ognuno di noi. A volte magari non ce ne rendiamo conto, ma viene il momento che ci accorgiamo che lui è capace di parlare al nostro cuore. Parla al nostro cuore perché comprendiamo che l’unico interesse che ha siamo noi, che noi possiamo essere noi stessi, che possiamo lasciare un segno nel mondo con la nostra vita e gli interessa che arriviamo alla felicità senza fine, cioè che stiamo con lui per sempre. Non c’è cosa più grande: voi avete conosciuto Gesù, anche il vostro Cuore sicuramente lui ha parlato, in qualche momento, magari ascoltando una parabola, o vedendo la testimonianza di qualcuno, avrete detto: «Ma che bello!» Gesù è davvero il cuore del mondo.

Che Lui ci dona lo Spirito Santo vuol dire che se noi gli permettiamo di entrare dentro di noi, Lui ci fa simili a se stesso. La liturgia della Cresima usa una parola che si ripete più volte: dice che ci fa conformi a Cristo. Conformi, cioè uguali a Lui. Sarà possibile essere uguali a Lui. Magari dopo ricevuto la Cresima, uno potrebbe dire: «Sono rimasto uguale a prima», ma non è così. Quanto più apriamo il cuore, la vita al Signore più Lui ci fa conformi, uguali a se stesso.

Quest’anno celebriamo gli ottocento anni dalla morte di San Francesco: ieri, appunto, a La Verna, con le suore, era commovente vedere come da ottocento anni la gente ama Francesco. Tanti erano lì e perché? Perché la testimonianza di Francesco è tale che al suo tempo quando lo vedevano, dicevano, parlando nella loro lingua mezza italiana e mezza latina: «Francesco è un alter Christus», vedere lui è come vedere Gesù.

 Magari un giorno anche vedendo qualcuno di voi gli altri diranno: «vedere lui, vedere lei, è come vedere Gesù», vedere il Suo amore all’opera, che cambia il mondo che rende la vita di chi abbiamo accanto più bella, più intensa, più profonda. Io ve lo auguro e dobbiamo augurarcelo tutti perché questo è il compito che abbiamo nel momento storico che ci tocca vivere segnato dall’odio, dalla violenza, dalle divisioni: testimoniare che Gesù ci dona un principio di vita nuova, che lo Spirito Santo quando entra nel cuore delle persone, se siamo disponibili come Maria, cambia tutto.

Diventiamo costruttori, «artigiani» – come diceva Papa Francesco – di pace, di amore, di libertà, di giustizia, di verità, cioè di un mondo in cui ogni persona sia più rispettata, più amata, e possiamo camminare insieme verso la pienezza a cui Lui ci chiama.

Che il Signore ci doni oggi di fare quest’esperienza. Nel canto bellissimo del Veni Sancte Spiritus abbiamo chiesto questo: «Vieni, Spirito Santo». Vieni ora, Spirito Santo, cambiaci davvero.

 

+ Giovanni Paccosi