(Letture: Est 8,3-8.16-17a; Gdt 13,18-20, Gal 4,4-7, Lc 1,39-47.)
L’immagine della prima lettura, del Re Assuero che dice a Ester, la bellissima regina ebrea che offre se stessa per salvare il suo popolo: «Che cosa chiedi ancora?» ci fa guardare a Maria, alla Madre dei bimbi, che intercede per noi con il vero e unico Re, che è Suo figlio Gesù.
Madre Sua e Madre nostra. L’incrocio di sguardi, pieno di familiarità e di letizia, tra Maria e Gesù, dell’immagine antica e commovente della “Madre dei bimbi”, ci prende, ci coinvolge, e ci fa sentire partecipi anche noi di quell’Amore che regge il mondo e che in Maria ci ha raggiunto e ci raggiunge oggi. Lei chiede per noi e noi ci sentiamo bambini nelle sue braccia.
La maternità di Maria, «quando venne la pienezza del tempo» ha annullato la distanza che ci separava da Dio, che ha voluto essere Lui il bambino nel grembo e nelle braccia di Maria, per dirci che tutto il nostro male, tutto il male del mondo, che sembra sempre sul punto di vincere, invece non ha forza, è già vinto nel Suo amore per noi: «Non sei più schiavo, ma figlio». In Lei «Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli».
«Che cosa chiedi ancora, mamma?» sembra dire il bambino Gesù, mentre benedice Sua Madre e in Lei benedice ognuno di noi, bambini come Lui, perché Lui si è fatto bambino come noi.
Maria, chiedi per noi la pace, in questo mondo segnato dalla violenza che sembra diventare sempre più la normalità quotidiana. Pace per questo mondo sconvolto dalla guerra che sempre più colpisce gli innocenti, i bambini, la gente che lavora, le famiglie, i poveri.
Chiedi, Maria, a Gesù per i tanti bambini e ragazzi, per i tanti giovani che soffrono nel corpo e nello spirito, che spesso non comprendono di essere voluti e amati, di essere chiamati a un grande compito nella vita e si sentono spersi e inutili.
Chiedi, Maria, per le nostre famiglie, che siano luoghi di comunione e di amore, «per le mamme che non hanno figli e per i figli che non hanno mamma», perché nella tua maternità e nella maternità della Chiesa, ognuno scopra il suo compito insostituibile nella Chiesa e nel mondo.
Chiedi, Maria, fonte di speranza, per tutti coloro che non hanno una casa e un lavoro, per chi subisce ingiustizia e emarginazione, per chi si trova straniero in terra straniera. Nel Tuo abbraccio, Maria, nessuno è straniero, tutti sono figli: aiutaci a costruire una comunità di fratelli, accettandoci nelle nostre differenze, perché tutti figli di Dio.
Chiedi, Maria, nostra madre, che rinasca in ognuno di noi la fede, la speranza, la carità perché, affidandoci come te al disegno del Padre, siamo costruttori nel mondo della Chiesa, inizio del mondo nuovo, che è Chiesa viva se noi viviamo, se noi ci convertiamo al Vangelo, se noi ogni giorno ci mettiamo di nuovo alla scuola di Gesù, per essere riflesso di Lui, come Te.
Chiedi ancora, Madre dei bimbi, per la nostra comunità diocesana: aiutaci a dare testimonianza in questa nostra terra, che ha tanti segni di una storia di fede, ma che ha bisogno di vedere oggi la stessa comunione e letizia di quella prima comunità cristiana di cui fosti il centro e l’anima. Fa che ci siano tante nuove vocazioni, al sacerdozio, alla vita religiosa, al matrimonio cristiano.
Chiedi, Maria santissima, allo Spirito che ci fa dire «Padre» – anzi, «Abbà, babbino mio» – a Dio, che ci invada totalmente e ci rinnovi, per esultare di gioia come Giovanni e Elisabetta, per ripartire da oggi, da questo 21 luglio 2026, con «nuove speranze e nuove fiducie» come chiediamo nella preghiera che sempre recitiamo davanti a te, certi non di noi stessi, ma dell’amore tuo, che è Gesù.
+ Giovanni Paccosi
