Riflessioni

Viaggio Apostolico di Papa Leone

di Antonio Baroncini

Dopo la visita apostolica in Spagna, nel vedere migliaia di persone di ogni età tendere le braccia verso di lui, torna inevitabile quella domanda a cui la Chiesa, il Catechismo e la storia non hanno mai smesso di rispondere: chi è il Papa? Chi è quell’uomo capace di irradiare, con la sola presenza, sorriso, speranza e gioia in milioni di cuori?

Le risposte non mancano. La più precisa ricorda che il Papa, Vescovo di Roma e Successore di Pietro, è «il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli». Eppure, sul piano puramente umano, qualcosa ci sfugge dalle definizioni ufficiali, qualcosa che solo il cuore riesce a designare e a far amare. L’uomo che incarna il papato trasforma la propria fragilità in un messaggio di condivisione e vicinanza. La sua attrazione è inscindibile da quell’unione tra dimensione umana e dimensione spirituale che non si sovrappongono mai, ma si integrano nell’equilibrio armonioso di chi vive donato. È la roccia che preserva la fede dal soggettivismo, il «padre che conferma i fratelli», l’educatore che richiama all’essenziale dell’esperienza cristiana. La sua autorità e il suo carisma non competono: il carisma ha bisogno dell’autorità per non perdere la strada, e l’autorità ha bisogno del carisma perché la fede rimanga attraente. Il Papa non è un leader istituzionale né un sovrano: è il Successore di Pietro, garante ultimo della certezza della fede, la persona concreta attraverso cui l’avvenimento di Cristo continua a rendersi presente e percepibile nella storia. Come chi incontrava Gesù lungo le strade della Palestina faceva esperienza della sua umanità, del suo sguardo ospitale, del tocco delle sue mani benedicenti, delle parole di liberazione e di guarigione, e si apriva all’incontro con Dio, così chi si avvicina al Papa percepisce, nell’uomo, qualcosa che trascende l’uomo.

Nel viaggio apostolico in Spagna, papa Leone XIV ce ne ha offerto un’immagine limpida, invitando a edificare la Chiesa non soltanto organizzandone le forme visibili, ma rafforzando quell’edificio spirituale che è «il corpo di Cristo attraverso la comunione e la carità tra di noi». Lungo le strade, nelle piazze, nei luoghi dell’Eucarestia, ha attratto migliaia di uomini, donne e giovani non esercitando alcun potere, ma prestando attenzione, quella qualità rarissima che è, in chi è capace di darla davvero, già una forma di grazia. Nella sua alta misura morale e spirituale si è mostrato colui che guarda con fede e speranza le condizioni concrete dell’uomo: la giustizia sociale, la povertà, il lavoro, la guerra, la migrazione.

Eppure la risposta è ancora incompleta. Manca quel qualcosa che esplode dentro e che ci lascia quasi inermi, contemplativi, dinanzi a quell’«uomo vestito di bianco» evocato nel Terzo Segreto di Fatima, segno di quanto il Papa sia un punto di mira proprio per l’immenso messaggio di pace, fraternità e comunione che porta. Essere Papa significa oggi molto più che reggere le chiavi di Pietro: significa portare il peso delle tradizioni e la speranza del futuro, custodire la fede e accogliere il mondo nella sua interezza, governare con fermezza e servire con umiltà, incarnando un potere che si fa servizio. Il volto di una Chiesa che cerca di parlare a tutti, anche a chi non crede. Chi è dunque il Papa? Il Papa è il Papa. Non vi sono altre parole. La vera risposta resta, misteriosamente, nel segreto del cuore, lì dove le definizioni tacciono e comincia qualcosa che somiglia alla fede.