Dalla Diocesi

Riparte l’anno catechistico, la parola d’ordine è «flessibilità pastorale»

di Francesco Fisoni

Il Servizio diocesano per la catechesi è al lavoro sul nuovo anno: il direttore don Udoji Onyekweli racconta le attese delle famiglie, le sperimentazioni nei gruppi e il cammino verso una catechesi più esperienziale.

Con l’autunno riprendono nelle parrocchie i percorsi di catechesi per bambini e ragazzi: un appuntamento che ogni anno rinnova attese, ma anche fatiche organizzative. A fare il punto sulla ripartenza è don Udoji Onyekweli, direttore del Servizio diocesano per la catechesi – non più “ufficio”, come tiene a precisare, ma “servizio” appunto – il cui racconto, spiega lui stesso, scaturisce dopo un confronto avuto con l’équipe che lo affianca in questo compito pastorale: la segretaria Monica Martini e i referenti per la catechesi parrocchiale. Il clima con cui si apre l’anno, racconta don Udoji, cambia a seconda della fase del percorso. Le famiglie alla prima esperienza vivono il momento con entusiasmo e curiosità, attratte dalla novità dell’incontro con la catechista; chi è già avanti nel cammino porta invece una preoccupazione più concreta, quella di far quadrare gli orari tra scuola, sport e attività extrascolastiche. Anche tra i bambini prevale una leggerezza maggiore rispetto a quella dei genitori e la loro disposizione è quella di una sincera curiosità.

Un discorso a parte merita lo stato d’animo dei catechisti: alla vigilia dell’anno, spiega don Udoji, convivono preoccupazione e speranza: la prima nasce dalla necessità di misurarsi con le aspettative delle famiglie su orari e proposte, soprattutto per chi cambia gruppo e non conosce ancora i nuclei familiari coinvolti; la speranza, però, prevale, ed è quella fiducia che spinge i catechisti ad affrontare ogni anno con la convinzione che il lavoro svolto porterà comunque frutto. Sul rinnovamento chiesto dal Cammino sinodale delle Chiese italiane ai percorsi di iniziazione cristiana, il direttore indica nella sperimentazione la strada da percorrere.

Il modello che ha retto per cinquant’anni, osserva, ha formato i cristiani adulti e impegnati di oggi, ma la Chiesa si trova ormai dentro un’epoca nuova, segnata dalla precarietà lavorativa, affettiva, esistenziale che richiede un ascolto attivo della realtà delle famiglie. La parola chiave diventa allora “flessibilità pastorale”: la catechesi non deve porsi accanto alla vita familiare, ma integrarsi con essa. Ne è un esempio l’esperienza raccontata da una catechista all’équipe: davanti a orari familiari impossibili da conciliare, un gruppo ha scelto di svolgere l’incontro settimanale in un giorno diverso di volta in volta, con un calendario trimestrale flessibile. L’esperimento, pur faticoso da gestire, ha però portato a una partecipazione quasi totale, con ragazzi disposti a saltare l’allenamento sportivo pur di non mancare al catechismo. Sul coinvolgimento delle famiglie invece, la situazione in diocesi resta disomogenea, “a macchia di leopardo” tra un gruppo e l’altro. Le iscrizioni al catechismo restano numerose e la partecipazione dei ragazzi è generalmente buona; più critica è invece la risposta agli incontri pensati per gli adulti, che il direttore attribuisce non a un disinteresse delle famiglie, ma all’inadeguatezza delle proposte attuali nell’intercettarne gli interessi. Da qui l’invito a un rinnovamento che non riguardi solo la tecnica catechistica, ma l’intera spinta evangelizzatrice della comunità, chiamata a uscire verso il territorio più che a ripiegarsi su sé stessa. Anche la formazione dei catechisti segue quest’anno un doppio binario. Il tema pastorale diocesano, dedicato al Vangelo di Marco, orienta l’incontro formativo annuale, quest’anno rivolto in particolare a chi ha iniziato il servizio negli ultimi dieci anni; a febbraio seguirà invece un ritiro aperto a tutti i catechisti, mentre alle parrocchie verranno inviate schede di lavoro sul Vangelo di Marco, con l’invito ai parroci a organizzare almeno due o tre incontri formativi nel corso dell’anno.

Guardando oltre, l’équipe sta lavorando a un percorso di studio diocesano che metta insieme catechisti di lunga esperienza ed esperti di pedagogia pastorale, per sviluppare proposte concrete di catechesi esperienziale. Proprio sull’esperienza si gioca, secondo don Udoji, la sfida dei linguaggi comunicativi, chiamata a misurarsi con concorrenti sempre più sfidanti: televisione, social network, reel, e persino l’intelligenza artificiale, divenuta quasi un interlocutore quotidiano per i ragazzi. La strada indicata parte dal dialogo: prima si lascia parlare i ragazzi su come intendono la preghiera, poi si confronta questa visione con quella della Chiesa, infine si costruisce insieme un momento di preghiera condiviso. Il rischio da evitare è riproporre sempre le stesse esperienze senza accompagnarle alla crescita dei ragazzi, che a un certo punto smettono di riconoscersi in proposte ormai troppo infantili. Una difficoltà, ammette don Udoji, che riguarda anche gli adulti, spesso fermi a una fase infantile della fede.

Su questi temi si concentrerà l’incontro formativo di questo sabato 19 settembre a Calcinaia, pensato soprattutto per i catechisti più giovani nel servizio. Al centro, il tema del servizio comunitario come proposta di crescita personale del catechista, prima ancora che come funzione da svolgere per i bambini: un rovesciamento di prospettiva che invita ogni catechista a vivere per primo ciò che poi condivide con il proprio gruppo. La giornata prevede un momento di dialogo, un laboratorio e un momento esperienziale accompagnato dalla preghiera; le conclusioni sono affidate al vescovo Giovanni Paccosi, che porterà ai catechisti parole di incoraggiamento richiamando la sua lettera pastorale, dedicata al senso di appartenenza alla comunità. Lo stesso filo che ha ispirato il tema scelto per l’incontro. A febbraio, seguirà il ritiro diocesano per tutti i catechisti.