Il mese di OTTOBRE

Le Sonate del Rosario

di don Francesco Ricciarelli

Passeggiando per le strade del centro di Salisburgo, quest’estate, mi sono imbattuto in una lapide che passa inosservata ai più, posta a segnalare la casa in cui visse e morì il compositore e virtuoso violinista Heinrich Ignaz Franz Biber. Di nazionalità boema, Biber si trasferì a Salisburgo nel 1670 e vi rimase a servizio del principe arcivescovo, come maestro di cappella, fino alla morte avvenuta nel 1704. Mi sono fermato a fotografare la lapide, subito imitato da un gruppo di turisti a loro volta incuriositi, poi ho proseguito il tradizionale itinerario mozartiano e quello scatto è rimasto, come capita, archiviato nel telefonino.

Soltanto in questo mese mariano di ottobre, quella memoria è tornata a galla grazie all’ascolto di un capolavoro senza tempo che lo stesso Biber compose per la Confraternita del Rosario di Salisburgo: le Rosenkranzsonaten, quindici sonate per violino e basso continuo, ognuna dedicata a un Mistero della corona del Rosario. Ogni sonata, o più propriamente suite, evoca il contenuto teologico e spirituale del corrispondente Mistero, applicando la tecnica della “scordatura”, per cui le corde del violino vengono accordate, di volta in volta, in modo diverso. Ne conseguono effetti e combinazioni di suoni altrimenti impossibili da ottenere con l’accordatura canonica dello strumento. Nel bellissimo manoscritto, privo di frontespizio, conservato a Monaco, ogni sonata è preceduta da una piccola incisione relativa al Mistero del Rosario che viene meditato e dall’indicazione dell’accordatura del violino. Nella dedica in latino, indirizzata all’arcivescovo von Khuenberg, Biber scrive: «Troverai la mia lira dotata di quattro corde, scordata in quindici guise ed elaborata insieme al basso continuo con grande cura e grande artifizio, per quanto è possibile alla mia modesta capacità, nelle diverse Sonate, Preludi, Allemande, Correnti, Sarabande, Arie, Ciaccone, Variazioni etc, ma se desidererai conoscere la causa, te la svelerò: ho consacrato tutte queste cose in onore dei 15 Misteri Sacri, i quali tu con tanto ardore promuovi». Al termine del ciclo dei Misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, il compositore introduce una straordinaria Passacaglia per violino solo, illustrata dall’immagine dell’Angelo custode che conduce per mano un bambino. Più che di musica descrittiva o «a programma», quella di Biber è una musica evocativa, allusiva, che trae ispirazione dalla teoria degli affetti e dalla spiritualità seicentesca.

Solo la prima Sonata (l’Annunciazione) prevede l’accordatura tradizionale, quasi a significare che l’inizio di tutto irrompa in un ambiente ancora ordinario, familiare. Poi lo strumento viene alterato, dando un tono espressivo e un colore propri ad ogni Mistero. Nella Sonata undicesima (La Resurrezione) alla scordatura si aggiunge lo scambio di posizione tra le corde centrali. Chi osserva può notarlo, ma per chi lo esegue è ancora più evidente lo spaesamento prodotto dalla mancata corrispondenza tra le abitudini uditive e la memoria delle dita. Su questa disposizione capovolta si leva l’antico canto pasquale Surrexit Christus hodie. Si tratta, certo, di fiammeggiante virtuosismo barocco, ma è anche uno spunto per meditare: il Mistero non si lascia suonare con lo strumento “naturale”, bisogna lasciarsi trasformare. Inoltre, chi entra in un Mistero non entra mai con la stessa “accordatura” con cui è uscito dal precedente. Nella Passacaglia finale lo strumento torna all’accordatura canonica. Quattro note discendenti intorno alle quali il violino varia, ricama, sale e ridiscende, senza abbandonare mai quella piccola scala. È forse l’immagine più fedele che la musica abbia saputo dare del Rosario: la stessa formula, di grano in grano, ogni volta dà vita un sentimento, a un colore nuovo. C’è un continuo approfondimento nell’apparente immobilità e ripetitività delle formule. Chi ama e pratica il Rosario sa che ripetere non significa ripetersi, e che nessuna decina è uguale all’altra, anche se le parole sono identiche. Cambia chi le attraversa, un grano alla volta, mentre l’orecchio del cuore si lascia accordare sempre più alla tonalità del Mistero.