Ottantadue anni dopo, il ricordo resta vivo. Questa mattina la Cattedrale di San Miniato ha accolto la tradizionale Messa in suffragio delle 55 vittime della strage del Duomo, avvenuta il 22 luglio 1944, uno degli episodi più drammatici della seconda guerra mondiale in Toscana.
Alla celebrazione hanno partecipato il sindaco Simone Giglioli, il presidente del Consiglio comunale Matteo Betti e una rappresentanza dell’amministrazione comunale, insieme a numerosi cittadini che hanno voluto rendere omaggio alle vittime della tragedia.
Nell’omelia il vescovo di San Miniato, monsignor Giovanni Paccosi, ha intrecciato la memoria liturgica di Santa Maria Maddalena con il significato della commemorazione. Maria Maddalena, ha ricordato il presule, nell’incontro con Cristo risorto ritrova «l’Amore della sua vita» proprio quando tutto sembrava definitivamente perduto, offrendo così un’immagine di speranza anche davanti alle ferite più profonde della storia.
Il pensiero si è poi allargato ai conflitti che continuano a insanguinare il mondo. Monsignor Paccosi ha richiamato l’escalation di violenza in Terra Santa, nel Golfo Persico e negli oltre cento scenari di guerra ancora aperti, parlando di una spirale che appare difficile da interrompere. Tuttavia, ha sottolineato, rimane sempre aperta la possibilità di scegliere la pace.
Richiamando il recente libro di Papa Leone XIV, Disarmata e disarmante, il vescovo ha ricordato che la pace non è soltanto una questione di diplomazia internazionale o di equilibri geopolitici, ma nasce anzitutto dalla responsabilità personale. «La pace inizia da me», ha affermato, e si costruisce nei rapporti quotidiani attraverso piccoli gesti concreti: un sorriso, una parola buona, il perdono donato, la capacità di riconciliarsi.
Nel concludere la sua riflessione, Paccosi ha richiamato due celebri appelli del magistero della Chiesa. Da una parte il grido di Paolo VI pronunciato davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite: «Mai più la guerra!». Dall’altra una frase di Pio XI, definita dallo stesso vescovo «paradossale e suggestiva»: «Ringraziamo Dio perché ci fa vivere in tempi difficili. Ora, a nessuno è permesso essere mediocre».
Come avviene ogni anno, uno dei momenti più intensi della commemorazione è stato la lettura dei nomi delle 55 vittime, un gesto che, ha osservato il vescovo, richiama «la dignità irriducibile di ogni persona» e impedisce che il ricordo della tragedia si trasformi in un semplice dato storico.
All’inizio della celebrazione è stata deposta una corona d’alloro all’ingresso della Cattedrale, a nome del Comune di San Miniato, in omaggio alle vittime della strage.

