Domenica XXVI del tempo ordinario
(Ez 18,25-28; Sal 24; Fil 2,1-11; Mt 21,28-32)
«O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono…», abbiamo ascoltato nella preghiera Colletta di questa domenica. La maggior prova della potenza di Dio non è l’ostentazione del potere di distruggere o di far ciò che vuole, come ci porta a credere la mentalità in cui viviamo, non è l’affermazione di sé sopra agli altri, o infischiandosene degli altri, non è piegare tutto al proprio progetto, ma la misericordia e il perdono. L’attenzione a chi è debole, a chi sbaglia, a chi desidera il bene e non ha la forza per realizzarlo, a chi è piccolo e inerme. Ma mentre ci pensiamo, comprendiamo che questi deboli, piccoli e inermi siamo noi, siamo noi peccatori.
Allora comprendiamo che la nostra forza non sta nel potere, ma nella mendicanza, nel riconoscerci piccoli e nel chiedere. Chiedere tutto a Colui che ci ama e ci perdona, chiedere di imparare a essere come Lui. La preghiera dice poi infatti così: «Continua a effondere su di noi la tua grazia». Che la Sua grazia ci trasformi in veri cristiani.
Oggi siamo qui per rispondere all’appello di Papa Leone in questa centododicesima Giornata Mondiale del Migrante, che ha voluto dedicare ai minori migranti e rifugiati scegliendo il tema «Anche uno solo di questi bambini», ispirato alle parole di Gesù: «E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me» (Mt 18,5).
È significativo che qui stamani ci siano persone che nella nostra diocesi dedicano tempo e energie all’accoglienza dei migranti minori i quali come ricordava Papa Francesco qualche anno fa, «sono tre volte indifesi perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari».
Le letture di oggi, in particolare la seconda lettura dalla Lettera ai Filippesi, ci invita a farci piccoli, guardando a Gesù che si è fatto niente, è andato fino in fondo, fino alla croce, per un amore senza calcolo e senza misura. L’amore senza misura da quel momento è diventato l’unica misura per la vita cristiana.
Sentiamo cosa dice il Papa: «Non è una questione di cifre o di statistiche. Il Vangelo ci invita a non fare calcoli: anche uno solo. Ogni bambino, ogni essere umano possiede una dignità infinita. È immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26), è presenza del Signore. Davanti a ciascun minore migrante, siamo chiamati a compiere un atto di umanità e di fede: nel bambino, infatti, possiamo accogliere e incontrare il Signore».
In questi piccoli fratelli siamo chiamati a vedere Gesù che ci viene incontro e ci chiede di essere accolto, amato, custodito con lo sguardo di Cristo, che dice nel vangelo, per scuotere i farisei che lo interpellavano, che pubblicani e peccatori sarebbero passati avanti a loro. Infatti, quei pubblicani e peccatori di cui parla, trasformati dall’incontro con Gesù avevano cominciato a desiderare di cambiare e a chiedere perdono, mentre i farisei di allora e di ora, trasformano in statistiche e calcoli il criterio della propria vita, mettendo se e i propri interessi avanti a tutto.
Che impressione pensare che ogni debolezza Gesù l’ha non solo compresa ma vissuta, e che anche Lui è stato minore migrante e rifugiato, anche Lui ha sofferto il dramma della fuga precaria dal proprio paese, dell’incertezza di essere straniero in terra straniera, per farci riconoscere che per noi non ci possono essere stranieri, ma solo fratelli, che siamo chiamati, noi che non abbiamo casa in questo mondo perché la nostra patria è il regno a far sentire an casa ogni persona che il Signore ci mette sul cammino.
Il Papa termina il Suo messaggio con queste parole, con cui termino anch’io portando all’altare del Signore la nostra domanda di misericordia e di conversione. «Affidiamo i minori migranti e rifugiati alla materna protezione di Maria Santissima che, insieme a San Giuseppe e a Gesù, ancora bambino, conobbe la ferocia della violenza di Erode e il dramma dell’esilio in Egitto (cfr Mt 2,13-15); sia Lei ad accompagnare i loro passi e ad aiutare le nostre comunità a diventare segni vivi e credibili del Vangelo».
+ Giovanni Paccosi
