Il vescovo ha guidato un gruppo di lettori di «Toscana Oggi» alla scoperta della cattedrale

Piazza Duomo svelata tra storia e arte con una guida d’eccezione

di Antonio Baroncini

Non capita spesso di varcare la soglia di un luogo visitato cento volte e scoprire di non averlo mai davvero visto. È accaduto giovedì 18 giugno, quando il nostro settimanale Toscana Oggi, col suo nuovo direttore Simone Pitossi, ha organizzato una gita culturale per i lettori, affidata alla guida d’eccezione del vescovo Giovanni: una visita guidata e commentata alla Cattedrale di San Miniato, cuore antico della diocesi e scrigno di secoli di storia, arte e devozione. La visita è cominciata all’esterno, sul sagrato, dove il vescovo ha tracciato il profilo urbano e storico dell’intera area: il palazzo vescovile, il palazzo dei Vicari del X secolo – oggi hotel, già bastione difensivo e sede della giustizia cittadina -, il Museo Diocesano di Arte Sacra, e infine la Rocca di Federico II, sentinella di pietra che sovrasta la città. La Cattedrale stessa, in stile romanico pisano e decorata da bacini ceramici, chiude questo anfiteatro di memoria collettiva.

UNA DEDICA CONTROVERSA, UNA STORIA DI RIVALITÀ

La prima sorpresa ha riguardato il titolo della chiesa: non San Miniato, come ci si aspetterebbe, bensì Santa Maria Assunta e San Genesio. Una scelta che affonda le radici in una lunga rivalità medievale. Prima che San Miniato diventasse il centro religioso principale del territorio, quella funzione spettava al vicino N borgo di San Genesio in Vico Wallari, ai piedi del colle. Distrutto nel 1248 dalle truppe sanminiatesi, il borgo scomparve, e la sua chiesa, con il fonte battesimale e il titolo, venne assorbita dalla cattedrale cittadina. San Genesio divenne così patrono della città, mentre il nome San Miniato, dal soldato romano martirizzato in onore del quale i Longobardi avevano edificato una chiesa nell’anno 783, rimase a designare il luogo, ma non l’edificio principale.

DENTRO LA CATTEDRALE: UN VIAGGIO TRA EPOCHE E STILI

Varcata la soglia, il soffitto dorato della navata centrale accoglie i visitatori con la sua scenografia barocca. Il vescovo ha guidato il gruppo attraverso i secoli: dalla fondazione della diocesi, avvenuta il 5 dicembre 1622, ai numerosi interventi succedutisi nei secoli, ciascuno recante l’impronta del suo tempo. L’eclettismo stilistico della Cattedrale – romanica nell’impianto, poi gotica, poi ampiamente rimaneggiata – è il risultato di questa lunga stratificazione. Tra i momenti salienti della storia architettonica, il vescovo si è soffermato sull’episcopato di Giovanni Francesco Maria Poggi (1703-1718), durante il quale furono realizzati i soffitti a cassettoni delle tre navate – quello della navata centrale intagliato dal fiorentino Antonio Bettini – e affrescate le tre cappelle laterali dal pittore Anton Domenico Bamberini. Poi il restauro radicale del 1766-1769, sotto il vescovo Domenico Poltri: le antiche colonne scomparvero, gli archi gotici furono abbassati, la chiesa si riempì di stucchi e dorature, e sulle pareti vennero affrescati otto grandi episodi della vita dei Santi Genesio e Miniato, opera del fiorentino Giuseppe Parenti. L’ultimo intervento organico, tra il 1858 e il 1861, sotto il vescovo Francesco Maria dei marchesi Alli Maccarani, diede alla Cattedrale il volto attuale. Tra gli arredi, sono stati segnalati al gruppo il pulpito del 1274, opera di Giraldo di Jacopo da Como, il fonte battesimale del 1638 del pisano Sandrini, il Crocifisso del 1651 di Jacopo Sani e il coro ligneo del 1704, intagliato dal legnaiolo fiorentino Boccini.

L’ANNUNCIAZIONE DI GIROLDO DA COMO: UN CAPOLAVORO RITROVATO

Il vescovo si è trattenuto a lungo nella Cappella del Santissimo Sacramento, davanti alla ricostruzione dell’Annunciazione di Giroldo da Como, i cui frammenti originali, sopravvissuti alla tragica esplosione che nel 1944 colpì la cattedrale durante la seconda guerra mondiale, sono ora conservati nel Museo Diocesano. Sulla lastra accanto al bassorilievo, un’epigrafe latina data il 1274 e nomina il committente, il podestà Dego dei Cancellieri di Pistoia, e l’autore, il maestro Giroldo di Iacopo da Como. L’opera rivela una sensibilità straordinariamente anticipatrice: l’angelo è còlto nell’istante dell’«atterraggio» – le vesti ancora svolazzanti, un’ala ancora sollevata – mentre la Vergine si piega in posizione lievemente concava, come a prepararsi ad accogliere. Un realismo dinamico che annuncia Giotto e l’arte del Trecento.

IL SANTUARIO DEL SANTISSIMO CROCIFISSO: LA BELLEZZA CHE SOVRASTA

La visita si è conclusa nel Santuario del Santissimo Crocifisso, dove affreschi e pitture ricoprono ogni superficie, pareti, volta e arcate, senza lasciare un centimetro di vuoto. Una densità visiva che può disorientare, ma che testimonia secoli di committenza devota e di maestria artigianale. Un altro turismo è possibile: quello che questa visita ha dimostrato è che la bellezza più prossima è spesso la più trascurata. Basta però uno sguardo educato e una guida capace per restituirle la profondità che merita.