Un progetto della Fondazione Madonna del Soccorso, trasforma persone segnate da disabilità, dipendenze o detenzione carceraria in lavoratori capaci e autonomi, attraverso percorsi individualizzati che uniscono formazione, casa e sostegno economico. Decisivo l’apporto dell’8xmille della Chiesa Cattolica, con 18 mila euro erogati quest’anno.
Una storia si ripete, con variazioni ogni volta diverse, nelle strutture della Fondazione Madonna del Soccorso a Fauglia: quella di qualcuno che arriva senza quasi nulla, senza lavoro, spesso senza casa, talvolta senza più fiducia in se stesso, e che nel tempo, con un sostegno concreto, ritrova il filo. Dietro questa silenziosa ripetizione di piccoli riscatti quotidiani c’è un progetto chiamato «Lavoriamo insieme», che aiuta l’inserimento lavorativo e sociale di persone con gravi problematiche personali, familiari ed economiche: disabili, soggetti con fragilità psichiatrica, persone in uscita dal carcere o da situazioni di grave disagio. L’obiettivo è assicurarne il recupero tramite la formazione, il lavoro, la casa e, dove necessario, voucher per servizi sociali, in raccordo con i servizi della Caritas diocesana.
A sostenere questa iniziativa, in modo decisivo, sono i fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica, che la diocesi di San Miniato ha destinato al progetto per un importo pari a 18 mila euro. Una cifra che potrà sembrare modesta ma che nel racconto che ci ha fatto Riccardo Novi, direttore della Fondazione Madonna del Soccorso, risulta essere decisiva. «Il contributo dell’8 per mille per sostenere questo progetto è determinante», dice infatti Novi senza tanti giri di parole. «Vi sono alcune azioni, come ad esempio la locazione dell’immobile per l’abitazione, le utenze, il sostegno economico degli inserimenti lavorativi, che richiedono uno sforzo non indifferente. Senza quel contributo andrebbero ridotte la presentazione di un’istanza di revisione processuale. Quando è arrivata alla Fondazione non aveva riferimenti sociali, né supporto familiare, e aveva difficoltà persino a usare il telefono cellulare. Le cose banali della vita ordinaria erano diventate ostacoli. Le è stata trovata un’abitazione. È stata formata e accompagnata nel lavoro, dentro le strutture della stessa Fondazione, dove ha incontrato colleghi che l’hanno accolta. Lentamente poi qualcosa si è mosso: la fiducia ha cominciato ad attecchire, sono arrivate le amicizie e maturate le competenze. Il segnale forse più eloquente? Ha superato l’esame di scuola guida per riprendere la patente. «Oggi i responsabili delle nostre strutture fanno a gara per averla a lavorare con loro», conferma Novi, e in quella frase c’è qualcosa che va ben al di là del risultato professionale. Il contributo decisivo dell’8xmille a questa progettualità si inserisce in un ecosistema più ampio: i servizi territoriali assicurano la valutazione iniziale dei bisogni, la supervisione congiunta e la verifica degli esiti. La Fondazione e l’agenzia formativa Mds garantiscono la formazione e il soprattutto le azioni di supporto all’abitazione, le spese di formazione più qualificata e parte del sostegno economico nella fase iniziale dell’inserimento lavorativo». Fasi delicate, quasi sempre le più fragili, nelle quali una persona che ha vissuto l’esclusione si riaffaccia alla vita ordinaria come chi impara di nuovo a camminare. Il progetto è nato circa tre anni fa, quasi per necessità prima ancora che per disegno. «Partendo da Fauglia ci siamo trovati di fronte a fabbisogni gravi, reali, di fratelli e sorelle che vivono nei territori dove la Fondazione opera. La volontà era quella di non offrire un aiuto estemporaneo, ma un vero percorso di accompagnamento».
Il nome è arrivato dopo, quando l’idea ha preso forma più precisa. Ma il principio ispiratore era già chiaro: non dare ai fruitori il proverbiale “pesce”, né soltanto la “canna”, ma aiutare la persona a riscoprire il senso profondo del “pescare”, che è poi il senso della propria vita, della propria irripetibile dignità. Chi accede al progetto porta con sé storie che raramente hanno un solo colore. Ci sono persone con gravi problematiche psichiche, altre uscite da dipendenze devastanti, altre ancora in uscita dal carcere. Quello che hanno in comune è di essersi trovate, a un certo punto della vita, fuori da tutto: fuori dal lavoro, fuori dai legami, fuori dall’autostima. «Una società come la nostra, segnata da uno spiccato individualismo osserva ancora Novi — non facilita la ricomposizione di queste difficoltà, che si manifestano poi nell’alcolismo, nella tossicodipendenza, nella ludopatia». Il progetto non fornisce risposte preconfezionate, ma costruisce percorsi altamente individualizzati, calibrati sui bisogni reali di ciascuno. Sono sette le persone aiutate dall’avvio, comprese quelle in corso: «Possono sembrare poche ma lo sforzo organizzativo ed economico per offrire un percorso adeguato e appropriato a ogni persona è molto elevato, e richiede il coordinamento di tante professionalità e la collaborazione tra enti diversi».
Tra le storie che hanno segnato più di altre la memoria del direttore c’è quella di una persona uscita da un lungo percorso carcerario, condannata forse ingiustamente, tanto che è in corso di valutazione contesto di inserimento socio lavorativo. Il Comune di Fauglia assicura per i propri residenti un contributo annuale prezioso. Tutto il resto (supporto abitativo, utenze, sostegno economico iniziale, spese accessorie) si regge sul contributo diocesano dell’8xmille, che garantisce mese dopo mese la continuità operativa del progetto. Un sistema di vasi comunicanti nel quale quei 18 mila euro sono ciò che tiene in pressione l’intero impianto. Quando si parla di 8xmille, spesso si pensa a grandi opere o a restauri di chiese. Più raramente ci si ferma a immaginare che cosa significhi, nella vita di chi esce dal carcere o lotta contro una dipendenza, avere un’abitazione garantita per i primi mesi, o ricevere una formazione che lo renda spendibile in un mercato del lavoro che non fa sconti a nessuno. Il riscatto di una persona fragile ha sempre un costo che è fatto di tempo: quello necessario per ritrovare sé stessa, per imparare un mestiere, per riavere un tetto. È proprio questo che offre “Lavoriamo insieme”.
Un progetto che esiste grazie a quei contribuenti che ogni anno, senza alcuna spesa, appongono la firma sulla casella dell’8xmille. Un gesto semplice, quasi banale, che però, a catena, mette in moto qualcosa di concreto e di grande.

