Pubblicata la gara d’appalto per la riqualificazione della piazza della Cattedrale: a ottobre il via al cantiere, che durerà circa otto mesi. Un progetto da oltre un milione di euro per restituire leggibilità, bellezza e identità a uno dei luoghi più simbolici della città.
Per piazza del Duomo è arrivato il momento decisivo. La riqualificazione del cosiddetto «Prato del Duomo», uno degli spazi più riconoscibili e simbolici del centro storico di San Miniato, non è più soltanto un progetto da immaginare o discutere: con la pubblicazione nei giorni scorsi della gara per l’affidamento dei lavori, l’intervento entra nella sua fase concretamente operativa. Le imprese interessate hanno tempo fino al 21 settembre per presentare le proprie offerte; completati gli adempimenti amministrativi e la procedura di aggiudicazione, l’apertura del cantiere è prevista per il mese di ottobre. La durata stimata dei lavori è di circa otto mesi, con conclusione tra giugno e luglio 2027. L’intervento ha un valore complessivo di 1.043.000 euro, mentre l’importo posto a base dell’appalto è di 937.074,07 euro.
Non è un dettaglio da poco che attorno a quel prato si concentrino la Cattedrale, il Palazzo vescovile, il Museo diocesano, il Santuario del P Santissimo Crocifisso, il palazzo del Miravalle: è lo spazio in cui la città e la diocesi, da sempre, si guardano allo specchio. Un luogo dove si intrecciano le celebrazioni religiose e la vita civile, gli spettacoli e la quotidianità di chi San Miniato la abita ogni giorno, senza cerimonie.
Il progetto nasce da uno studio di fattibilità voluto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato e da Crédit Agricole Italia, coordinato dal professor Luigi Latini con gli architetti Adriano Marangon e Michela De Poli, un progetto che venne presentato nel maggio due anni fa a Palazzo Grifoni. L’obiettivo, fin dal principio, non è stato abbellire la piazza — sarebbe stato il modo più facile, e più sbagliato, di intenderla — ma restituirle una leggibilità che il tempo le aveva tolto, sommando pavimentazioni, arredi, percorsi e illuminazioni senza una vera gerarchia. Perché il Prato, va ricordato, non è mai stato una piazza come le altre. Latini lo aveva definito un tessuto connettivo fra la componente naturale e quella minerale, fra paesaggio e città: un luogo segnato dalle frane, dalle mura antiche, dalla trasformazione ottocentesca in giardino, ma soprattutto dal riconoscersi di una comunità che in quello spazio, più che in altri, ritrova se stessa.
Il nuovo assetto rivedrà percorsi pedonali, pavimentazioni e aree di sosta. Il verde sarà riorganizzato rispettando le alberature esistenti, incluso il piccolo bosco di tigli, presenza storica della piazza, e le visuali panoramiche verso la Rocca federiciana. Saranno inoltre rifatti gli impianti di illuminazione, irrigazione e gestione delle acque meteoriche. L’area in ghiaia resterà al centro della composizione: un punto fermo attorno al quale ridisegnare tutto il resto. Verranno mantenuti anche i monumenti già presenti, compreso quello alle vittime della strage del Duomo e il busto di Angiolo Del Bravo, come a confermare che la piazza va riorganizzata, non riscritta. E cambierà anche la luce notturna, che oggi illumina tutto senza valorizzare nulla: l’idea è una gerarchia luminosa capace di far emergere la facciata della Cattedrale, lasciando al Prato un chiarore più tenue, più raccolto. Non è stato un percorso semplice, e non poteva esserlo: la proprietà della piazza è divisa catastalmente fra Parrocchia della Cattedrale, Capitolo dei Canonici e Comune, e solo un protocollo d’intesa fra diocesi e amministrazione comunale, con un tavolo tecnico paritetico avviato cinque anni fa, ha reso possibile affrontare la questione. Oggi a sostenere l’opera sono soprattutto risorse pubbliche: 800 mila euro dalla Regione Toscana, che ha inserito l’intervento fra quelli di carattere strategico regionale, più il contributo del Comune di San Miniato.
«San Miniato non ha bisogno di una piazza trasformata in vetrina turistica», aveva osservato due anni fa il vescovo Giovanni Paccosi alla presentazione del progetto, «ma di uno spazio capace di conservare insieme bellezza, memoria, vita religiosa e vita civile». Una sintesi che vale come bussola per tutto quello che verrà.
Ora la parola passa alle imprese che dovranno far giungere le loro offerte, poi, presumibilmente in autunno, sarà la volta dei lavori. Il Prato del Duomo entra nella sua stagione più impegnativa, quella del cantiere, la stessa, forse, che più di ogni altra deciderà il volto del cuore alto della città.

