IV Domenica di Pasqua - Giornata di preghiera per le vocazioni

Domenca del ‘Buon pastore”

L'omelia del Vescovo Giovanni

Questa è la domenica di Gesù Buon Pastore, che anche la domenica in cui la Chiesa prega per le vocazioni, in particolare la vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata, ma anche per ricordare a tutti che la vita stessa, la vita di ognuno, è vocazione.

Vocazione a che? Lo dice Gesù alla fine del brano del Vangelo che abbiamo appena ascoltato: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Lui ci chiama, ci ha chiamati alla vita, e ci continua a chiamare per nome. Il Buon Pastore conosce il nostro nome e quando Lui lo pronuncia, noi riconosciamo che nessuno come Lui ci vuole bene.

Infatti, anche noi in tanti momenti siamo «erranti come pecore», cioè smarriamo il senso di quello che facciamo e, a volte, anche di chi siamo, ma la sua voce, la voce del Buon Pastore pronuncia il nostro nome e ci fa capire che nel Suo amore sta il senso vero della nostra vita, che la Sua voce che ci chiama è un abbraccio perché possiamo vivere nella gioia.

Lui ci chiama e ci mette dentro questa grande compagnia che è la Chiesa, attraverso cui fa risuonare la sua voce, e nella quale ci chiama ma ci dà anche un compito. Ci fa entrare nella vita, nella vita vera, cioè l’amicizia con Dio, ma perché noi la comunichiamo a tutti.

L’immagine di questo Vangelo, in cui Gesù dice prima di essere il «Buon Pastore» e poi la «Porta», ci fa capire che siamo chiamati a entrare, ma anche a uscire (dalla porta si entra ma anche si esce) attraverso di Lui, in Lui.

Uscire verso tutti perché Gesù possa usare la nostra voce per chiamare quelli che lo cercano, tante volte senza neanche saperlo. Se ci guardiamo intorno ci accorgiamo che ogni persona porta nel suo cuore un grande desiderio di bene.

Per questo oggi sembra che la cosa più importante per ognuno sia essere libero di fare tutto ciò che uno vuole, andando oltre a ogni limite.

Addirittura si pensa che se uno, per per giungere alla propria felicità, debba negare il sesso del suo corpo, e assumerne un altro, nessuno possa mettere in discussione la sua scelta. O se uno decide, affranto magari da tanto dolore, che la scelta migliore per essere felice sia di togliersi la vita (chiaramente è una contraddizione profondissima, che per trovare la felicità uno debba scomparire) a volte oggi si sente questa come una scelta di grande dignità, anche se in fondo è segno invece di grande solitudine e disperazione.

Dico queste cose non per giudicare le persone che si trovano a vivere queste situazioni complesse, ma per sottolineare che grandezza e ciò che accade quando uno invece incontra il Buon Pastore. Scopre che la propria realizzazione, il proprio bene, i pascoli verdi su cui correre liberi, non sono quelli della nostra immaginazione, ma il cammino che, nella Sua infinita bontà, Dio indica ad ognuno nel suo Figlio, Gesù.

È Lui, allora, che ci manda perché tutti Lo possano scoprire, perché tutti possano fare esperienza che la vera libertà è compiere ciò che il Signore prepara per noi. Certo, è un grande paradosso che la nostra libertà si compia nell’obbedienza al disegno di Dio su di noi, ma come Pietro e la Chiesa nascente testimoniarono davanti a tutti – tanto che il primo giorno in cui parlarono di Gesù, tremila persone chiesero di diventare cristiani – ciò che lo fa scoprire è la gioia di chi è chiamato da Gesù per offrire con Lui la vita perché tutti scoprono di essere amati dal Signore.

Questa è la grande vocazione, che ognuno può sperimentale nella propria condizione di vita, e che è la grande testimonianza che noi siamo chiamati a dare. Ciò che ognuno cerca per mille strade lo può trovare passando la porta che è Gesù lasciandosi portare sulle spalle dal Buon Pastore, dicendo ognuno il proprio sì alla Sua chiamata: Che vuoi da me, Signore, ora, qui?

 

+ Giovanni Paccosi