Il convegno a palazzo Grifoni è stato organizzato in collaborazione con la Caritas diocesana alla presenza del Vescovo

Convegno Migrantes: un ponte tra Islam e Cristianesimo

La Redazione

Una giornata davvero importante quella consumata presso palazzo Grifoni a San Miniato, dove tanti uomini e donne di buona volontà hanno steso una sorta di protocollo di intesa per i futuri rapporti tra le comunità, in particolare quella cristiana e quella islamica, sempre più presente nella nostra diocesi. L’intervento introduttivo è stato di Giovanni Paccosi, vescovo, che ha concluso citando le parole di Niccolò Cusano, pronunciate a metà del 400, dal filosofo e scienziato di origine tedesca, che nei suoi scritti era solito dire che la verità è come una montagna: noi ne conosciamo solo un versante, non sappiamo cosa ci sia dall’altra parte, che cosa vedano quelli che stanno nella regione limitrofa. Proprio per questo bisogna essere aperti, non guardare solo a noi stessi, al “nostro versante”, ma dedicarsi anche agli altri, pensando appunto che l’Islam e la religione cristiana hanno in comune il rapporto con la fede e con Dio:questo ci impone di vivere insieme, come una comunità allargata.

Il vescovo ha salutato con gioia l’incontro organizzato da Migrantes, che risponde anche a quello che era un suo desiderio profondo. Del resto a Paccosi, ha in qualche modo risposto l’intervento di Nafia Amine, una vera autorità del mondo islamico che ruota intorno alla moschea di Santa Croce, ringraziando «chi ha fortemente voluto l’incontro di oggi soprattutto don Andrea e don Armando -: il nostro territorio, ma anche il mondo intero hanno bisogno di dialogo».Dopodiché Amine ha raccontato la storia degli sforzi compiuti dalla comunità islamica del comprensorio per costruire un luogo di incontro dedicato alla sua fede, per pregare insieme. «Nell’Islam – ha detto Amine – la preghiera collettiva è molto più importante della preghiera individuale, che si compie cinque volte al giorno, rivolgendosi verso la Mecca. Pregare insieme vuol dire solidarizzare gli uni con gli altri. Tutte le gerarchie sono assolutamente azzerate, tra le persone non c’è alcuna differenza, c’è una vera fratellanza, tutti sono uguali di fronte a Dio”. Anche se tra Cristiani e Musulmani – ha continuato Amine – “ci sono tante differenze, ma ci sono anche tanti punti in comune, è su questi che dobbiamo lavorare”.

Dopo Amine è stata la volta di don Andrea, in quello che forse è stato l’intervento chiave, dal titolo «Gesù nell’Islam», che forse poteva essere intitolato a Maria, Mariam la madre di Gesù, che nel Corano è nominata ben 37 volte, mentre per Gesù le citazioni sono soltanto 25. Che vuol dire, si sono chiesti in molti? Significa – e don Andrea è stato eccezionale, nel portare una lettura dettagliata del libro sacro dei musulmani -, che le due figure entrano dalla porta principale nelle storie sacre narrate apocrifi che da quelli canonici. da Maometto, o meglio Mohammed, come dicono gli Arabi. Secondo il Corano, Gesù ha detto il fondatore di Shalom è «partorito da Maria con una nascita miracolosa, è considerato senza peccato, figura insigne fra i profeti, Messia, Spirito e Parola di Dio: “Gesù, figlio di Maria non è che il messaggero di Dio. Il Suo Verbo che Egli depose in Maria, uno Spirito da lui esaltato” (Sura 4, versetto 171)».

Il Corano comunque nega la natura divina di Gesù, riconoscendo l’unicità di Allah, ma anche questo può essere forse spiegato, giacché i biografi di Maometto parlano dei suoi contatti con i cristiani, almeno con le chiese siriache, che l’avrebbero informato sulla figura di Gesù, in un momento nel quale anche all’interno del Cristianesimo ferveva accesissimo un forte dibattito cristologico. In questo senso, molte notizie contenute nel Corano provengono sia dai Vangeli N Del resto, la tradizione musulmana insegna come l’Angelo Gabriele abbia dettato il testo del Corano, a Maometto che come ha detto Nafia Amine era addirittura analfabeta. «L’uniformità dello stile sapienziale– dice ancora don Andrea – è una polifonia armonica con diverse tonalità, somigliante per certi aspetti al Nuovo Testamento». «Il Corano – conclude don Andrea, con parole illuminanti, che qui purtroppo possiamo solo riassumere, ma la cui versione integrale è stata pubblicata dal Movimento Shalom, al quale si può richiedere -, ritiene Gesù, il Cristo inviato da Dio. La sua natura è solo umana, ma la sua grandezza indiscutibile. Egli preparerà l’ora della fine del mondo e mostrerà a tutti che Dio è Uno e indivisibile. Come Giovanni Battista, egli prepara la strada all’ultimo profeta, Maometto. E Maria, sua madre? È la «donna più grande di tutti i tempi, vergine illibata e adoratrice dell’unico Dio».

Insomma, la giornata è stata la migliore risposta alle voci negative, che operano soprattutto a partire dall’ignoranza, le parole di Nafia Amine e di don Andrea sono state in questo senso illuminanti, ma anche quelle di don Armando Zappolini che è andato più a fondo, soprattutto in quelli che sono i problemi locali, ai quali la Caritas tenta quotidianamente di trovare una risposta positiva. In questo senso, quel 44 per cento di persone sostenute dalla Caritas, che professano la fede islamica, è molto significativo. Così bisogna rafforzare gli sforzi di conoscenza e di dialogo, dichiarando a chiare lettere che nessuna guerra può essere fatta in nome di Dio, bloccando ogni forma di razzismo, da qualsiasi parte esso provenga. «Bisogna sostiene ancora don Armando unire gli sforzi, sappiamo che in molti organismi, anche qualcuno strettamente cristiano, sono già presenti volontari o operatori di altre fedi. Bene dobbiamo renderli ancora più presenti, lavorare tutti insieme per la pace e la solidarietà».

In chiusura hanno parlato Vera Bagatti, sul dialogo interreligioso e Chiara Lapi, tutte hanno spinto ancora di più verso una valorizzazione del dialogo, trasformando la diversità, in unione, non in separazione. Ambedue hanno ricordato l’impegno verso il dialogo da parte di alcuni papi, oltre a papa Leone adesso, anche Giovanni Paolo II e dopo di lui papa Francesco, che il 4 febbraio 2019 ad Abu Dabi, ha firmato un accordo storico, un inno al dialogo, insieme allo sceicco Moahammed bin Rashid Al Maktoum e al grande Imam Ahmad Al-Tayyb, per «riscoprirci figli di un unico Dio». «Insieme dice papa Francesco – fratelli nell’unica famiglia umana voluta da Dio, impegniamoci contro la logica della potenza armata, contro la monetizzazione delle relazioni, l’armamento dei confini, l’innalzamento di muri, l’imbavagliamento dei poveri; a tutto questo opponiamo la forza dolce della preghiera e l’impegno quotidiano nel dialogo. Il nostro essere insieme oggi sia un messaggio di fiducia, un incoraggiamento a tutti gli uomini di buona volontà, perché non si arrendano ai diluvi della violenza e alla desertificazione dell’altruismo. Dio sta con l’uomo che cerca la pace. E dal cielo benedice ogni passo che, su questa strada, si compie sulla terra».