La comunicazione, al giorno d’oggi, è spesso l’arma vincente per promuovere un’iniziativa. Ottant’anni fa, i fondatori del Dramma Popolare avevano immaginato un modo originale e accattivante per comunicare al pubblico i propri spettacoli: i manifesti artistici. Non solo propaganda, non solo programmi di sala a dimensioni elevate ma vere e proprie opere d’arte parlanti, che hanno segnato l’identità di questo teatro. Venerdì scorso, alla Biblioteca del Seminario, diverse tradizioni sono state messe a confronto – il Dramma Popolare e la Luna è azzurra – aprendo inoltre un dialogo proficuo tra archivi, in particolare quello dell’Istituto Centrale per la Grafica di Roma.
La quinta edizione di «Archivi in dialogo», iniziativa nata nel 2021 proprio per riflettere sul mondo degli archivi teatrali della Toscana e d’Italia, condividendo buone pratiche di valorizzazione tra gli addetti ai lavori, ha visto la presenza del professor Ilario Luperiniche ha presentato la recente edizione del volume-catalogo sugli ottanta manifesti del teatro dello spirito sanminiatese. Poi è stata la volta di Alberto Masoniper la Luna è azzurra Terzo studio, e infine Rita Barnini, funzionaria, storico dell’arte e curatrice delle collezioni del Gabinetto dei disegni e stampe del prestigioso ente ministeriale per la Grafica.
Dalle parole di Luperini è emerso come la storia dei manifesti si caratterizzi da sempre per quell’equilibrio ideale tra disegno e parola. I disegni che adornano il manifesto del Dramma e che sono il frutto dell’originale lavoro di incisione (su rame, metallo, legno o linoleum) di importanti artisti locali e nazionali, dialogano con la parola scritta, con le informazioni tecniche del foglio di propaganda grazie ad un sapiente equilibrio che i curatori dell’iniziativa sono riusciti a mantenere nel tempo. Non è eccessivo dire che i manifesti del Dramma Popolare abbiano scritto una vera e propria pagina nella storia dell’incisione propagandistica per quell’uso per esempio – del doppio colore (il rosso in particolare), che non solo dimostra il grado di maturità nella tecnica incisoria e nella stampa artigianale, ma anche per la particolarità di trascrivere in arte la temperie culturale in continuo movimento di ben otto decenni. Secondo le parole di Luperini, l’incisione originale che caratterizza i manifesti è la traduzione emotiva del copione che va in scena, dei suoi contenuti, del fermento culturale di un’epoca. Luperini ha concluso con un invito a valorizzare ulteriormente i manifesti in forma di esposizione museale, anche collaborando in eventi temporanei a Pisa, dove ha sede un Museo della Grafica. Alberto Masoni ha presentato invece la genesi dei manifesti della Luna è azzurra Terzo studio, e ha rivelato come l’idea di inventare un manifesto caratterizzante sia nata proprio dall’apprezzamento per i manifesti del Dramma che colpivano il suo interesse e li rendevano riconoscibili.
I manifesti della Luna è azzurra, stampati in offset nascono da idee artistiche e dalle mani di pittori, quindi hanno alla base tecniche pittoriche profondamente diverse dell’incisione, ma che portano in ogni caso ad una propaganda evocativa del teatro di strada tra i più apprezzati d’Italia. Alla funzionaria storica dell’arte Rita Bernini sono state affidate, invece, le conclusioni dell’evento. Bernini ha spiegato la genesi e il ruolo attuale dell’Istituto Centrale della Grafica di Roma, ha messo in evidenza le preziose collezioni e ha raccontato anche del ruolo attrattivo dell’Istituto per gli incisori contemporanei e i tecnici restauratori, che si occupano della conservazione delle matrici originali dal XVI secolo ad oggi.
L’archivio dell’Istituto Centrale della Grafica di Roma, per nome della sua funzionaria, si è detta onorata di poter accogliere nelle collezioni dell’Istituto centrale le stampe ricavate dalle incisioni usate sui manifesti del Dramma. Al termine della conferenza, infatti, il Presidente del Dramma Popolare Marzio Gabbaniniha omaggiato i relatori dell’ultima stampa del manifesto 2026, realizzata a due colori da Luca MacchiperLa ferita, la letiziadi Davide Rondoni.

