Colletta alimentare

Un’ora in pausa pranzo, trent’anni dopo

di Francesco Fisoni

Tutto cominciò con un’ora sola, quella della pausa pranzo. Era il 1997 e Micaela Dello Strologo, a Castelfranco di Sotto, si era ripromessa che non avrebbe potuto concedere alla Colletta Alimentare un minuto di più. L’ora diventò una giornata, la giornata un’abitudine e l’abitudine un impegno che dura da quasi trent’anni. «Dal 1997, tutti gli anni è un miracolo», ci racconta, senza enfasi, con l’esperienza di chi ogni autunno teme di non trovare abbastanza volontari, e ogni anno alla data fissata puntualmente torna a casa stanca e con un ringraziamento in più. Sabato 14 novembreil miracolo si ripeterà. La Giornata della Colletta alimentare, promossa dal Banco Alimentare, riporta i volontari davanti ai supermercati aderenti e chiede a tutti un gesto semplice: donare generi alimentari non deperibili, per riempire il piatto di chi ha bisogno.

Per capire quanto questa iniziativa sia importante, bastano i numeri dell’anno scorso. In provincia di Pisa vennero raccolti 37.640 chilogrammi di alimenti, l’11% in più rispetto al 2024, grazie a 63 supermercati e a centinaia di volontari. A livello nazionale la crescita era stata del 15%, con oltre 155.000 volontari e più di cinque milioni di donatori. Non fu solo una prova di generosità, ma anche la misura di un bisogno che ogni anno cresce. «Aumenta non solo la povertà, ma l’impoverimento», ci aveva raccontato Eugenio Leone, responsabile provinciale: gente che non è povera ma lo sta diventando, famiglie che stringono la cinghia finché è possibile, lavoratori che scelgono tra la bolletta e la spesa. Una povertà difficile da intercettare, perché vestita di vergogna. Eppure la Colletta non si esaurisce nel peso dei sacchetti. Nata nel 1996 a Milano dall’incontro tra l’imprenditore Danilo Fossati, patron della Star, e don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, la Colletta aveva due obiettivi specifici: abbattere lo spreco, con tonnellate di cibo ancora buono destinate alla discarica, e un proporre un gesto educativo capace di scuotere dall’indifferenza. Il Banco Alimentare, oggi presente con magazzini in tutte le regioni, recupera ogni giorno le eccedenze grazie alla legge del Buon Samaritano (2003) e alla legge Gadda (2016); ma la Colletta aggiunge a tutto questo ciò che nessuna norma può garantire, ossia l’incontro tra persone. «Non è la raccolta in sé», dice ancora la Dello Strologo, «è parlare due minuti con quelli ai quali dai il sacchetto e con quelli che te lo riportano pieno». Niente soldi, e non per pignoleria: nella maggior parte dei casi l’elemosina permette di voltarsi dall’altra parte, il sacchetto no. Spesso – aggiunge- sono gli stranieri a donare di più, con una frase sempre uguale: «Io sono stato aiutato quando sono arrivato in Italia e voglio aiutare a mia volta».

Ciò che si raccoglie arriva agli empori solidali, ai centri Caritas, alle mense e alle strutture che assistono chi è in difficoltà. Non solo cibo: un pacco che risponda ai bisogni reali di una persona è già un’educazione al consumo e, insieme, alla speranza. Lo ricorda anche il messaggio guida di quest’anno, ispirato alle parole di Leone XIV per la X Giornata mondiale del povero. Scrive il Papa: i poveri sono «derubati di una parola e di un volto, oltre che del pane», e noi siamo chiamati a «farci rifugio per il povero», senza «distinguere tra chi assiste e chi è assistito».

Nella diocesi di San Miniato la macchina si rimetterà in moto con i supermercati di zona e nuovi volontari. Chi vuole conoscere più da vicino questo mondo ha un primo appuntamento a disposizione: giovedì 29 ottobre alle 21.15, all’Oratorio di San Severo (via San Severo 1, Castelfranco di Sotto), l’incontro di presentazione «Conoscere il Banco Alimentare». Interverranno Leonardo Berni, presidente regionale, e Leonardo Carrai, past president. Per informazioni si possono contattare Eugenio Leone (345 434 6581) e Micaela Dello Strologo (348 732 7715); altro sul sito www.bancoalimentare.it o scrivendo a info@bancoalimentare.it.

Poi, sabato 14 novembre basterà ancora meno: un carrello, un sacchetto e uno sguardo a chi lo riceve. O, per chi vuole spingersi oltre, un’ora in un supermercato. Una sola, come la prima volta di Micaela. Poi si vedrà.