Il Vescovo Giovanni a Lima con sei giovani della diocesi per un’esperienza missionaria

Perù, dove il cuore impara ad avere
le dimensioni del mondo

di Francesco Fisoni

Un viaggio che è molto più di un’esperienza missionaria. Un “ritorno a casa”, al di là dell’Oceano, che si fa immersione nella vita di un popolo amato, incontro con una Chiesa viva e scoperta che la carità nasce anzitutto dalla condivisione. È questo il senso del cammino che il vescovo Giovanni Paccosi sta vivendo in Perù insieme a sei giovani della diocesi– Elisabetta, Arianna, Federica, Noemi, Marta e Mirco– accompagnati da don Armando Zappolini, direttore della Caritas diocesana, e da don Luca Carloni, responsabile della Pastorale giovanile. L’iniziativa rientra nel progetto “Giovani sul campo”, promosso da Caritas San Miniato e sostenuto con i fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica. Per monsignor Paccosi il Perù non è una destinazione qualsiasi. Qui ha vissuto sedici anni come sacerdote fidei donum e missionario. Tornarvi, a dieci anni dal rientro in Italia, significa rileggere una parte fondamentale della propria storia sacerdotale e vocazione missionaria, insieme a una generazione di ragazzi chiamata a guardare il mondo con occhi diversi.

Il gruppo, partito da Milano mercoledì 29 luglio e arrivato in Perù il 30 – ha soggiornato per i primi tre giorni a Lima, visitando alcune sue periferie, entrando in contatto con opere educative e caritative e partecipando alla sono rientrato in Italia, dopo sedici anni trascorsi in Perù – ha detto – e tornarci adesso con questo gruppo così bello di giovani, è una continuità che si esprime, e una grande commozione nel riconoscerci così vicini anche nella distanza con le tante persone con cui ho condiviso la vita». Paccosi ha poi confidato di aver letto nei volti dei sei ragazzi che lo accompagnano «lo stupore e anche un po’ di pena» davanti alla povertà delle periferie di Lima, ma soprattutto la scoperta della forza della fede vissuta e della solidarietà concreta. «Vedere tante persone che danno la vita per gli altri – ha viaggio è proseguito verso le Ande e la foresta amazzonica, fino ad Messa nel Santuario dei Nazareni celebrata in memoria di Andrea Aziani (morto proprio a Lima il 30 luglio 2008), amico di vecchia data del vescovo e figura di carità vissuta, di cui è stata avviata la causa di beatificazione.

Monsignor Paccosi ha ritrovato molte delle persone con cui ha condiviso gli anni della missione. I nostri giovani hanno così potuto conoscere il progetto musicale Acma (Asociación Cultural MusiArt), dedicato ai bambini di strada, l’Università “Sedes Sapientiae” di Carabayllo fondata nel 1998 dall’allora vescovo Lino Panizza –, dove Paccosi ha insegnato a lungo, e la parrocchia nella quale ha svolto il suo ministero. Successivamente il Atalaya, per incontrare alcune comunità native e conoscere altre significative esperienze di carità. Il progetto, portato avanti da Caritas anche attraverso questa esperienza in Perù, non vuole limitarsi a offrire una semplice esperienza di volontariato. L’obiettivo è formare giovani capaci di diventare educatori dei loro coetanei, maturando uno sguardo attento alle fragilità e una responsabilità concreta verso chi vive situazioni di povertà educativa. Il vescovo ha raccontato così il significato di questo suo ritorno in terra andina: «Il 3 agosto erano esattamente dieci anni da quando affermato – è una sempre grande testimonianza».

Un’esperienza che, ha aggiunto, aiuta i giovani a comprendere che «il cuore con cui viviamo deve avere le dimensioni del mondo», perché ogni dono ricevuto è destinato a essere messo in comune e a rendere sempre più visibile il Regno di Dio. Nelle sue parole il vescovo ha anche riconosciuto quanto l’esperienza maturata negli anni vissuti in Perù continui a essere, ancora oggi, un sostegno importante per il suo ministero episcopale. Un viaggio che lascia certamente un segno in chi lo compie e che diventa anche un messaggio per l’intera Chiesa di San Miniato: la missione non è soltanto partire per terre lontane, ma imparare a guardare ogni persona come un fratello, lasciandosi educare dall’incontro e dalla carità condivisa.