Dalla Diocesi

25 anni di professione religiosa di suor Lillima e suor Giacinta

di Antonio Baroncini

Eravamo proprio di questi tempi: era la vigilia dell’esibizione del Dramma Popolare di San Miniato, quando ormai la maggior parte delle persone si preparava per le ferie estive. Feci una domanda a don Luciano Marrucci, da pochi giorni trasferitosi in seminario: «Don Lù, cosa ne pensi se invitiamo le suore che operano in seminario a fare una gita durante questo periodo estivo?». Senza esitazione rispose: «Giusto! Lo farò presente a suor Maria, la loro superiora».

La richiesta andò in porto e le gite si susseguirono: la prima a La Verna, poi Venezia con la Madre Generale, poi Roma e altre nel nostro territorio. Ciò che ancora resta scolpito nella mia mente è l’appellativo con cui don Lù le chiamava: «i nostri dolci angeli». Aveva ragione!

Lunedì 27 luglio, in cattedrale, Sr. Anna Jacinta e Sr. Anna Lilima, rinnovando i voti della loro professione religiosa e avvolte nelle candide vesti rifinite da strisce blu, che ricordano i voti espressi ed accettati, hanno E confermato questa bellissima denominazione, coronate dalle rose poste sul capo di ciascuna di loro dopo la riconferma della loro vocazione. Nell’emozione del momento, la figura dei due «angeli» si è fatta sempre più forte, più viva, più eloquente, invitandoci, oltre che all’entusiasmo, a considerare quanto dire sì al Signore sia anche un atto quasi «angelico».

È dal 2001 che queste due suore, convinte ed entusiaste, hanno detto sì alla chiamata del Signore. La vocazione è sempre un incontro di due libertà: quella di Dio che chiama e quella dell’uomo che risponde. C’è un ritornello nella Bibbia che risuona spesso e mostra questa estrema delicatezza e rispetto di Dio per la nostra libertà: «Se vuoi, vieni e seguimi». È stato molto significativo il momento iniziale in cui, in processione, sono stati portati dei «lumini» accesi e posati sulla balaustra del presbiterio come simbolo del nostro amore, del nostro cuore che si infiamma di amore verso il Signore. Le candele accese, infatti, devono essere la fiamma della nostra fede, devono essere quel fuoco di carità verso Dio, perché la fiamma è anche calore, quel calore che a volte manca al nostro cuore e ci fa essere freddi, senza vita.

La candela simboleggia la vera luce che è Gesù, di cui si realizza sull’altare il Sacramento Eucaristico, senza il quale noi siamo nelle tenebre del peccato. La candela che accendiamo è la nostra fede accesa: accendi la candela, e quando vai via essa sta là davanti alla Vergine, al tuo posto, sostituisce il tuo affetto, il tuo amore, la tua fiamma. Queste suore, in questo atto d’amore, hanno voluto dimostrare che la loro vita è un contatto di luce, quindi di trasparenza, verso Colui al quale hanno detto sì.

Alla conclusione della cerimonia liturgica in cattedrale, i numerosi partecipanti sono stati invitati a concludere la festa nei locali del seminario, per consumare un delizioso rinfresco, con pranzo a seguire. Un grazie caro e riconoscente vada, insieme alle due festeggiate, a tutte le suore di S. Anna che con cura, con dedizione e con particolare amore svolgono il loro servizio religioso, scolastico, educativo e di assistenza nelle varie forme richieste.

Come diceva Madre Teresa di Calcutta: «Servite il Signore con gioia, perché dare è gioia, condividere è gioia. La gioia è amore, la gioia è preghiera, la gioia è forza. Dio ama chi dona con gioia. Se tu dai con gioia, dai sempre di più. Un cuore allegro è il risultato di un cuore ardente d’amore. Le opere d’amore sono sempre opere di gioia. Non abbiamo bisogno di cercare la felicità se possediamo l’amore per gli altri: ci verrà data, è il dono di Dio».