(Letture: Cant 3,1-4; Sal 62, Gv 20,1-2.11-18)
La liturgia ci offre oggi le letture della festa di Santa Maria Maddalena. Lei, nell’incontro con Gesù, trovò – come ci dice poeticamente il Cantico dei Cantici – l’Amore della sua vita, quel bene, quella gioia, quella pace, che ogni persona umana cerca più del pane e dell’acqua, più della vita stessa, potremmo dire.
Anche quei cinquantacinque fratelli e sorelle nostri che, ottantadue anni fa, avevano cercato rifugio dalla violenza della guerra in questo luogo sacro, avevano in cuore questo desiderio insopprimibile di bene, di amore, di pace. Erano giorni di confusione, di timore, che si inabissarono nel dolore immenso della tragedia che qui ebbe luogo. Un dolore, una sofferenza, una ferita, che pulsa ancora e fa male in noi, in tutto il nostro popolo, e in particolare nei superstiti e ai familiari, a cui rivolgo un saluto pieno rispetto e di affetto.
Non c’è giustificazione per la violenza, non c’è ragione per la guerra. Ogni giorno di più, purtroppo, sembriamo andare verso una legittimazione della violenza, verso la logica della sopraffazione e dell’annientamento dell’altro, come vediamo in Terra Santa, nel Golfo Persico, in 103 paesi del mondo coinvolti in qualche guerra, ma anche tra noi. Sembra una spirale impossibile da interrompere.
Il Vangelo ci presenta Maria Maddalena che, dopo la passione di Gesù, quella Passione innocente del Figlio di Dio, che porta sulla croce tutta la sofferenza del mondo, era sconvolta dal dolore per l’ultima offesa: il corpo di Gesù non c’era più. Sparito dal mondo Colui che aveva fatto intravvedere un mondo diverso, una comunione, una pace, che sembravano impossibili e che fiorivano da Lui per tutti quelli che, incontrandolo, lo avevano cominciato a seguire.
Nelle lacrime, quella voce: «Donna, perché piangi?». Le sarà sembrata una burla, forse, e una coltellata al cuore. «L’hanno portato via». Tutto sembrava perso, e così può sembrare a noi, davanti all’escalation del linguaggio e delle azioni di guerra. Si può scegliere, ed è comprensibile, la strada dell’accusa e dell’odio, che perpetua il conflitto, o percorrere quella, faticosa, della pace.
Dice Papa Leone nell’introduzione al suo libro “Disarmata e disarmante” appena pubblicato: «Innanzitutto, la pace è una responsabilità. Se il primo istinto di fronte a un problema che incontriamo, a una tensione che viviamo, a un’offesa che subiamo è quello di giudicare gli altri, di accusarli e perfino condannarli, sarà fatale che prima l’indifferenza e poi l’odio si sviluppino intorno a noi. Esiste un modo di vedere la realtà che distrugge e non costruisce. Invece la pace inizia da me. Inizia da noi».
E poi aggiunge: «Non possiamo chiedere la pace ai potenti del mondo se non cominciamo a viverla noi, a partire dai nostri rapporti quotidiani: nelle nostre famiglie, nelle nostre case, nelle nostre città, nei luoghi dove lavoriamo. La pace si costruisce con piccoli gesti quotidiani: un sorriso regalato, un’ingiuria perdonata, una parola buona».
Certo, per percorrere questa strada c’è bisogno di averla nel cuore, la pace. Per noi credenti, la fonte inesauribile dell’impegno per la pace, è sapersi voluti e amati da Dio con un amore senza ragioni, verrebbe da dire, per cui il Potente, l’unico Potente, si è fatto mettere in croce. Lui ci guarda dal suo annientamento, per dirci che tu, io, ogni persona umana, fragile o potente, incipiente o morente, ha una dignità infinita e irriducibile: riconoscendola, si può costruire la vera pace.
Maria Maddalena e gli apostoli percorsero il mondo gettando il seme di un mondo nuovo, in cui la persona umana si staglia come protagonista. Se per i potenti in guerra le persone sono prescindibili, davanti a Dio ognuno ha un nome e un volto, e questi nomi, che leggiamo qui ogni anno, ce lo ricordano.
Nel luogo della strage, con dolore che si rinnova, ricordiamo ognuno di loro, per metterli nelle braccia della Misericordia divina e chiedere, ancor più forte come fece Paolo VI all’ONU: «Mai più la guerra!». Lo facciamo nella speranza, che non è vana illusione, ma certezza che il male non ha l’ultima parola, né in noi, né nel mondo.
Concludo con un’altra frase del nuovo libro del Papa: «A chi rischia di cadere nella tentazione della disperazione di fronte alle tante guerre in corso nel mondo, rivolgo l’invito che già Papa Pio XI estese a tutta la Chiesa: “Ringraziamo Dio perché ci fa vivere in tempi difficili. Ora, a nessuno è permesso essere mediocre”. Dio ci guidi sulle strade della non-violenza. I credenti e le persone di buona volontà non smettano mai di operare come costruttori di pacificazione. Ciascuno faccia della pace la causa della propria vita».
+ Giovanni Paccosi
