Viglio scrivere questa breve riflessione sul card. Camillo Ruini perché ho avuto occasione di conoscerlo e collaborarvi in qualità di membro della Cnal (Consulta nazionale delle aggregazioni laicali) della Conferenza episcopale italiana nel difficile frangente in cui si tenne proprio il referendum sulla fecondazione artificiale (L. 40/2004) nell’anno 2005. Devo dire che sono stato veramente affascinato da tale Pastore della Chiesa – al tempo era Presidente della Conferenza Episcopale Italiana ed era stato uno dei più stretti collaboratori di San Giovanni Paolo II, che era da poco salito al cielo.
Uomo dotato di grandissima intelligenza, profonda fede, grande speranza e carità silenziosa. Dotato di una capacità di interpretare le situazioni sociali, economiche ed ecclesiali sempre alla luce del Vangelo al quale si sentiva profondamente ed intimamente legato, senza cedimenti ai facili “applausi” ed alle mode effimere del “mondo” che danno consenso immediato ma non contribuiscono poi effettivamente al bene dell’uomo e della società. A lui addebitano l’eccessivo “interventismo” anche politico ma posso testimoniare che tale dinamicità ed anche originalità nasceva tutta dal Vangelo e non da V una umana “sete di potere”; la sua azione era guidata dalla volontà di assicurare il contributo autentico della Chiesa alla società sapendo che, in Cristo, si conosce la «vera Verità sull’uomo» e si contribuisce al bene autentico dell’uomo stesso e della società: «Ciò che l’uomo è e deve fare si manifesta nel momento in cui Dio rivela se stesso» (S. Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Veritatis splendor, 6 Agosto 1993).
San Giovanni Paolo II, sin dall’inizio del suo grande pontificato, aveva invitato: «Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà, aprite i confini degli stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo» (S. Giovanni Paolo II, 22 Ottobre 1978). D’altra parte, «una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta» (S. Giovanni Paolo II, 16 Gennaio 1982). In queste profonde riflessioni magisteriali, così come nel suo motto episcopale «Veritas liberabit nos» – sta la chiave di lettura della vita e dell’azione del card. Camillo Ruini, sempre teso al servizio disinteressato all’uomo, alla Chiesa e a Dio. Dotato di grande intelligenza, era anche un uomo di profondissima fede. Ricordo bene quando, alla vigilia ed alla soglia del referendum del giugno 2005, mentre negli organismi e nei comitati si parlava umanamente di «sondaggi», andamento elettorale ed altro, la sua fede lo portava più in alto. In una delle ultime riunioni prima del referendum ribadì con forza la volontà dei cattolici di contribuire, con amore e fedeltà al Vangelo di Cristo e al bene della società, ma non si fermò li! Con sguardo «trascendente» desiderava affidare queste nostre buone intenzioni alla Vergine ed Immacolata Maria. Fu proposta un’iniziativa di preghiera in Basilica di San Pietro da tenersi i primi del mese di giugno e lui subito l’accolse. E così fu. Pur essendo a pochi giorni dal mese di giugno fu rapidamente costituito un comitato organizzativo del quale facevo parte anche io e – in poco più di due settimane organizzammo questo bel momento di preghiera comune alla Madonna di Fatima in San Pietro e – nonostante il nostro «timore umano» del poco preavviso e dell’insuccesso arrivarono gruppi e fedeli da ogni parte d’Italia, che la Basilica non poteva neppure contenere, e fu un grande momento di preghiera comunitaria.
Ho raccontato questo episodio per dare atto che oltre all’aspetto razionale, intellettuale ed umano – il card. Ruini manteneva sempre uno sguardo trascendente con la capacità di vedere molto oltre le nostre umane possibilità. Di carattere simpatico e scherzoso ha condotto la Chiesa che è in Italia in maniera encomiabile riuscendo a mantenere importante l’apporto dei cattolici alla vita ed alla crescita del nostro amato paese. La sua profonda unione ed il lungo servizio che aveva assicurato a San Giovanni Paolo II gli avevano donato una grande capacità di giudizio, una speranza vera e una sapienza difficile da ritrovare. Potrei dilungarmi ancora ma a lui voglio esprimere il mio più grande ringraziamento per la crescita nella fede, l’amore testimoniato con la vita donata a Cristo sempre in obbedienza al Magistero della Chiesa Santa di Dio.
Grazie Eminenza, non la dimenticheremo. Dal Cielo, insieme a San Giovanni Paolo II e tutti i santi, pregate per tutti noi e per la Chiesa italiana affinché sia capace di portare avanti il messaggio del Vangelo di Cristo nella convinzione che «Veritas liberabit nos».
Riccardo Novi
Quando il cardinale venne a San Miniato
Il cardinal Ruini arrivò da solo, in treno, alla stazione di Santa Maria Novella. Il vescovo Tardelli l’aveva invitato a tenere la lectio inauguralis dell’anno accademico 2010-2011 alla Scuola di Teologia di San Miniato, con una conferenza sul tema «Dio oggi: con lui o senza di lui cambia tutto».
In qualità di direttore della Scuola di Teologia, spettava a me accoglierlo e andai ad aspettarlo alla stazione. Per un malinteso con l’autista, però, restai col cardinale per una buona mezz’ora su un marciapiede in via Luigi Alamanni, sotto la pioggia, in quel tardo pomeriggio di novembre. Invitai il cardinale a ripararsi sotto il portone di un albergo. In quei frangenti rimasi impressionato dall’umiltà e serenità dell’anziano cardinale, che nonostante la fatica del viaggio e il disagio della situazione, non ebbe né una parola di critica né un moto d’impazienza. Quando finalmente riuscimmo a risolvere il problema e a raggiungere palazzo Grifoni, dove monsignor Tardelli ci aspettava preoccupato, il cardinal Ruini tenne la sua conferenza con straordinaria I lucidità e completezza. Ci parlò del «fiorire dell’uomo», della sfida di una vita piena, che si gioca nella scelta tra vivere come se Dio esistesse o come se non esistesse.
Attraverso un’esposizione delle ragioni della fede, ci portò a comprendere che l’affermazione di Dio e l’affermazione dell’uomo stanno o cadono insieme e che testimoniare il vero Dio significa testimoniare anche la verità dell’uomo. Una testimonianza di cui il cardinal Ruini, lo sappiamo, si è fatto carico non solo a parole ma con i fatti, senza temere l’impopolarità. Dopo la conferenza, Ruini acconsentì a delle interviste coi giornalisti locali. Non cenò neanche: aveva il treno da Firenze Rifredi, dove lo accompagnammo. Nella stazione deserta, un anziano signore lo riconobbe e lo salutò. Il cardinale, con amabilità, scambiò qualche battuta anche con lui. Poi salì da solo sul treno. Leggendo in questi giorni alcuni commenti post mortem che dipingono il cardinal Ruini come un uomo duro e spietato, che ha vissuto nel lusso ecc…, non ho potuto fare a meno di ricordare questo episodio, quando il cardinal Ruini venne a San Miniato e ci lasciò un esempio indimenticabile di sobrietà e mitezza.
don Francesco Ricciarelli

