Dalla Diocesi

Caritas diocesana in visita a Rondine, Cittadella della Pace

di Mimma Scigliano

Sabato 18 aprile i volontari e le volontarie della Caritas diocesana hanno potuto vivere un’utopia, quella di un futuro di pace che si costruisce quotidianamente. «Forse un miracolo, ma un miracolo che si coltiva ogni giorno», sono queste le parole con cui ci hanno accolto a Rondine Cittadella della Pace, situata in un borgo medioevale vicino ad Arezzo. Da oltre trent’anni il Progetto, fondato da Franco Vaccari, accoglie nello Studentato internazionale, giovani che provengono da paesi in conflitto o post conflitto. Grazie a donatori e donatrici, che sostengono le loro borse di studio, ragazzi e ragazze trascorrono due anni di formazione e convivenza nella Cittadella, vivendo l’esperienza con il proprio “nemico” e lavorando insieme per realizzare progetti che portino un futuro di pace nei loro Paesi, per trasformare i conflitti in nuove opportunità di sviluppo. Quello che Rondine cerca di fare è di far cadere la maschera di “nemico”, che i conflitti fabbricano, grazie all’insegnamento che davanti non si ha un “nemico”, ma una persona, con una sua identità e le sue fragilità.

In questo posto le bandiere non sono quel simbolo politico-ideologico che si sventola come vessillo autoritario e di guerra, ma rappresentano ognuna la cultura di un popolo e, quindi, anche di un giovane che viene ospitato nella Cittadella. Ecco perché si accolgono anche le bandiere di Stati non riconosciuti. Armenia, Russia, Serbia, Palestina, Israele, Cecenia, Kosovo, Colombia… sono solo alcune di esse. A guidare la visita di Caritas sono due ragazze, Nadia ed Eva, russa e ucraina, che fuori da qui rappresenterebbero un conflitto ancora in essere, ma che, nella bellezza di questo borgo, sono una squadra, insieme ci raccontano i significati e i simboli di questo posto magico. A partire dalla frase pronunciata da Liliana Segre, nel 2020, durante una sua visita: «Ho scelto la vita e sono diventata libera». Proseguendo con il monumento delle rondini che rappresentano la primavera, la rinascita e il ritorno e simboleggiano l’insieme di questi giovani, che all’inizio arrivano ignari e che, alla fine del percorso, ritornano nel loro paese d’origine con una nuova consapevolezza e pronti a spargere semi di pace. Fino a quella che prima era la “scuolina” del paese e che ora è sede del Centro internazionale di formazione, dove non ci sono porte e gli spazi sono aperti. Rondine, però, non è – come sembrerebbe un’isola felice, è, invece, un luogo dove ogni giorno si sperimenta, si condivide, si discute e si mettono insieme talenti, capacità, competenze. Le nostre giovani accompagnatrici ci raccontano che non è facile discutere dei temi inerenti i diversi conflitti, spesso il dialogo è complesso e i propri dolori allontanano: «riesco a vedere l’altro, a sentirlo, ma il mio dolore non è il suo».

Ma è la quotidianità ad aiutare – come Franco ha detto ad alcuni ragazzi accolti in passato, che non volevano lavare i propri indumenti intimi nella stessa lavatrice – «se non iniziate a condividere le piccole cose di ogni giorno, difficilmente, riuscirete a condividere le cose più grandi». È stata una giornata intensa che ha lasciato molto a tutta la Caritas diocesana. Volontari e volontarie si sono portati a casa tante parole: coraggio, fiducia, impegno, forza di volontà, bellezza, possibilità, perseveranza, sfida… «Qui – ha affermato una volontaria– si sfida la guerra a colpi di pace». E si vede da vicino che la pace non è un’utopia. È un sogno che si può costruire. «Mi porto a casa – ha sottolineato il direttore della Caritas diocesana, don Armando Zappolini – due parole: sogno e stupore. Lo stupore è vedere che le cose si concretizzano. Abbiamo bisogno di sapere che ci sono luoghi dove i sogni si possono realizzare. Saperlo aiuta realizzare i propri sogni». E poi c’è un’ultima parola… Libertà. Come Liliana Segre, questi giovani ogni giorno scelgono la vita e ogni giorno diventano sempre più liberi. E siamo sicuri che, quando torneranno a casa, saranno pronti a vivere la loro libertà, accendendo le luci di un nuovo futuro di pace