Trent’anni di silenzio. Solo il ritmo quotidiano del lavoro, i pasti in famiglia, la preghiera nella sinagoga. Una vita così normale da risultare quasi invisibile. Per trent’anni Gesù ha vissuto nel nascondimento. Ma questo nascondimento è stato gestazione, preparazione, maturazione. Come un seme che nel buio della terra accumula forza prima di spezzare la superficie. Poi, un giorno sulle rive del Giordano, tutto cambia. Gesù si mette in fila con i peccatori che aspettano il Battesimo di Giovanni, compiendo un gesto incomprensibile, scandaloso. Il Battista infatti protesta: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma solo così, solo compiendo ogni giustizia, nel modo più inaspettato, potrà compiersi il passaggio che segna l’inizio di tutto. Il Giordano non è il luogo ovvio per una teofania. Non è il tempio di Gerusalemme, non è una montagna sacra dove la tradizione colloca le manifestazioni divine. È semplicemente un corso d’acqua dove la gente comune cerca la purificazione, lasciandosi alle spalle una vita di peccati, facendo propositi di conversione. Ma è proprio qui che i cieli si aprono, lo Spirito scende come una colomba sul Figlio di Dio, e risuona la voce del Padre. Ancora una volta, come nella notte di Betlemme, l’eterno entra nel tempo attraverso una porta stretta.
È arrivato il momento in cui il silenzio deve spezzarsi e la Parola deve farsi sentire. Il gesto è carico di significato pasquale. Immergendosi nelle acque, Gesù anticipa la sua morte, l’abbassamento estremo, la discesa nel sepolcro, la solidarietà totale con l’umanità decaduta. Ma riemergendo dall’acqua, prefigura la risurrezione, la vita nuova donata a tutti gli uomini attraverso le acque del Battesimo. Questo per Gesù è il momento dell’investitura, della missione. A noi, che celebriamo questo mistero, il Battesimo pone domande scomode. Anche noi abbiamo ricevuto al fonte battesimale un’investitura e una chiamata. Anche su di noi è scesa la voce del Padre: «Tu sei mio figlio, tu sei mia figlia. In te mi sono compiaciuto». Ma quanti di noi vivono davvero questa vocazione?
La tentazione è quella di non esporsi mai, di restare nel nascondimento, di non prendere posizione. È più sicuro tacere che parlare, nascondersi tra la massa che testimoniare la virtù. Ma il Battesimo che abbiamo ricevuto è una chiamata alla visibilità, a venire allo scoperto. Non per smania di protagonismo, ma per fedeltà a quel dono. Il Battesimo di Gesù è uno spartiacque: ci ricorda che nella vita cristiana arriva sempre il momento di passare dalla riva del silenzio a quella della testimonianza. È un passaggio necessario, anche se può spaventarci. Dall’altra parte del fiume c’è la pienezza della vocazione, la gioia della missione compiuta, la voce del Padre che ci conferma. E questo vale la traversata.

