L’inizio del nuovo anno pastorale

Una Chiesa in cammino

di Francesco Fisoni

«Il nostro abito nuziale è l’amore»: partendo dalla parabola del banchetto, il vescovo indica la strada alle comunità. Il mandato ai ministri della Comunione e agli operatori pastorali, i saluti ai nuovi sacerdoti e, in chiusura, la notizia di un giovane che ha iniziato l’anno propedeutico prima del seminario.

Non aveva un posto libero, domenica 11 ottobre, il duomo di San Miniato. Tanta gente e tante comunità da tutta la diocesi affollavano la cattedrale di Santa Maria Assunta e San Genesio per la solenne celebrazione di apertura dell’anno pastorale 2026-2027, presieduta dal vescovo Giovanni Paccosi, che nel corso del rito ha conferito il mandato ai ministri della santa Comunione e agli operatori pastorali delle parrocchie. Nella sua omelia, monsignor Paccosi ha esordito con una riflessione sull’iniziativa di Dio: proprio commentando la parabola del banchetto nuziale (Mt 22,1-10) letta poco prima, il vescovo ha ricordato che «la premessa di ogni nostro sforzo è l’iniziativa di Dio, che vuole la nostra gioia», e che la sua grazia ci precede e ci accompagna. Gli invitati, ha aggiunto, siamo noi: «quelli buoni e cattivi, che sono stati chiamati di riserva, che non lo meritavano, che stavano ai crocicchi delle strade». Il Vangelo non dice chi sia la sposa, ma il sospetto, «fondato», è che sia la Chiesa stessa. Una Chiesa che – si legge nella lettera pastorale, pubblicata da Paccosi nel febbraio scorso – «non nasce “dal basso”, come una associazione di gente che si unisce per un interesse comune, ma è convocata “dall’alto”, da Cristo».

Sarà proprio la lettera pastorale “Io faccio nuove tutte le cose – Un popolo in cammino per la gloria di Cristo”, il testo programmatico con cui cammineranno le comunità della diocesi, e per tale motivo il vescovo vi è tornato sopra più volte nelle sue parole. Il compito di quest’anno, «che poi è il compito di sempre», è la costruzione della comunità, perché solo dentro una comunità si può dire a chi incontriamo: «Venite e vedete!». Per comunicare la fede, ha ripreso monsignor Paccosi, c’è bisogno di una comunità che testimoni «sulla piazza del mondo una forma nuova di vita» e che formi «incessantemente le persone sul modello di Cristo». Accanto alla lettera, una guida per i mesi che verranno sarà costituita dal testo “Camminiamo insieme a Marco. Il Vangelo di Gesù, dei discepoli, della comunità”. Marco, ha ricordato Paccosi, è «il vangelo più antico», quello che «ci riporta alla testimonianza diretta dei primi che conobbero Gesù» e può aiutare a paragonare ciò che viviamo oggi con ciò che scoprirono coloro che incontrarono Gesù.

Ma la Chiesa vive della vitalità di ciascuno. «Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te», ha sottolineato citando sant’Agostino: sono io vescovo, sei tu prete, diacono o laico, e con il nostro sì rendiamo viva la Chiesa. Nell’ultima parte della parabola l’invitato che si presenta senza veste nuziale è proprio chi manca di questo sì; la grazia ci circonda, ma la veste nuziale è il nostro sì. Un sì fatto, per usare le parole di papa Francesco richiamate nell’omelia, di «amore con cui rispondiamo alla misericordia di Dio». Da qui l’immagine più semplice e più esigente del discorso del vescovo: «Il nostro abito nuziale è l’amore!», perché, ricordava Benedetto XVI, «la fede richiede l’amore, altrimenti è morta anche come fede». Fino a poter dire con Paolo: «Tutto posso in colui che mi dà la forza». Allora, ha spiegato, nasce la vera sinodalità, l’ascolto dell’altro e la tensione a comunicare l’amore che ci ha scelti e lanciati alla missione.

Prima di rendere le parole gesto, nel mandato ai ministri straordinari della Comunione, ai catechisti e a quanti svolgono un servizio nella comunità, monsignor Paccosi ha chiuso con l’appello tratto dalla sua lettera pastorale: cercare la comunione tra i preti, tra preti e vescovo, tra preti e laici, tra giovani e adulti, bambini e anziani. «Sappiamo di non vivere così, ma ogni giorno dobbiamo essere in tensione per questo». Il cammino è affidato alla preghiera delle claustrali dei tre monasteri della diocesi, dei malati e degli anziani, e all’energia di adulti e giovani. Al termine della Messa, prima della benedizione finale, il vescovo ha rivolto un ringraziamento ai sacerdoti, ai quali in questi mesi ha chiesto dei cambiamenti che «non sono mai facili», e alle comunità messe alla prova da quei passaggi. Ha poi salutato i due sacerdoti inviati dall’arcidiocesi di Firenze, don Noel e don Alvaro, da questi giorni viceparroci a Santa Maria a Monte, con l’incarico particolare di seguire le comunità del Cammino Neocatecumenale presenti in diocesi, e gli altri sacerdoti giunti per studio o per servizio.

In chiusura una notizia accolta come un dono: uno dei giovani della diocesi – ha annunciato Paccosi – ha iniziato l’anno propedeutico, tempo di discernimento in vista del seminario.