Quando i Magi divennero Re

di don Francesco Ricciarelli

Era il 344 d.C. quando le spoglie dei Magi giunsero a Milano. La tradizione vuole che le reliquie dei Santi Magi fossero state ritrovate da Sant’Elena a Gerusalemme dove i tre sapienti orientali erano tornati dopo la crocifissione di Gesù, per testimoniare la fede. Sant’Elena avrebbe fatto trasferire le reliquie a Costantinopoli e in seguito l’imperatore Costante ne avrebbe fatto dono a Sant’Eustorgio, vescovo di Milano. La tradizione vuole che il presule le trasportasse in Italia su un carro trainato da buoi. Dopo un lungo e avventuroso viaggio, i buoi si fermarono nei pressi della Porta Ticinese e non fu più possibile smuovere il carro, carico del pesante sarcofago. Eustorgio vide nell’incidente un segno divino e fece erigere in quel luogo una chiesa per custodire i preziosi resti. Per otto secoli le reliquie rimasero in quella basilica intitolata a Sant’Eustorgio. Il furto che cambiò la storia avvenne in seguito alla conquista di Milano da parte di Federico Barbarossa.

Nel 1164, l’arcivescovo di Colonia Rainald von Dassel, individuò le reliquie dei Magi nascoste nel torrione di San Giorgio al Palazzo. L’imperatore lo incaricò di impadronirsene e di trasportarle a Colonia. I Magi ripresero così il loro viaggio, stavolta verso la Germania, compiendo un percorso tortuoso in dodici tappe, attraverso l’Italia, la Francia e la Svizzera. Un percorso che gli studiosi hanno ricostruito seguendo le tracce lasciate dal loro passaggio, perfino nei nomi di locande e osterie: «Ai tre Re», «Le tre corone», «Alla stella»… Quando il convoglio raggiunse Colonia, Rainald depose le reliquie nella chiesa di San Pietro, cuore del futuro Duomo gotico. Fu qui che la propaganda imperiale trasformò i Magi in Re. Tra il 1160 e il 1190, l’orafo Nikolaus di Verdun creò un prezioso reliquiario, uno scrigno gotico in oro, argento e gemme, modellato come una cattedrale in miniatura, per custodire i tre teschi coronati. L’iconografia subì una rivoluzione che avrebbe influenzato gli artisti a venire. Dai berretti frigi che identificavano i Magi come sapienti orientali, si passò agli scettri, le corone, i manti regali. Il Barbarossa sfruttò abilmente questo patrimonio simbolico. La città di Colonia fu elevata al rango di quarto luogo santo della cristianità, dopo Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela.

Le reliquie generarono un’ondata imponente di pellegrinaggi; le processioni dell’Epifania, con i tre Re trasportati su carri trainati da cavalli bianchi, cominciarono ad attirare migliaia di fedeli da tutta Europa. La presenza dei Re Magi a Colonia fu sfruttata per legittimare le incoronazioni tedesche, saldando indissolubilmente la sacralità imperiale al culto delle preziose reliquie. Anche a Milano il culto dei Magi sopravvisse, ma ogni tentativo di riportare in Italia i santi resti rimase vano. Né Ludovico il Moro, né Alessandro VI, né Filippo di Spagna, né Pio IV, né Gregorio XIII, né il cardinale Federico Borromeo riuscirono ad ottenerne la restituzione.

Fu solo nel 1906 che Colonia e Milano giunsero a una sorta di riconciliazione simbolica. La città renana donò alla basilica di Sant’Eustorgio alcuni frammenti ossei, che furono ricollocati nel luogo che li aveva custoditi per otto secoli. Un gesto riparatorio che non cancellava la storia, ma ne riconosceva il grande influsso sull’immaginario cristiano e sui percorsi della fede in Europa.