Il Carnevale

L’antica festa che risveglia
il fanciullino che è in noi

di Antonio Baroncini

“Semel in anno licet insanire” – una volta all’anno è lecito impazzire. Questo antico proverbio latino racchiude l’essenza stessa del Carnevale, quella straordinaria parentesi di follia prima del rigore quaresimale. Una festa che la Chiesa cattolica, proprio per contenerne gli eccessi, ha sapientemente incorporato nel proprio calendario liturgico.

IL FANCIULLINO DI PASCOLIANA MEMORIA

Spesso, anche inconsapevolmente, ci sentiamo tornare bambini. È in quei momenti che avvertiamo il bisogno irrefrenabile di divertirci, di ridere senza freni, di indossare costumi bizzarri e maschere che sbeffeggiando la quotidianità. Ci sentiamo attratti da personaggi eccentrici che hanno segnato la storia con il loro comportamento stravagante. Giovanni Pascoli lo aveva intuito: «È dentro di noi un fanciullino… Noi cresciamo ed egli resta piccolo; noi ingrassiamo e arrugginiamo la voce ed egli fa sentire e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello». Quel fanciullino interiore ci accompagna per tutta la vita, nel ridere e nel gioire, nel cercare il bello e il grande.

LA MAGIA DELLA TRASFORMAZIONE

Ed ecco arrivare il Carnevale, con il suo carico di maschere, coriandoli e musica. Una delle feste più amate dai bambini, perché regala la libertà di diventare chiunque si voglia: un pagliaccio, un poliziotto, una ballerina, una principessa, un supereroe, un pirata. È l’occasione per sentirsi protagonisti in un mondo magico, dove il trucco trasforma il volto in quello di un animale feroce o di una fata dei boschi. LE

MASCHERE DELLA TRADIZIONE ITALIANA

Tra i personaggi più amati spiccano le grandi maschere della Commedia dell’Arte: Arlecchino, preghiera: «Tu sei santa, tu sei in ogni tempo salvatrice dell’umana specie…». DAL PAGANESIMO AL CRISTIANESIMO servo astuto e sempre affannato, fidanzato della maliziosa Colombina; insieme ordiscono inganni ai danni di Pantalone, il burbero mercante veneziano ossessionato dai soldi. C’è Pulcinella, l’ingordo napoletano disposto a tutto per un piatto di pasta, e Gianduja, l’allegro piemontese amante del buon vino che, insieme alla sua Giacometta, riesce sempre a cavarsela.

DALLE ORIGINI EGIZIE A ROMA

Il Carnevale affonda le radici in una storia millenaria. Già nell’antico Egitto si celebrava la dea Iside, divinità della fertilità e del rinnovamento. I Romani ripresero questa tradizione con il Navigium Isidis, una processione con navi montate su ruote – il carrus navalis da cui probabilmente deriva il termine “Carnevale”. Iside, la Grande Madre, sposa di Osiride, era venerata come signora del cielo, simbolo di fertilità e prosperità. A lei si chiedeva protezione per raccolti abbondanti. Tanto profondo era il culto che Apuleio le dedicò una solenne A Roma, il Carnevale medievale si ispirava ai Saturnali, le feste di dicembre dedicate a Saturno, che coinvolgevano l’intera popolazione senza distinzioni. Il Ludus Carnevalarii vedeva il papa cavalcare insieme ai nobili della città in cerimonie propiziatorie, mentre il popolo accorreva numeroso per assistere agli spettacoli e mangiare la carne degli animali abbattuti. Nel Rinascimento, la festa divenne manifestazione artistica e culturale di altissimo livello, coinvolgendo maestri come Michelangelo, Donatello, Raffaello, oltre a poeti come Tasso.

LA LIBERTÀ CRISTIANA DELLA GIOIA

Con l’affermazione del Cristianesimo, si affermò una libertà cristiana che permetteva di interpretare il carnevale non in contrasto con la fede: attraverso il riso si può dire la verità, liberandosi dal timore. Le maschere degli antichi dèi divennero puro divertimento, espressione della gioia di chi trova comicità in ciò che prima incuteva paura.

IL RITMO DEL TEMPO

Papa Benedetto XVI pose un interrogativo profondo: «Possediamo ancora questa libertà? Non è che ci siamo voluti liberare anche di Dio stesso per essere completamente liberi? E la conseguenza non è forse che siamo di nuovo in balia delle potenze del denaro, dell’avidità, dell’opinione pubblica?». Ogni tempo ha le sue necessità, e il Carnevale ci ricorda che c’è un momento per ogni cosa. L’uomo ha bisogno di un ritmo: per gioire, per pensare, per lavorare. E il Carnevale ha il suo tempo prezioso, da vivere nella pienezza di una sana e pura felicità. Saliamo dunque sul carro del divertimento sincero e semplice, lasciando che i nostri cuori “giubilino” in questa esaltazione dell’anima.