È stato un incontro importante quello proposto dalla pastorale liturgica della diocesi di San Miniato venerdì 31 gennaio a San Romano presso il salone mediceo del convento francescano. Il tema «la presenza reale: mistero della fede» ha visto come relatore padre Hermann Geissler, docente presso la facoltà di filosofia e teologia di Heiligenkreuz e la Pontificia Università Gregoriana. Don Francesco Zucchelli ha fatto le presentazioni: «Padre Hermann è anche superiore della casa romana della famiglia spirituale Opera, una piccola nuova congregazione di origine belga ed è stato stretto collaboratore di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI».
Padre Hermann ha da subito rivolto ai presenti la sua linea di pensiero: «le parole non basterebbero per esprimere la grandezza» del mistero della presenza reale del Signore nell’Eucaristia. Questo perché «la presenza di Gesù nell’Eucaristia è una presenza unica, apice di tutta la vita cristiana».
Nella sua introduzione Geisler ha posto una domanda: «Qual è la missione centrale della Chiesa nel mondo? Portare Dio agli uomini egli uomini a Dio, il Dio vicino, il Dio che entra nella nostra storia, il Dio che vuol trasformarci dal di dentro, salvarci dai nostri peccati, farci suoi figli già sulla terra e per sempre in cielo. E come è presente il Signore nella Chiesa? È presente nella sua parola; è presente nella preghiera; è presente nei poveri, nei malati, nei prigionieri; è presente nei sacramenti; è presente nel sacrificio della messa e nella persona del ministro; è presente, soprattutto, sotto le specie eucaristiche … ed è proprio questo ultimo punto il nodo centrale.
Al centro di tutto il racconto evangelico di Luca: “Poi prese il pane, rese grazie, lo pezzò, lo diede loro dicendo: questo è il mio corpo che è per voi. Fate questo in memoria di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice dicendo: questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue che viene versato per voi». Cristo ha istituito la nuova Pasqua e la sua presenza reale è il mistero dell’Eucarestia, un mistero che è stato anche criticato dai cosiddetti «riformatori»: È Martin Lutero, Ulrico Zwingli, e Giovanni Calvino che hanno fatto propria una concezione soggettivistica e puramente simbolica. Ma il concilio di Trento è stato chiaro confermando in modo definitivo la fede cattolica circa l’eucaristia: “Cristo è integro e presente in ciascuna specie” del pane e del vino, del corpo e del sangue.
Padre Hermann ha poi affrontato tre questioni riguardo i nostri atteggiamenti verso il mistero eucaristico: la Fiducia, la riverenza e l’adorazione. Per esprimere il primo punto Geisler fa riferimento a San John Henry Newman: «A causa della sua conversione dall’anglicanesimo al cattolicesimo egli perse tutto ma proprio tutto. Ma era grato, felice, sereno. Dove viveva, infatti, c’era una cappella e nella cappella c’era il Santissimo. Sapeva che era un grande dono poter vivere sotto un tetto comune con il Signore». Grande esempio di fiducia.
Il secondo punto, la riverenza si spiega con un’affermazione: «Se abbiamo una fede ardente, questa si deve mostrare anche nei gesti: la genuflessione davanti al tabernacolo; il silenzio da osservare raccolti in chiesa; la partecipazione all’Eucarestia in modo attivo, consapevole presente; l’adorazione al momento della consacrazione; la risposta attiva alle preghiere del sacerdote e il ringraziamento a Gesù via, verità e vita». Il terzo punto, l’adorazione: «l’adorazione non è un mero aspetto decorativo.
Nell’adorazione, infatti, ci mettiamo davanti al Signore che ci guida. È, poi, la miglior preparazione alla celebrazione dell’eucarestia perché adorare significa dare al Signore il posto che gli spetta, il primo posto in una presenza reale e definitiva, in mezzo a noi».
Il testo completo dell’intervento di P. Hermann Geissler:
» La presenza reale – di P. Hermann Geissler, FSO 2025_01_31