I Re Magi di oggi, i potenti che credono di essere Dei, con tutta la carovana di servi, imitatori e adulatori di ogni continente, non si inchinano se non a sé stessi e portano in “dono”, al proprio ego e – ahimè – al mondo intero, odio, sgomento e guerra.
Non hanno legge se non quella della forza, non hanno domande, ma solo schematiche risposte – inevitabilmente inadeguate e perciò violente – davanti alla complessità e profondità del mondo e del cuore umano.
Solo chi è disposto, come i Magi del Vangelo, i pastori e i pellegrini del Giubileo appena concluso, a uscire dalle proprie pretese e dai propri “palazzi” e mettersi in cammino con umiltà, può riscoprire che la vera forza che cambia il mondo non è il potere che si impone, generando sempre spirali di violenza, ma quella forza nascosta che muove il cuore di ogni uomo in cerca di pace e di verità e che ha le dimensioni dell’infinito, di Dio.
Papa Leone, nell’omelia dell’Epifania di questo 2026, ha usato un’immagine stupenda, per esprimere questa sete che mette in cammino. “Homo viator, dicevano gli antichi. Siamo vite in cammino. Il Vangelo impegna la Chiesa a non temere tale dinamismo, ma ad apprezzarlo e a orientarlo verso il Dio che lo suscita. È un Dio che ci può turbare, perché non sta fermo nelle nostre mani come gli idoli d’argento e d’oro: è invece vivo e vivificante, come quel Bambino che Maria si trovò fra le braccia e i Magi adorarono”.
La notte della vigilia dell’Epifania partecipavo a un presepe vivente con centinaia di persone. A un certo momento, tutti i presenti cantavano una bellissima canzone natalizia, scritta da Javier e Paula – due amici cileni – le cui parole dicono: “Tanto tempo, tanto cammino: freddo, vento, pioggia, tempesta. Il mio cuore non riposerà finché non troverò il Tuo volto” (Cfr. Paula Giovannetti, Javier Bossart, El pastor, luzenlanoche.es). Intanto, nel presepe vivente, il bambino di pochi mesi che impersonava Gesù, aveva cominciato a piangere e si muoveva inquieto, con la mamma che cercava di calmarlo: vedendolo, pensavo che anche quel Bambino era così, inquieto e, come dice il Papa, vivo, non riducibile a uno schema, come i progetti di potenti.
La canzone poi prosegue e dice: “Non aver paura: c’è un luogo dove è nato il Re per l’umanità. Segui la stella: lo troverai e il tuo cuore fiorirà”. In quel momento la comunità, che cantava a una sola voce, era insieme la stella e il luogo, la casa dove finisce il timore, c’è la pace e rinasce il cuore: mi sono commosso.
Ma ai Re del mondo e a ognuno di noi, che ci sentiamo così facilmente piccoli Re delle nostre vite (e di quelle degli altri) è chiesta l’umiltà di mettersi in cammino e poi inginocchiarsi davanti a Dio fatto bambino, allo scoprire che quello è il luogo in cui tutto rinasce. Allora potremo disarmare il braccio, le parole e il cuore. Il Papa, nella stessa omelia (da leggere e rileggere parola per parola) continua: “Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino”. Non il potere esibito, ma la debolezza amata e protetta costruisce questa vera pace.
Il Papa conclude consegnando a noi cristiani un compito immenso e affascinante: “È bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme! La fedeltà di Dio ci stupirà ancora. Se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora. Maria, Stella del mattino, camminerà sempre davanti a noi! Nel suo Figlio contempleremo e serviremo una magnifica umanità, trasformata non da deliri di onnipotenza, ma dal Dio che per amore si è fatto carne”.
Se a qualcuno queste parole sembrano “poesia”, per chi ha visto e toccato il Dio fatto bambino, per chi ha sperimentato che c’è, qui e ora, un luogo dove si sperimenta la pace vera e l’unità, appaiono come una promessa certa e come una responsabilità per il bene del mondo. C’è speranza per ogni persona, c’è speranza per la pace, se cresce questo popolo di “riscattati” dal Signore, disposti a mettersi al servizio di tutti. La stella continua a brillare.
Fonte: https://www.interris.it/editoriale/il-luogo-dove-tutto-rinasce

