25 Gennaio Festa della Conversione di San Paolo e "Domenica della Parola"

Conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani

Omelia del Vescovo Giovanni

Questa ultima domenica di gennaio è carica di molti motivi di gioia e di riflessione. In primo luogo, un motivo ecumenico: concludiamo oggi qui la “Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani”, che si svolge in tutto il mondo nella domanda a Gesù che possa Lui ricucire gli strappi e curare le ferite che, in questi duemila anni dalla sua venuta nel mondo, noi cristiani abbiamo lasciato che il demonio producesse tra noi.

Il titolo della settimana – “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” – è una frase di san Paolo che ci richiama a riprendere coscienza del nostro essere una cosa sola perché lui ci ha cambiati nel profondo, in quel battesimo che ci ha fatti membra del suo corpo. Anche noi, qui vogliamo offrire questa eucaristia per l’unità della Chiesa.

Il secondo motivo di festa ce l’ha donato papa Francesco sei anni fa, stabilendo che la IIIa Domenica del Tempo Ordinario, oggi appunto, fosse la “Domenica della Parola”, cioè un giorno in cui tutta la Chiesa riconosce la grandezza del dono della Scrittura, della Parola di Dio, parola viva che ci illumina e stabilisce le sponde del cammino del suo popolo e di ognuno di noi.

La parola di Cristo abiti tra voi” è il titolo di questa giornata (anch’essa una frase di San Paolo), che mostra come l’apostolo delle genti avesse chiaro che la Parola non è un suono o un concetto, ma una persona che abita tra noi: Tu, Gesù, che ci raduni!

L’aveva capito il centurione del Vangelo che gli disse la frase che ripetiamo in ogni celebrazione eucaristica: «Di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito» (Mt 8,8). E lo aveva capito Pietro, quando Gesù, nella sinagoga di Cafarnao, chiese se anche loro, gli apostoli, lo volessero lasciare, dopo aver ascoltato quel «linguaggio duro» che aveva fatto tirare indietro anche molti discepoli: «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita» Gv 6, 53). Pietro rispose: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6, 68). Aveva chiaro, nella sua povertà che «solo se ascoltiamo la parola dalla voce del Verbo presente, che ci guarda con amore, essa può alimentare in noi una speranza incrollabile, perché fondata su una presenza che non viene mai meno», come scrive Padre Lepori nel sussidio per questa giornata (Mauro Giuseppe Lepori, La Parola di Dio: fonte di speranza, Sussidio Vaticano per la Giornata della Parola 2026).

La presenza di Gesù che ha parole di vita eterna è quella che San Paolo incontrò proprio il giorno della sua conversione, quando Lui lo folgorò con la sua luce e gli cambiò la vita.

E così arriviamo alla terza ragione di festa di questo giorno, la Festa della Conversione di San Paolo, patrono di questo antico monastero e della piccola comunità di suore Clarisse sanminiatesi che ci accoglie. Grazie sorelle, perché siete una luce accesa di preghiera nella nostra comunità e per la nostra comunità. Che il Signore vi conceda gioia e pace e, se Lui vuole, il dono delle vocazioni, perché questa oasi di preghiera e di pace continui a lungo a abitare la nostra San Miniato.

Le letture di oggi ci parlano di una grande luce che si è accesa nella terra di Zabulon e di Neftali. Isaia l’aveva profetizzata, e il Vangelo di Matteo afferma che questa luce si è accesa quando Cristo, dopo l’arresto di Giovanni, si stabilisce a Cafarnao. È lui la luce che «moltiplica la gioia e aumenta la letizia», perché è lui che «toglie dalle nostre spalle il giogo» del male e del peccato.

Poi Matteo racconta con poche frasi come Gesù chiamò i primi per affidare a loro il compito di portare questa luce al mondo. Da pescatori, dice Matteo, a «pescatori di uomini».

Anche Matteo fu chiamato dal suo banco delle imposte, anche lui ricevette il dono di un’amicizia inattesa con Gesù, con la luce del mondo, con la Parola viva, che pronuncia il nome vero delle cose e degli uomini, che affida il vero compito a ognuno che la accoglie, che fa di noi costruttori di unità e di pace.

Gesù consegnò ai suoi il grande dono dell’unità, che fa esclamare a Paolo: “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati”. Lui stesso però, l’abbiamo sentito nella seconda lettura, deve fare i conti con la divisione che inizia tra i cristiani, con la lacerazione di quel dono.

L’unità è il primo segno della presenza di Gesù nel mondo, mentre la divisione non può che venire dal demonio, che vuole stracciare ciò che l’amore di Cristo ha composto con la sua parola. Le ferite che i secoli hanno prodotto nel corpo della Chiesa di Gesù ci parlano di questa azione divisiva e distruttiva del demonio, ma il rinascere sempre e in ogni luogo, del miracolo dell’unità e la preghiera che ci anima a chiederla oggi insieme, sono il segno che la parola del Signore agisce e ci cambia, se gli apriamo il cuore e la vita.

Chiediamo il dono dell’unità che è luce per tutti, che fa riconoscere la presenza di Cristo, per la Chiesa intera, per tutti i battezzati nell’unico Spirito, e per le nostre comunità familiari, parrocchiali, diocesana. Sappiamo che non possiamo riuscire solo con le nostre forze a costruire quest’unità, ma solo approfondendo la coscienza di ciò che Lui, Cristo può fare in noi, e aprendo la nostra libertà alla sua Grazia. Allora come Maria, Madre della Chiesa, saremo pienamente sua Chiesa, artefici in Gesù della salvezza del mondo.

+ Giovanni Paccosi