«Credere, disobbedire, resistere»,

A Casciana la storia dei giovani cattolici che sfidarono Mussolini

di Francesco Fisoni

La storia quasi dimenticata di un gruppo di giovani cattolici che scelsero di vivere in clandestinità la loro appartenenza scout dopo le soppressioni fasciste, e che nei giorni bui della Repubblica di Salò portarono in salvo migliaia di perseguitati. Emanuele Locatelli, divulgatore e testimone appassionato della loro vicenda, ha raccontato in due incontri a Casciana Terme la storia della loro disobbedienza creativa; un invito forte ai giovani di oggi a riscoprire il valore della propria voce e a non conformarsi.

«Aquile randagie»… Alzi la mano chi non ne ha mai sentito parlare. Non preoccupatevi, siamo in tanti e in buona compagnia. Anche il sottoscritto non ne sapeva niente, o quasi, fino a un po’ di tempo fa. Eppure è una storia bellissima e appassionante.

Quell’infinito moltiplicatore di fatti che è stato il secondo conflitto mondiale (con la connessa storia dei totalitarismi), cela ancora tante vicende incredibili, toccanti o tragiche, che il tempo pian piano s’incarica di restituirci, come accaduto, appunto, un po’ di anni fa per le «Aquile randagie».

Ma andiamo con ordine. Delle «Aquile randagie» ha parlato a Casciana Terme, in due incontri aperti alla cittadinanza e ai ragazzi delle scuole medie, Emanuele Locatelli, 52 anni, di Cinisello Balsamo, scout da una vita, grafico per professione e divulgatore per passione.

Locatelli da anni si spende per far conoscere questa straordinaria storia, che è stata oggetto in anni recenti anche di un film (2019) e di un bell’adattamento teatrale realizzato dall’attore Alex Cendron.

La vicenda delle «Aquile randagie» si dipana lungo un filo temporale lungo quasi 17 anni: il 9 aprile 1928 Mussolini firma il decreto 696 di modifica alla legge sull’Opera nazionale balilla e dichiara la soppressione totale dello scautismo in Italia. A Milano tutte le 27 squadriglie scout della città, loro malgrado, sono costrette a deporre le insegne, ma scelgono di farlo nelle mani del cardinale Ildefonso Shuster, non del regime… tutte meno una: quella che diventerà appunto la squadriglia delle «Aquile randagie» (nome in codice ispirato agli ideogrammi indiani), una manciata di giovani (non più di venti in tutto) di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, capitanate da Giulio Cesare Uccellini detto “Kelly”, un 24enne dal naso adunco, alto come una pertica e magrissimo, ma forte come una roccia: scelgono di disobbedire consapevolmente a una legge che avvertono come profondamente ingiusta e prevaricatrice. Inizierà così per loro un lungo periodo di attività clandestina, una vera e propria resistenza giovanile durata esattamente 16 anni, 10 mesi e 29 giorni, dal 27 maggio 1928 al 25 aprile 1945. Il loro motto divenne: «Resistere un giorno in più del fascismo», e alla fine ebbero ragione loro e vinsero la sfida. Fu grazie a questi giovani che la fiamma dello scautismo in Italia non si spense; e il loro coraggio e le loro azioni, spesso temerarie, li fecero crescere alla svelta trasformandoli rapidamente in giovani uomini di pace.

A Dopo l’8 settembre ‘43 divennero anche promotori di un gruppo di aiuto per ricercati ebrei, perseguitati politici e renitenti alla leva, che sotto il nome acronimo di “Oscar” – Organizzazione Scout (poi sostituito da Soccorso), Collocamento Assistenza Ricercati- salverà oltre duemila persone dalla macchina di distruzione del nazi-fascismo, con espatri in Svizzera (noto quello di Indro Montanelli) e concludendo il proprio servizio a guerra finita proteggendo la vita anche a chi li aveva perseguitati in passato. Efficace il modo in cui Locatelli ha presentato questa avvincente storia ai ragazzi delle terze medie: ha proiettato su uno schermo immagini e video di trapper di successo, di uomini nerboruti e donne ammiccanti, immagini di cui sono costellati i social e il mondo della pubblicità, ha provocato i ragazzi a riflettere se quei modelli incarnano per loro l’idea di libertà o se non rappresentano invece una dittatura dell’apparenza, un condizionamento indotto di cui nemmeno hanno più la percezione. Su questo filone si è poi innestato il racconto lirico e appassionato sulle Aquile randagie, che in un contesto storico diverso e molto più difficile del nostro, fecero una scelta radicale per la libertà, in rifiuto di tutti i condizionamenti che il regime induceva nei giovani: «E voi – rivolgendosi ai tanti ragazzi che affollavano la sala come avreste risposto, se vi fosse capitato di vivere allora?».