Credo che si possa approcciare don Divo in tanti modi, ma il mio modello è partito dal giovane don Divo e dalla capacità che ha immediatamente maturato di vedere Dio in ogni cosa. Per don Divo questo passaggio è stato certamente segnato da una esperienza mistica del 1933 ma anche da una lettura profonda dei testi di uno scrittore cristiano del 1800 che è Dostoevskij. Quindi per chi vuole percorrere questo cammino è fondamentale leggere il testo scritto molti anni dopo dallo stesso don Divo al ricordo di questa sua esperienza fondante per la sua fede. Il libro quindi che consiglio per la lettura di questo mese è Dostoevskij la passione per Cristo. Il testo fin dalla premessa chiarisce perché don Divo si è sentito trascinato da questa lettura. Da subito don Divo ci fa capire quanto in maniera profonda aveva percepito la presenza di Dio nella vita di questo scrittore.
Eppure, a soli 50 anni dalla scomparsa dello scrittore russo, lui aveva anche individuato ben presto le complicate alchimie che hanno determinato il successo dello scrittore sia come romanziere ma soprattutto come filosofo e anima religiosa. Certo si vede che non è un testo fluido come tutti gli altri di don Divo, ma è sicuramente un testo nel quale è evidente la conoscenza di Dostoevskij, infatti è un testo molto più tardo (1996) e pertanto molto pensato ed elaborato. Ma è bellissimo per la forza che trasmette di questa sua passione per la storia, cultura e religiosità russa. Don Divo ci presenta tutti i personaggi più importanti dei libri di Dostoevskij evidenziandone le caratteristiche e anche le peculiari personalità.
Ma il personaggio che più lo ha colpito da ragazzo, portandolo a fare la scelta di cercare Dio sopra ogni cosa, e da qui il sacerdozio, è quello di Kirillov ne I Demòni. L’uomo perfetto, il mistico assoluto che si bea della sua perfezione arrivando a definire che non esistono valori: né bene né male. Tutto si confonde se l’uomo è bello e perfetto: arriva a concepire razionalmente l’uomo Dio. Assomiglia molto al Cristo ma ha una idea di Cristo che purtroppo non lo rende così umile da vedere Cristo. E la sua fine sarà un paradosso: si suicida per dimostrare questo assunto. Nei Demòni don Divo giovanissimo capisce la centralità del Cristo liberatore nel nostro cammino. «L’esercizio supremo della libertà, che l’uomo dovrebbe acquistare nella negazione di Dio, è disporre di sé totalmente sottraendosi a Dio col darsi la morte. Nel darsi la morte dovrebbe divenire Dio. Ma chi può disporre di sé oltre la morte? Di fatto non diventa Dio e non rimane neppure uomo». Questo testo ci regala un don Divo che assumendo completamente la psicologia narrativa “esperienziale” di Dostoevskij, senza averne fatto le stesse pesanti esperienze umane, propone la visione cristiana russo ortodossa al cattolico, come metro di confronto non solo culturale ma anche spirituale. Certo contesta a Dostoevskij l’acrimonia verso i Cattolici che seppur hanno deviato molte volte nel loro cammino di fede (vedi la «Leggenda del grande inquisitore» ne I Fratelli Karamazov) hanno, attraverso i santi, restituito la luce al cammino della Chiesa di Dio. E pure contesta a questo grande scrittore di confondere Dio con la grande madre Russia. Ma l’amore viscerale di Dostoevskij per Cristo, presenza reale e indefettibile nel cammino dell’uomo, di ogni uomo, anche del più “difettoso”, diviene ferma certezza anche per don Divo.
Vedere Dio in ogni situazione e voler assumere a Cristo ogni uomo e ogni cosa è il tratto saliente della spiritualità di don Divo. Non è il misticismo autorefenziale di Kirillov. Ma nemmeno il Dio della Santa Madre Russia che parrebbe trasmettere Dostoevskij. Don Divo individua la presenza del Cristo e di Dio nelle figure minime dei suoi romanzi. In particolare nelle figure femminili: Sonja (in tanti romanzi) o Sofia (nei Demòni). Don Divo ci rinvia al grande romanziere per aprire anche a noi la conoscenza dell’uomo. Gran bella e avvolgente lettura per capire don Divo.

