La Giornata del migrante e del rifugiato a Querce

«Anche uno solo»

La Redazione

Sulla locandina c’è un bambino di spalle che cammina su una strada polverosa, sotto un cielo attraversato da raggi di luce. Porta in braccio un altro bambino, più piccolo, che si aggrappa al suo collo e guarda verso di noi. Dalla maglietta rosa del più grande penzola un orsacchiotto di pezza, l’unico oggetto d’infanzia rimasto in un’immagine di fuga. In basso, sul terreno, si allunga un’ombra. È l’immagine scelta per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, celebrata domenica 27 settembre al Santuario della Madonna della Querce, a Fucecchio, con la Messa delle 9.30 presieduta dal vescovo Giovanni. Il tema, voluto da Papa Leone, è dedicato ai minori migranti e rifugiati e ripete le parole di Gesù nel Vangelo di Matteo: «E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me».

Nella sua omelia il vescovo ha preso le mosse dalla Colletta della domenica, che si rivolge a un Dio capace di rivelare la propria onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono. Da lì è venuta la prima riflessione. La vera prova della potenza di Dio, ha detto, non sta nell’ostentare il potere né nel piegare ogni cosa al proprio progetto, come la mentalità corrente porta a credere. Sta S nell’attenzione a chi è debole, a chi sbaglia, a chi è piccolo e inerme. E subito dopo il rovesciamento: quei deboli siamo noi, siamo noi peccatori. La nostra forza sta allora nella «mendicanza», nel riconoscersi piccoli e nel chiedere. Solo su questo fondamento, nell’omelia, si innesta il tema della giornata.

Monsignor Paccosi ha rivolto un pensiero alle persone che nella diocesi dedicano tempo ed energie all’accoglienza dei minori stranieri. Ha ricordato che, come diceva Papa Francesco, questi ragazzi sono tre volte indifesi: perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando sono costretti a vivere lontani dalla loro terra e dagli affetti familiari. Il modello, per il vescovo, è quello che la seconda lettura, tratta dalla Lettera ai Filippesi, mostra in Gesù, che si è fatto niente e ha percorso la strada fino alla croce per un amore senza calcolo. Da allora, ha osservato, quell’amore senza misura è diventato l’unica misura della vita cristiana. Su questo passaggio si regge la citazione del messaggio del Papa: «Non è una questione di cifre o di statistiche». Il Vangelo invita a non fare calcoli («anche uno solo»), perché ogni bambino ha una dignità infinita ed è immagine di Dio. Il vescovo l’ha collegata al brano evangelico della domenica, quello dei due figli e dei pubblicani e peccatori che passano avanti ai farisei. I primi, cambiati dall’incontro con Gesù, avevano cominciato a desiderare la conversione e a chiedere perdono. I farisei, ieri come oggi, trasformano invece in statistiche e calcoli il criterio della propria vita, mettendo se stessi e i propri interessi davanti a tutto. Il punto più intenso dell’omelia è forse quello in cui Paccosi ricorda che Gesù stesso è stato minore migrante e rifugiato. Ha conosciuto la fuga precaria dal proprio paese e l’incertezza dello straniero in terra straniera.

Da qui la conclusione: per il cristiano non ci sono stranieri, ma solo fratelli, e chi non ha casa in questo mondo, perché la sua patria è il Regno, è chiamato a far sentire a casa ogni persona che il Signore mette sul suo cammino. La celebrazione si è chiusa affidando i minori migranti alla protezione di Maria che, con Giuseppe e Gesù bambino, conobbe la violenza di Erode e l’esilio in Egitto, perché accompagni i loro passi e aiuti le comunità a diventare segni credibili del Vangelo. Torna così il bambino della locandina. Le cifre dei flussi migratori si possono leggere nei rapporti, ma un bambino che ne porta un altro sulle spalle si guarda in faccia, e sulla strada davanti a lui c’è ancora tutto il cammino.