È stata una tre giorni intensa, ricca di emozioni, ma soprattutto di condivisione e di aggregazione per tutti i ragazzi, le ragazze, i bambini e le bambine del territorio di Ponsacco, e non solo. Il «The Rave Church», promosso dall’Unità pastorale di Ponsacco, dalla Diocesi di San Miniato e dalla Caritas diocesana, nell’ambito del progetto Giovani sul Campo, finanziato dai Fondi 8×1000 della Chiesa Cattolica, è nato sperimentalmente l’anno scorso da un’idea di don Armando Zappolini, parroco di Ponsacco e direttore della Caritas diocesana, e dai giovani animatori e animatrici dell’Unità pastorale di Ponsacco, ma quest’anno, dal 12 al 14 giugno, ha preso forma regalando a tutti i partecipanti e le partecipanti giorni indimenticabili. Oltre 150 giovanissimi hanno dormito nelle tende posizionate nello spazio all’aperto della chiesa Don Bosco e sono stati coinvolti in iniziative, attività e incontri, un campeggio non stanziale che ha portato il The Rave Church anche sul territorio.
Sabato mattina il grande gruppo si è spostato al Parco del Poggino per i giochi animati dalle contrade di Ponsacco e nel pomeriggio, diviso in piccoli nuclei, ha preso parte a laboratori e incontri con diverse associazioni e ascoltato le testimonianze di vissuti religiosi, migratori e di impegno civile. Tra le associazioni che hanno aderito: Il Carrubo, Chez nous… le Cirque, Amici della Strada, Bhalobasa, Libera e Eliantus. Per le testimonianze diocesane erano presenti la Caritas diocesana e il Movimento Shalom di Ponsacco, attivi sul territorio con diverse iniziative. Tra i racconti di esperienze: quella di padre Damiano, collegato dal Libano, di Fra Leonardo della Fraternità apostolica di Gerusalemme, originario di Ponsacco, di Ciro Corona dell’Associazione (R)esistenza anticamorra di Scampia e di Im Lom, ex profuga proveniente dalla Cambogia. Il momento più toccante è stato però quello della veglia per la Pace di venerdì sera, guidata da don Filippo Meli, responsabile della Pastorale giovanile di Firenze. «Oggi si rischia – ci ha detto don Filippo – di trasformare la guerra in qualcosa di scontato, di normalizzato e invece credo sia importante ascoltare le testimonianze di vissuti e di esperienze, per poter dire che la guerra tocca la vita delle persone. Abbiamo radunato, quindi, i giovani, accompagnandoli con testimonianze, gesti e con il Vangelo, affinché possano dire noi abbiamo nel cuore il desiderio della pace».
La pace, infatti, si costruisce a partire da dove siamo, da dove viviamo, tutti i giorni. Non ci dobbiamo dimenticare come ha ricordato don Meli durante la veglia – che «possiamo diventare costruttori di pace a partire da ora». Una testimonianza è stata anche quella di Ivan Marin, dell’associazione Carnia per la Pace, che dal Friuli Venezia Giulia ha portato fino a Ponsacco il Sudario con i nomi scritti di 18.457 bambini e bambine morti nella Striscia di Gaza. «Tanti anni fa ho fatto un viaggio a Gaza – ci ha narrato Marin – parte di questi bambini li ho conosciuti. Ho ricevuto tantissimo da loro, mi hanno accompagnato per le vie di Gaza. Adesso con questo Sudario accompagno loro in tutti i luoghi dove ci viene richiesto». Diciotto mila e 457 sono solo i nomi dei bambini e delle bambine dei quali sono stati ritrovati i corpi, i deceduti sono tanti e tanti di più: quelli scritti vanno dal 7 ottobre 2023 al 31 luglio 2025 (data dell’ultimo aggiornamento rilasciato dal Ministero della Sanità di Gaza). Il Sudario, lungo 25 metri e largo 7 metri e mezzo, è stato aperto e retto dalle mani di animatori, animatrici, ragazzi, ragazze, bambine e bambine, all’unisono. «Io accompagno i bambini e le bambine di Gaza e qui ho trovato tanti bambini e bambine e questo mi ha reso molto felice».
Nel silenzio della sera, con rispetto, i bambini e le bambine morti sono stati accolti in un grande abbraccio… «Per non dimenticare un solo nome» (cit. Paola Caridi). È poi stato piantato un ulivo che crescerà nel giardino accanto alla chiesa Don Bosco ed è stata sotterrata una “capsula del tempo”, con lettere scritte dai partecipanti e una chiavetta con un video, che sarà risotterrata e aperta tra dieci anni. La tre giorni si è conclusa con la santa Messa celebrata dall’arcivescovo di Firenze, monsignor Gherardo Gambelli: «Riunire questi giovanissimi con il messaggio di vivere la fraternità umana è essenziale, abbiamo bisogno della creatività, dell’intelligenza, della sensibilità dei giovani per costruire ponti di amicizia. Un ponte che siamo chiamati a costruire tra popoli, è un ponte che cominciamo a costruire nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie, nelle nostre diocesi attraverso l’incontro intergenerazionale. Per la Chiesa mettersi in ascolto dei più giovani è una sfida molto importante: ascoltarli ci consente di ri immaginare percorsi per la pace e di costruire ponti solidi di fraternità».
La vera anima del The Rave Church sono gli animatori e le animatrici, «vorremmo citarli tutti, ma ci limitiamo a ringraziarli, dal profondo del cuore», sottolinea don Armando Zappolini, «il loro è un grande contributo, si mettono in campo per l’organizzazione, la preparazione, iniziate già mesi fa, e per stare a fianco di tutti i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze, con responsabilità, senza risparmiarsi. Senza di loro, la loro creatività e il loro entusiasmo, tutto questo non sarebbe realizzabile». Ma, alla fine, tutto è realizzabile perché tutti insieme – come recita l’inno del The Rave Church– si costruiscono mille meraviglie… e forse grazie allo sguardo e al cuore dei giovanissimi un giorno anche la pace sarà possibile.

