8 per mille: La nostra firma sul 730 che vale un piatto caldo

«Il pane quotidiano» e il dormitorio di Ponsacco

di Francesco Fisoni

L’8xmille della Chiesa cattolica è il motore invisibile che ogni giorno alimenta «Il Pane Quotidiano», la mensa Caritas di Ponsacco con l’annesso dormitorio, un presidio di umanità aperto 365 giorni l’anno, insostituibile per la Valdera e per chiunque, in quel territorio, si trovi solo e senza niente.

 C’era una volta una bicicletta. Anzi, forse due. E qualcuno che pedalava lungo le strade di Ponsacco con le borse piene di pasti caldi, presi al ristorante della Mostra del Mobilio in cima a Viale Primo Maggio, per portarli fino al primo piano del Toniolo, dove un gruppo di persone aspettava in silenzio. Era la fine del 2005, e quella bicicletta, semplicissima, un po’ commovente, racconta meglio di qualsiasi statistica da dove viene questa storia: dalla generosità senza fronzoli e da una comunità che ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Vent’anni dopo, quella bicicletta è diventata una cucina professionale a doppio ambiente, un refettorio caldo con bagni distinti, docce disponibili per chiunque ne abbia bisogno, e al piano superiore un dormitorio con otto posti letto sempre tutti occupati con una lista d’attesa che non si svuota mai. Si chiama “Il Pane Quotidiano” ed è la mensa Caritas della parrocchia di Ponsacco, in via Valdera C. 6, in quella che un tempo era la casa degli scout e che don Renzo Nencioni volle trasformare in un luogo di accoglienza quando giunse in parrocchia nell’aprile del 2004. Il nome è tutto un programma: il pane di ogni giorno, quello che si chiede nella preghiera più antica del mondo. La storia di questa mensa è una storia di crescita lenta, ostinata, quasi artigianale. «Don Renzo cominciò subito a lavorare a questo progetto», racconta Fabrizio Gallerini, responsabile dei servizi Caritas della parrocchia e testimone di ogni tappa dell’avventura. «C’erano persone che ogni giorno venivano a chiedere un pasto o un posto dove dormire». E così, tra il 2008 e il 2009, nacque una cucina al secondo piano del Toniolo, con la cuoca, i volontari e la bella convivenza con i ragazzi del catechismo, che crescevano a contatto con il gesto concreto del dare da mangiare a chi aveva fame. Poi arrivò il salto vero e proprio: la sede degli scout al pianterreno di via Valdera, ristrutturata grazie a un progetto finanziato in parte con i fondi dell’8xmille della Cei. Inaugurazione nel dicembre del 2016, apertura effettiva nell’ottobre del 2017. Oggi – si diceva – la struttura è uno spazio pensato con attenzione: cucina a doppio ambiente, refettorio, magazzino, bagni distinti, due docce. Al piano superiore otto C’ posti letto, tre bagni, la sala da pranzo per il dormitorio. Nel giardino adiacente, una casetta di legno, acquistata con i fondi dell’8xmille, dove chi arriva prima si ripara dal freddo e dalla pioggia, in attesa che l’operatore apra.

La mensa funziona 365 giorni l’anno, senza mai una chiusura: «Non si è mai fermata, nemmeno durante il Covid», dice Gallerini con un orgoglio sobrio che vale più di mille proclami. Ogni giorno siedono a tavola tra le dieci e le quindici persone. A garantire il servizio c’è una cuoca con contratto fisso, affiancata ogni giorno da uno o due volontari, coordinati da Marco Veronesi che gestisce i turni mese per mese; all’approvvigionamento di tutto il necessario per la mensa e il dormitorio provvede invece Giacomo Caruso, altro volontario prezioso. I gruppi di catechismo spesso prendono in carico il servizio domenicale. «È una bella rete di lavoro», commenta ancora Gallerini. Anche il dormitorio non conosce riposo: d’inverno l’apertura è anticipata alle due del pomeriggio; la cena arriva ogni sera dalla casa di riposo di Ponsacco. Colazione, cambio settimanale della biancheria, prodotti per l’igiene: tutto è incluso.

Gli ospiti vengono da Ponsacco e dai Comuni limitrofi; arrivano attraverso il centro d’ascolto, dove Orietta Bacci, la storica assistente sociale di Caritas Valdera, ascolta i bisogni e gestisce i rapporti con i servizi sociali del territorio. «Attualmente ci sono più italiani che stranieri», spiega Gallerini; gli stranieri vengono prevalentemente da Marocco, Senegal, Albania, Romania. Alcuni sono ospiti fissi, altri passano per un periodo e poi ripartono. «C’è una persona che vive con noi da anni perché non ha nessun altro posto dove andare. Continuiamo a tenerlo con noi, con affetto e sostegno», dice ancora Gallerini e aggiunge: «La maggior parte di queste persone non ha nessuno. Il ritrovarsi a pranzo, fare i compleanni, non mancare di niente durante le feste: è il loro modo di ritrovarsi». Vengono molto prima dell’orario, si siedono, parlano tra loro e con i volontari. Il tavolo della mensa è diventato, per molti, l’unico posto al mondo in cui si sentono attesi.

Ed è qui che entra in scena il protagonista invisibile di questa storia: l’8xmille. Ogni anno la diocesi di San Miniato eroga alla struttura 20.000 euro provenienti dai fondi che i contribuenti italiani destinano alla Chiesa cattolica firmando la propria dichiarazione dei redditi. Un’erogazione regolare che, dal 2019, coincide con l’arrivo in parrocchia di don Armando Zappolini: è grazie alla sua passione e al suo impegno che i servizi sono stati potenziati e che quella cifra – rimasta stabile negli anni – è diventata il pilastro economico su cui poggiano la mensa e il dormitorio.

Una firma, un gesto minimo, che non costa assolutamente niente al contribuente. Eppure è quella firma che, moltiplicata per milioni di italiani, permette ogni mattina alla cuoca di accendere i fornelli, agli operatori di aprire la porta del dormitorio, ai volontari di apparecchiare la tavola. I 20.000 euro annui coprono le utenze, il compenso della cuoca, le due borse lavoro degli operatori del centro notturno. Nell’esercizio appena concluso la struttura ha speso complessivamente 28.000 euro, la differenza viene colmata dalle card che offre la Coop, da un contributo del Comune erogato attraverso la farmacia comunale, e dalle donazioni dei benefattori. Ma il fondo 8xmille è la colonna portante. Grazie a quei fondi sono stati acquistati lavatrice e asciugatrice per il dormitorio, la lavastoviglie per la mensa, un distributore automatico di bevande con biscotti e merendine, e la casetta di legno nel giardino. «Questi fondi non sono comunque sufficienti», ammette Gallerini senza infingimenti. Il bisogno supera sempre le risorse. Manca ad esempio ancora una struttura femminile, che si avverte come urgente: «Abbiamo varie richieste di donne sole o con bambini e non sappiamo dove alloggiarle. Questo al momento è il nostro cruccio più grosso, la nostra spina nel fianco».

Per il resto, la rete regge. E la signora del circolo Arci di San Gervasio che due volte l’anno carica gli ospiti su due pulmini e li porta a mangiare a casa sua a Santa Maria del Monte, facendo trovare loro giacconi e golf appesi a degli attaccapanni, pronti per essere presi, racconta che attorno al Pane Quotidiano si è costruito qualcosa di ben più grande di un servizio assistenziale. Si è costruita un’amicizia.