Con il Rito di Ammissione tra i candidati al Diaconato Permanente

Anniversario della Dedicazione della Cattedrale

L'omelia del Vescovo Giovanni

Il 13 maggio 2026, la Cattedrale di Santa Maria Assunta e San Genesio ha ospitato la solenne celebrazione per l’Anniversario della Dedicazione, un momento di forte unità per tutta la Chiesa di San Miniato.

L’evento, reso speciale dalla partecipazione corale dei cori parrocchiali della Diocesi, ha visto un passaggio fondamentale per la vita comunitaria: la candidatura al Diaconato permanente di Valter Gronchi e Marco Giannini. Riportiamo di seguito l’omelia del Vescovo Giovanni.

 

La domanda della Samaritana su quale fosse il luogo in cui adorare (stranamente non dice adorare Dio, ma solo adorare), dà modo a Gesù di esprimere la grande novità del Vangelo: con Lui, Dio fatto uomo, che ci ha fatto conoscere Dio come Padre, Dio come amore infinito, è superata la distinzione tra sacro e profano, cioè la distinzione tra un luogo (e un tempo) che è di Dio, e altri luoghi (e momenti) che non sono di Dio, in cui possiamo abitare quasi dimenticandoci di Dio.

Questa è la normalità: anche noi dividiamo, separiamo e ci sembra di essere noi a dare qualcosa a Dio, quando pensiamo a Lui o facciamo qualcosa per Lui, mentre in realtà ciò che non è fatto davanti a Lui e per Lui è perso, è ridotto, non è nemmeno pienamente umano. Ma è Gesù che porta in un’altra dimensione: «Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità».

Cambia il registro, cambia il significato. Tutto è di Dio, il tempo, lo spazio, il mondo, la storia, ma soprattutto tu ed io, noi siamo di Dio che ci è Padre. Adorare il Padre in spirito vuol dire, credo, questo: che tutto di noi in ogni momento e in ogni luogo è chiamato all’adorazione del Padre, perché Dio è la verità del nostro vivere, del mondo, del tempo. In spirito e verità, dice Gesù, lo dobbiamo adorare. «Così, infatti, il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».

Allora, potremmo dire, perché celebrare la festa di questa Chiesa, di questo tempio, se tutto ormai è tempio? Non è un tornare alla religione fatta di luoghi, regole e riti da cui Cristo ci ha liberato? Gesù non nega nulla dell’umano e proprio superando questa divisione che noi uomini avevamo inventato, quasi per difenderci da Dio, separando dei momenti per Lui per avere momenti per noi, dà un senso nuovo anche ai luoghi sacri. Infatti, la cattedrale, e ogni Chiesa, a differenza dei templi antichi, sono spazi della comunità, della Chiesa, del corpo vivo in cui il Signore si fa presente. Nella chiesa di pietre e mattoni ogni elemento del mondo naturale assume un significato nuovo, tutto parla di Dio. E soprattutto in esso la chiesa canta, celebra, riconosce il Suo Signore, lo accoglie nei sacramenti, per diventare sacramento nel mondo, tempio vivo, comunità a cui invitare. «Venite e vedete!».

È significativo che in questa festa della dedicazione della cattedrale si svolga oggi il rito di candidatura al diaconato permanente di Valter e di Marco. I diaconi, con i presbiteri e con tuti i membri del popolo di Dio sono chiamati, in modo speciale nel servizio della carità a costruire questa Gerusalemme nuova, questa città vivente che è la Chiesa.

Il canto dei cori convenuti qui stasera è il canto della comunità che è la Gerusalemme celeste che cammina nella storia. «L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio». Scende da Dio perché Lui ci ha chiamati ad essere pietre vive di questa città del Dio vivente. «Voi vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste».

Valter e Marco, con tutti noi, siete in modo ancora più profondo chiamati a edificare con Lui e in Lui, con il lavoro, con creatività e disponibilità, nelle circostanze quotidiane quest’inizio nel mondo della Città del cielo. Città di pace, di quella pace di cui il mondo ha tanto bisogno e che portiamo come dono di Gesù. «Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “Su te sia pace!”».

Pietre vive di questa Chiesa viva, di cui la Cattedrale è simbolo e cuore.