Un incontro col vescovo Giovanni a Orentano sulla Dottrina sociale della Chiesa

Luci dal Medioevo sul bene comune e il buon governo

La Redazione

Il vescovo Giovanni ha tenuto lunedì sera una conferenza sugli affreschi di Ambrogio Lorenzetti, intrecciando arte medievale e riflessioni sulla contemporaneità, alla luce della Dottrina sociale della Chiesa.

Si è tenuta lunedì 27 aprile, presso la Rsa Madonna del Rosario di Orentano, la serata promossa dal Centro di Dottrina Sociale della Chiesa «Maria Mater Ecclesiae», intitolata «Dal Medioevo senese, la lezione del Buon Governo».

La conferenza è stata tenuta dal vescovo Giovanni Paccosi, che ha guidato il pubblico presente attraverso una lettura degli affreschi del Buon Governo e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti, per trarne spunti di riflessione vivi e attuali. La serata è iniziata con il canto del Regina Caeli. A introdurre l’incontro è stata Maria Teresa Parrino, responsabile del Centro, che ha ringraziato il vescovo per la disponibilità e ha contestualizzato il tema della serata nell’ambito del percorso formativo promosso dall’associazione.

GLI AFFRESCHI DI LORENZETTI: UN MEDIOEVO DA RISCOPRIRE

Il vescovo Paccosi ha preso avvio dalla celebre serie di affreschi dipinti tra il 1338 e il 1339 da Ambrogio Lorenzetti nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena, un ciclo pittorico che raffigura gli effetti del Buono e del Cattivo Governo sulla città e sul contado. Realizzati quando Siena era retta dal cosiddetto governo dei nove, quegli affreschi nascono in una città che si sentiva profondamente legata alla Vergine Maria, in un legame simbolico che affondava le radici nella vittoria di Montaperti del 1260. Monsignor Paccosi ha invitato a riconsiderare l’immagine stereotipata del Medioevo: «Fu, con tutti i suoi limiti, un momento in cui i cristiani tentarono di animare la società alla luce del Vangelo», ha detto, ricordando come quella stagione abbia generato capolavori artistici e culturali ancora oggi straordinari. Per la sua illustrazione, il vescovo si è avvalso del volume di Mariella Carlotti «Il bene di tutti: gli affreschi del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti nel Palazzo Pubblico di Siena».

LA SAGGEZZA, LA GIUSTIZIA, LA PACE: UN NESSO ANTICO E URGENTE

Al centro dell’analisi del vescovo, il legame dinamico che Lorenzetti rappresentò visivamente e che la dottrina politica medievale teorizzò con rigore: dalla Sapienza nasce la Giustizia, dalla Giustizia nasce la Concordia, e dalla Concordia fiorisce la Pace. Una catena che, ha sottolineato Paccosi, non è affatto scontata né automatica, ma richiede volontà, strutture e istituzioni fondate sulla verità. Citando Tommaso d’Aquino, il vescovo ha ricordato come il grande teologo commentasse il principio antico «la legge è la volontà del re»: tale affermazione può essere accettata, spiegava Tommaso, soltanto se vi sia «una ragione ordinata», altrimenti la volontà del principe non è giustizia, ma arbitrio.

TRUMP, IL DIRITTO INTERNAZIONALE E LA TENTAZIONE DELL’ARBITRIO

Monsignor Paccosi ha poi citato un articolo apparso sul New York Times a fine gennaio: una giornalista riferisce di un’intervista al presidente Trump, nel quale questi avrebbe dichiarato di non sentirsi «vincolato da alcuna legge internazionale, norma, controllo o equilibrio dei poteri». Alla domanda su cosa potesse fermare l’uso della forza militare americana, la risposta sarebbe stata: «Sì, c’è una cosa. La mia moralità. La mia mente è l’unica cosa che può fermarmi». Sorge una domanda filosofica e politica di fondo: può la coscienza individuale di chi governa sostituirsi all’ordine della realtà, al diritto, alla ricerca condivisa della verità? La risposta della tradizione cristiana, da Tommaso a Lorenzetti, è no.

LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA COME BUSSOLA

Nella parte conclusiva della conferenza, il vescovo ha illustrato come la Dottrina Sociale della Chiesa si collochi precisamente sul piano della sapienza: non un’ideologia, ma un aiuto a «riconoscere come la verità delle cose orienta l’azione». I suoi pilastri – la dignità inviolabile della persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà – sono i criteri con cui giudicare le situazioni storiche, economiche e politiche. Applicando questi criteri ai conflitti in corso nel mondo, monsignor Paccosi ha individuato tre livelli di crisi. Sul piano della sapienza, le narrazioni ideologiche e le manipolazioni propagandistiche dell’informazione rendono difficile capire le cause reali dei conflitti. Sul piano della giustizia, si assiste a una violazione sistematica del diritto internazionale, con i civili colpiti indiscriminatamente. Sul piano della concordia, finché l’altro viene percepito come male assoluto, nessun dialogo è possibile. «Se non c’è giustizia, non c’è pace», ha ricordato il vescovo, citando un principio fondamentale del Magistero. La pace autentica non si impone dall’esterno: esige negoziati reali, riconoscimento reciproco tra i popoli, ricostruzione della fiducia, processi di riconciliazione. «Noi cristiani ha concluso monsignor Paccosi non possiamo mai stare dentro parti già definite, non possiamo accettare una pace che vede l’altro come un nemico da far sparire».

SETTE SECOLI E LE STESSE DOMANDE

La serata si è chiusa con una constatazione che vale come sintesi: le domande poste da Ambrogio Lorenzetti nel 1338 con i suoi affreschi sono le stesse che il mondo si trova ad affrontare oggi. Giustizia tra la comunità e le persone, giustizia tra le persone e la comunità: categorie indispensabili, allora come ora, per costruire il bene comune. Un messaggio tutt’altro che nostalgico, ma di acuta e necessaria attualità.