Il Messaggio di Pasqua del Vescovo

Dal legno secco della croce
fiorisce la grande speranza

+ Giovanni Paccosi, Vescovo di San Miniato

In questi giorni in cui la liturgia e la natura stessa ci fanno penetrare nel mistero della morte e resurrezione di Gesù, non è difficile immedesimarsi nello sguardo degli apostoli. Stringe il cuore a seguire Pietro che, proprio nei momenti più drammatici, rivela tutta la sua debolezza umana, il suo peccato, fino al rinnegamento. A me, e penso a molti, viene da riconoscere che sono proprio come lui: il suo pianto amaro, quando si rende conto della propria enorme incoerenza, diventa anche il mio, pensando a quanta ingratitudine verso i doni immensi del Signore, a quanta reticenza a vivere quella legge dell’amore per la quale, invece, Gesù si è lasciato torturare e uccidere, pronunciando solo parole di perdono. Questi giorni di Pasqua sono un giudizio, un giudizio paradossale, eppure l’unico vero, sui tempi violenti e dolorosi che ci tocca vivere. Le tenebre, che scesero su Gerusalemme il Venerdì Santo, assomigliano alla nebbia oscura in cui ci troviamo: la violenza incomprensibile della guerra, l’ingiustizia che si abbatte su tanti innocenti, la mancanza di speranza che assedia perfino i più giovani, sono una cappa, che sembra vincere il desiderio e l’impegno di bene di tanti.

Si è detto, ed è giusto ripeterlo, che il bene che tante, tante persone fanno, è un bene silenzioso, che non rintrona come gli scoppi delle guerre e gli urli e i colpi della violenza. Ma anche questo desiderio di bene e quest’impegno nel dono rischiano di spegnersi, se non si ritrova, ora, qui, una fonte che renda inesauribile l’amore.

Il giudizio della croce di Gesù è questo: mentre il male e la mancanza di senso sembrano essere troppo forti, la debolezza di Gesù che offre sé stesso sulla croce, abbracciando il mondo in un amore infinito, rinnova in noi la certezza della risurrezione. La morte non trionfa, perché Lui l’ha attraversata e ci ha raggiunto oggi nel presente con la forza della sua risurrezione. A questa sua vittoria si abbevera la nostra povera volontà d’amore. Nella Lettera Pastorale che ho scritto qualche settimana fa, dal titolo «Io faccio nuove tutte le cose (Ap 21, 5). Un popolo in cammino per la gloria di Cristo», sottolineavo che la fede – la forza che rimette in piedi anche dopo il tradimento, come accadde a Pietro che dopo aver rinnegato Gesù, fu fatto da lui capo della sua Chiesa, e insieme agli altri apostoli si lanciò nella missione di testimoniare al mondo Cristo – la fede si rinnova in noi dentro la comunità. «Noi siamo Chiesa – scrivevo – per rendere possibile oggi l’esperienza dell’incontro con Cristo. È l’esperienza presente di una novità, di una bellezza, di una verità che si può riconoscere nella Chiesa di ora, che fa scoprire che il contenuto del Vangelo è vero». Gesù è risorto, e nella sua croce e nella sua resurrezione fiorisce ogni speranza. Non basta sentirselo dire, c’è bisogno di viverlo. Ancora nella lettera si legge: «Per comunicare la fede e per educare alla vita cristiana c’è bisogno della comunità. È la comunità che testimonia sulla piazza del mondo una forma nuova di vita e che forma incessantemente le persone sul modello di Cristo». La comunità, in cui i primi cristiani «erano un cuor solo e un’anima sola» (cfr. At 2,42s), è il frutto maturo della Pasqua. Siamo chiamati a viverlo insieme, nella gratitudine di una amicizia donata e che dobbiamo offrire a tutti. Che la mattina inesauribile della Pasqua ogni giorno ci trovi a correre verso Gesù, che ci mostra le sue piaghe in cui tutto è redento. Spero che la nostra comunità diocesana possa essere sempre più luogo di questa resurrezione vissuta.

Auguro una buona Pasqua alle comunità monastiche, ai religiosi e alle religiose, ai miei sacerdoti e diaconi, ai membri di associazioni, movimenti e altre comunità laicali, ai giovani e agli anziani, ai bambini e alle famiglie, ai malati, ai medici e al personale degli ospedali, agli ospiti e al personale delle Rsa, ai volontari di tante associazioni, insomma, a tutti il nostro grande popolo cristiano.

I miei auguri di pace e gioia agli amministratori pubblici, alle forze dell’ordine, a tutti coloro che sostengono con il loro lavoro, spesso umile e nascosto, la nostra convivenza civile. Saluto gli appartenenti ad altre religioni e tutti gli uomini e donne di buona volontà, credenti e no: che i giorni della Resurrezione portino in tutti un rinnovato entusiasmo per il bene, per la pace, per la costruzione di spazi di vita e di incontro. La Vergine Maria e San Francesco, con i nostri patroni Genesio e Miniato, siano al nostro fianco in questo compito di essere portatori di speranza.