San Miniato, chiesa Cattedrale

Omelie nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio

+ Giovanni Paccosi

Omelia dalla Messa delle ore 18 in Cattedrale con il Te Deum di ringraziamento

«Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio». Gesù è venuto tra noi nella «pienezza del tempo», ossia nel momento in cui tutto era disposto perché una storia nuova iniziasse a germogliare nella storia. Nel nostro tempo che passa, anno dopo anno, e sembra consumare tutto: ripensando in questo 31 dicembre all’anno trascorso ognuno vede come è volato via veloce.

Eppure il tempo che scorre, come quando un fiume incontra una roccia e la sua corrente si apre attorno ad essa, non può più, da quella notte dei pastori a Betlemme, di Maria che adora con Giuseppe Dio fatto suo figlio, sommergere quella storia nuova che è iniziata.

Gesù è venuto, dice san Paolo, «perché ricevessimo l’adozione a figli». A dirci che non siamo sassi gettati nella corrente, portati di qua e di là dagli andirivieni della storia. Ci ha rivelato che siamo figli. Ci ha dato il suo Spirito: «E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre!»

In Lui cambia la coscienza di noi stessi: voluti e amati, messi al mondo e nella corsa del tempo come figli per tornare a casa, dal Padre, di cui siamo eredi, cioè partecipi della sua grandezza. «Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio».

Alla fine di un anno, la prima ragione di stupore e gratitudine, di meraviglia grata, è questa scoperta che si rinnova. Ognuno può ripensare, a livello personale, ai momenti in cui ha riconosciuto questo amore provvidente, e insieme lo possiamo vedere, come un germoglio di bene che cresce e non si illanguidisce, che rifiorisce sempre.

Lo abbiamo visto nel Giubileo, nel cammino sinodale della nostra Chiesa Italiana, nell’estrema testimonianza di Papa Francesco e nella ventata di novità e di speranza che ci ha investiti in Papa Leone. Lo abbiamo visto nelle nostre comunità, in cui tra tanti problemi, commuove vedere il bene che continua, nella vicinanza ai più poveri, nelle esperienze dei giovani, nel coraggio pieno di fede delle coppie che si sposano, in chi accoglie la vita nascente e in chi ha cura degli anziani, nell’impegno per i bambini che soffrono e nella testimonianza di una vita di fede che si fa carità vissuta.

Ma anche nella nostra società in cui apparentemente si riduce il riferimento alla fede come criterio della vita – basta pensare alle questioni del fine vita, delle ingiustizie sociali e alle guerre folli che non si placano – si vede però sorgere un nuovo interesse alla dimensione dello spirito (quanti libri – per esempio – su Gesù, su Dio, sulla Bibbia) e una domanda di senso e di verità nuove: quanti si sono messi in cammino verso Roma in questo anno!

«Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo». Gesù è entrato così profondamente nella storia, che mentre appare come uno dei tanti, un piccolo bambino, che nulla potrebbe davanti alle sfacciate potenze del mondo, che adorano se stesse e vorrebbero che anche noi le adorassimo, in realtà continua a chiamare e a affascinare, a rendere possibile un inizio inarrestabile di pace e di verità, un’esperienza di carità e di vita nuova, che non può essere vinta dal male e che si rinnova e cresce giorno dopo giorno, anno dopo anno, generazione dopo generazione.

Colpisce la saggezza della liturgia che con certezza e gioia si rivolge a Dio, nella preghiera sopra le offerte di questa festa e dice: «O Dio, che nella tua provvidenza dai inizio e compimento a tutto il bene che è nel mondo». In Maria, la Madre di Dio, in Gesù frutto benedetto del suo seno, che Lei ci offre e a cui ci consegna, abbiamo la certa speranza che anche questo anno, che stanotte inizierà, sarà esperienza di una grazia più forte del male, di una pace che può fiorire anche tra le violenze del mondo e di un compito che questi doni ci consegnano: essere testimonianza viva per tutti.

Per questo a tutti voi auguro, e noi auguriamo al mondo: «Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace».


 

Omelia dalla Messa delle ore 11 in Cattedrale

La liturgia di oggi, Solennità della Beata Vergine Maria Madre di Dio, ci riporta alla notte di Betlemme, ai pastori che lodano Dio, dopo aver visto il Bambino adagiato nella mangiatoia, con Maria e Giuseppe. «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, (…) perché ricevessimo l’adozione a figli». La pienezza del tempo, il momento che ha tagliato in due la storia e reso il vagare umano un cammino di «pellegrini di speranza», come diceva il motto dell’anno giubilare appena concluso, è questo umile quadro di una circostanza apparentemente marginale e inerme davanti alle potenze del mondo. Eppure è l’inizio della pace, è la fonte di una vita nuova che da allora non ha mai smesso di diffondersi nella storia.

La gioia dei pastori è custodita da Maria. «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Custodisce e medita tutte queste cose, lei, la Madre di Dio. Custodiva queste cose, e custodiva suo Figlio! Vedeva crescere giorno per giorno Lui, speranza del mondo e faceva sempre più sua la logica di un’altra potenza, che si esprime nella misericordia, nel dono, nell’amore ai nemici. Lui, Gesù e la vita nuova che nasce in coloro che lo accolgono, continuano ad essere la fonte della nostra speranza di pace. Possiamo esserne costruttori, se custodiamo lo sguardo grato e lieto dei pastori che contemplano questo grande mistero, dei magi che si misero in cammino per vederlo.

Il Papa, nel suo messaggio per questa cinquantanovesima giornata mondiale della pace, rinnova l’incito a ripartire da qui, dalla pace che Cristo manifesta e ci dona. Il titolo del messaggio: «La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante», mette al centro l’iniziativa di Dio che vuole la pace e ce la dona. «La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”». Aprendoci a questa iniziativa di Dio, possiamo essere costruttori di questa pace, che è possibile anche in mezzo ai giorni violenti in cui viviamo.

Quando nel mese di giugno, con i vescovi toscani, siamo andati in Terrasanta, quante testimonianze di sacerdoti, frati, suore, laici che in mezzo all’odio e alla violenza costruiscono con una operosità indomabile oasi di pace che dicono a tutti che la pace è possibile. Torno sempre a ciò che ci disse il cardinale Pierbattista Pizzaballa quando affermava che per noi la pace, la costruzione della pace non è opzionale, perché non possiamo chiudere noi stessi la pace che Cristo ci dona e dobbiamo renderla visibile e possibile per tutti.

Il Papa nel suo messaggio sottolinea come sia necessario guardare in un altro modo la realtà, senza mettere fra parentesi questa novità che da 2000 anni cambia i cuori degli uomini e che si chiama Gesù Cristo. «Non sono pochi oggi a chiamare realistiche le narrazioni prive di speranza, cieche alla bellezza altrui, dimentiche della grazia di Dio che opera sempre nei cuori umani, per quanto feriti dal peccato». «Anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie – aggiunge – e dove la disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha dimenticato la pace».

Essere protagonisti di questo movimento inarrestabile di pace non è facile ma è reso possibile dall’iniziativa di Dio, di fronte alla quale siamo chiamati a renderci strumenti e testimoni. Allora svanisce anche la difficoltà di misurarci con la grandezza dell’amore infinito di Gesù, nella speranza riposta in lui. Il Papa non nasconde che la via di Gesù continua ad essere una sfida. «La via di Gesù continua a essere motivo di turbamento e di timore. E Lui ripete con fermezza a chi vorrebbe difenderlo: “Rimetti la spada nel fodero” (Gv 18,11; cfr Mt 26,52). La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali».

Eppure i tanti testimoni che ci dicono che il riarmo, la violenza, la deresponsabilizzazione di guerre affidate sempre più alle macchine, non sono inevitabili. Come Papa Francesco torna all’esempio di Francesco d’Assisi. «In quel mondo pieno di torri di guardia e di mura difensive, le città vivevano guerre sanguinose tra famiglie potenti, mentre crescevano le zone miserabili delle periferie escluse. Là Francesco ricevette dentro di sé la vera pace, si liberò da ogni desiderio di dominio sugli altri, si fece uno degli ultimi e cercò di vivere in armonia con tutti».

«Insieme all’azione – continua rivolgendosi ai credenti – è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture. In tutto il mondo è auspicabile che «ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono».

Bisogna chiedere al Signore che cambi i cuori degli uomini e crescano coloro che affidandosi al Dio della pace, costruiscono queste «case di pace» nelle nostre comunità, nella società, nel mondo, ognuno con la sua responsabilità. Il Papa conclude auspicando che questo «possa essere questo un frutto del Giubileo della Speranza, che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse: “Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore”» (Is 2,4-5).

Che all’inizio del nuovo anno, il Signore ci doni di sperimentare la benedizione che nel libro dei Numeri Dio aveva consegnato a Mosè per il Suo popolo: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace». Così sia.