(Letture: Nm 6,22-27; Sal 66; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21)
La liturgia di oggi, Solennità della Beata Vergine Maria Madre di Dio, ci riporta alla notte di Betlemme, ai pastori che lodano Dio, dopo aver visto il Bambino adagiato nella mangiatoia, con Maria e Giuseppe. «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, (…) perché ricevessimo l’adozione a figli». La pienezza del tempo, il momento che ha tagliato in due la storia e reso il vagare umano un cammino di «pellegrini di speranza», come diceva il motto dell’anno giubilare appena concluso, è questo umile quadro di una circostanza apparentemente marginale e inerme davanti alle potenze del mondo. Eppure è l’inizio della pace, è la fonte di una vita nuova che da allora non ha mai smesso di diffondersi nella storia.
La gioia dei pastori è custodita da Maria. «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Custodisce e medita tutte queste cose, lei, la Madre di Dio. Custodiva queste cose, e custodiva suo Figlio! Vedeva crescere giorno per giorno Lui, speranza del mondo e faceva sempre più sua la logica di un’altra potenza, che si esprime nella misericordia, nel dono, nell’amore ai nemici. Lui, Gesù e la vita nuova che nasce in coloro che lo accolgono, continuano ad essere la fonte della nostra speranza di pace. Possiamo esserne costruttori, se custodiamo lo sguardo grato e lieto dei pastori che contemplano questo grande mistero, dei magi che si misero in cammino per vederlo.
Il Papa, nel suo messaggio per questa cinquantanovesima giornata mondiale della pace, rinnova l’incito a ripartire da qui, dalla pace che Cristo manifesta e ci dona. Il titolo del messaggio: «La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante», mette al centro l’iniziativa di Dio che vuole la pace e ce la dona. «La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”». Aprendoci a questa iniziativa di Dio, possiamo essere costruttori di questa pace, che è possibile anche in mezzo ai giorni violenti in cui viviamo.
Quando nel mese di giugno, con i vescovi toscani, siamo andati in Terrasanta, quante testimonianze di sacerdoti, frati, suore, laici che in mezzo all’odio e alla violenza costruiscono con una operosità indomabile oasi di pace che dicono a tutti che la pace è possibile. Torno sempre a ciò che ci disse il cardinale Pierbattista Pizzaballa quando affermava che per noi la pace, la costruzione della pace non è opzionale, perché non possiamo chiudere noi stessi la pace che Cristo ci dona e dobbiamo renderla visibile e possibile per tutti.
Il Papa nel suo messaggio sottolinea come sia necessario guardare in un altro modo la realtà, senza mettere fra parentesi questa novità che da 2000 anni cambia i cuori degli uomini e che si chiama Gesù Cristo. «Non sono pochi oggi a chiamare realistiche le narrazioni prive di speranza, cieche alla bellezza altrui, dimentiche della grazia di Dio che opera sempre nei cuori umani, per quanto feriti dal peccato». «Anche nei luoghi in cui rimangono soltanto macerie – aggiunge – e dove la disperazione sembra inevitabile, proprio oggi troviamo chi non ha dimenticato la pace».
Essere protagonisti di questo movimento inarrestabile di pace non è facile ma è reso possibile dall’iniziativa di Dio, di fronte alla quale siamo chiamati a renderci strumenti e testimoni. Allora svanisce anche la difficoltà di misurarci con la grandezza dell’amore infinito di Gesù, nella speranza riposta in lui. Il Papa non nasconde che la via di Gesù continua ad essere una sfida. «La via di Gesù continua a essere motivo di turbamento e di timore. E Lui ripete con fermezza a chi vorrebbe difenderlo: “Rimetti la spada nel fodero” (Gv 18,11; cfr Mt 26,52). La pace di Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali».
Eppure i tanti testimoni che ci dicono che il riarmo, la violenza, la deresponsabilizzazione di guerre affidate sempre più alle macchine, non sono inevitabili. Come Papa Francesco torna all’esempio di Francesco d’Assisi. «In quel mondo pieno di torri di guardia e di mura difensive, le città vivevano guerre sanguinose tra famiglie potenti, mentre crescevano le zone miserabili delle periferie escluse. Là Francesco ricevette dentro di sé la vera pace, si liberò da ogni desiderio di dominio sugli altri, si fece uno degli ultimi e cercò di vivere in armonia con tutti».
«Insieme all’azione – continua rivolgendosi ai credenti – è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture. In tutto il mondo è auspicabile che «ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono».
Bisogna chiedere al Signore che cambi i cuori degli uomini e crescano coloro che affidandosi al Dio della pace, costruiscono queste «case di pace» nelle nostre comunità, nella società, nel mondo, ognuno con la sua responsabilità. Il Papa conclude auspicando che questo «possa essere questo un frutto del Giubileo della Speranza, che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse: “Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore”» (Is 2,4-5).
Che all’inizio del nuovo anno, il Signore ci doni di sperimentare la benedizione che nel libro dei Numeri Dio aveva consegnato a Mosè per il Suo popolo: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace». Così sia.
+ Giovanni Paccosi
