Omelia per la Veglia Pasquale

San Miniato, Cattedrale ore 22.30
04-04-2026

 

(Letture: Gen 1,1 – 2,2; Sal 103; Gen 22,1-18; Sal 15; Es 14,15-15,1; Es 15,1-7a.17-18; Is 54,5-14; Sal 29; Is 55,1-11; Is 12,2-6; Bar 3,9-15.32 – 4,4; Sal 18; Ez 36,16-17a.18-28; Sal 41; Rm 6,3-11; Sal 117; Mt 28,1-10)

 

Le donne erano andate a visitare la tomba, ma l’angelo disse loro: «Non è qui, è risorto!» E Gesù apparendo loro aggiunge: «Non abbiate paura!» Comprendiamo che il Signore dice in queste parole rivolte anche a noi, ci dice stasera: «Non sono dove pensavi! Non sono dove tu immagini, dove sempre mi hai trovato. Non sono nel passato, non sono nei libri, non sono nelle idee che ognuno può avere di me. Io sono vivo, presente, ora». La Sua presenza ci soqquadra le idee: si fa trovare, si fa vedere dove Lui vuole, non dove noi immaginiamo.

Le letture che abbiamo ascoltato, che ci hanno fatto ripercorrere la storia della salvezza, invitandoci a cercarlo, ad avere sete di Lui, a riconoscere il nostro bisogno senza limiti, perché il nostro cuore è fatto così, senza limite. I limiti li mettiamo noi e purtroppo viviamo in una mentalità che ci invita sempre a ridurre la grandezza del nostro cuore: per esempio affermando che l’importante della vita è “stare bene”. Ma questo stare bene poi diventa il tentativo di non avere problemi, e lo sforzo per non avere problemi diventa quasi inevitabilmente indifferenza e chiusura verso gli altri, per non dover farsi carico delle difficoltà, non voler soffrire per le ingiustizie. Questa è la riduzione del cuore.

Noi siamo chiamati a una pienezza di vita che inizia a diventare possibile con la risurrezione di Gesù, frutto del suo amore senza limiti, amore che perdona, che vince dal di dentro ogni male e ogni morte. Il Signore risorto si fa trovare. Non è in cielo, dopo la risurrezione. Lui si è fatto uomo per rimanere ogni giorno con noi. Alle donne, ancora smarrite dopo le parole dell’angelo, si fa vedere, si fa abbracciare. Così anche da noi si fa vedere e abbracciare, se non rimaniamo chiusi all’interno di una idea già fatta, se accettiamo di guardare dov’è il Signore.

Diceva Papa Leone all’inizio della “Dilexi te”: «Quel Gesù che dice: “I poveri li avete sempre con voi” (Mt 26,11) esprime il medesimo significato quando promette ai discepoli: “Io sono con voi tutti i giorni” (Mt 28,20). E nello stesso tempo ci tornano alla mente quelle parole del Signore: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40)».

Sappiamo dunque dove cercarlo: nelle persone povere, nei loro volti e cuori, i poveri che non sono solo quelli che non dispongono di mezzi economici, ma tutti coloro che hanno bisogno di essere amati e di trovare il valore vero della propria esistenza.

Lì troviamo Gesù come lo troviamo nella povertà della nostra comunità che celebra in questa notte. Con tutta la nostra povertà, Lui si fa presente e Gesù risorto è la speranza del mondo. Questa speranza è affidata a noi che ritroviamo qui, stasera, per annunciarla a tutti.

Si è acceso il cero Pasquale, simbolo di Cristo risorto, ma poi al cero abbiamo acceso le nostre fiammelle, perché anche noi possiamo essere riflesso della luce di Gesù. Ora inizia la liturgia dell’acqua, che ci ricorda il nostro battesimo, in cui Lui ci ha scelti, non per un possesso fine a se stesso, ma perché partecipiamo con Lui alla missione di dare testimonianza.

Chiediamo al Signore che celebrare questa Pasqua sia annunciare la Parola di vita nuova che Egli ha portato nel mondo, che ci facciamo disponibili all’azione del Suo Spirito per esserne testimoni. Oggi il mondo è così profondamente segnato dal buio del male, ma nella luce di Cristo a cui abbiamo acceso le nostre luci – pensate a quante luci in tutte le chiese del mondo dove si celebra la Veglia Pasquale – possiamo essere fermento del mondo nuovo.

 

+ Giovanni Paccosi