Omelia per l’Ordinazione diaconale di Tommaso Giani

Perignano, chiesa parrocchiale
16-02-2020

 

Da dove arrivi Tommaso? Pontedera, Genova, Pavia, Samperone, Perignano, Fucecchio, Santa Croce, San Miniato?

Sono le tappe dove l’imprevedibile fantasia dello Spirito e dell’Amore di Dio ti ha cercato, trovato e ti ha condotto. E sono luoghi non solo identificati nella toponomastica, ma sono fatti per te da volti incontrati e ben conosciuti, volti accolti o che ti hanno accompagnato. In queste tappe c’è la tua storia e insieme la chiamata di Dio che oggi ti porta ad accogliere il dono del diaconato.

Tanti volti, passi condivisi, incontri che oggi diventano motivo di ringraziamento: è il grazie alla tua famiglia, ai tuoi genitori e poi alcuni altri grazie, al vescovo Roberto Filippini che mi ha scritto e mi ha pregato di dirti che c’è la sua amicizia e la sua preghiera, a don Gallo che dal cielo oggi se la ride (il bimbo diventa diacono), la Lilly, e i tifosi sampdoriani; il vescovo Giovanni di Pavia, don Antonio e don Enzo Boschetti, don Armando e la comunità di Perignano che ti ha accolto, il seminario a Firenze con il rettore, qui presente, gli amici del Centro notturno a Santa Croce, i ragazzi e i docenti dell’Istituto Checchi e tanti altri. Tanti grazie Tommaso puoi dire e solo di alcuni ora mi sono fatto voce…

E’ bello per te diacono, chiamato al servizio, al dono, al perderti per gli altri, riconoscere oggi con gratitudine i tanti che ti hanno accompagnato e si sono fatto servi nel cammino della tua vita.

La Parola di Dio ci presenta oggi il dono della Sapienza.

Così nel Siracide: “Grande è la sapienza del Signore, forte e potente, egli vede ogni cosa” e si ricorda la sapienza di Dio per dire che essa è donata all’uomo che nell’ascolto della Parola diventa capace di sapienza.

E Paolo nella lettera ai Corinzi ci parla della Sapienza di Dio che è stata fatta conoscere, quella che ci ha raccontato Gesù con la sua vita.

E nel vangelo infine la Sapienza assume la concretezza della Legge e Gesù ammonisce: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti, non sono venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla legge neppure un iota o un segno, senza che tutto sia compiuto”. E così ci ripresenta la legge nella sua pienezza, la legge dell’amore, Gesù raccontando: “avete inteso che fu detto… ma io vi dico”.

Al diacono è chiesta la sapienza, caro Tommaso; anzi, al diacono è data in dono dallo Spirito la Sapienza.

Ti è donato oggi un amore di Dio che raggiunge il cuore, la vita intera e che cambia. La sapienza, caro diacono, è dono da accogliere, dono di cui fidarsi, è il lasciarsi amare da Dio. Ed è la prima e profonda ragione del diventar diacono e del desiderio di farsi prete.

Questa stessa sapienza poi è il ministero da vivere, anche come diacono. Ti è chiesto di vivere il discernimento. Così dice il Siracide: “Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua, là dove vuoi tendi la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male…”.

Ti viene donato e ti è chiesto Tommaso di cercare il bene, di saperlo discernere, di riconoscerlo. Ti è chiesto di aiutare gli altri, coloro che incontri e che accogli a riconoscere e cercare il bene, cioè a cercare la vita. E solo la sapienza ti può aiutare.

Sei chiamato a servire carissimo Tommaso, a donare la vita, ad amare… con sapienza.

C’è una dimensione essenziale, necessaria per vivere questo discernimento nel riconoscere il bene e nel praticarlo: è la comunità cristiana. E’ proprio il frutto della legge, un patrimonio di amicizia di Dio dato ad Israele, capace di aggregare una comunità, il popolo amato. E oggi la Chiesa.

Il dono della sapienza è fecondo e ti accompagna nel discernimento se vissuto nella comunione e nella obbedienza cordiale alla Chiesa, alla comunità cristiana.

Il diaconato oggi ti regala con più intensità e forza una comunità di cui sentirti parte e da accogliere come dono, è la nostra Chiesa e potrai davvero servire, secondo il volere del Signore, secondo il suo cuore, sentendo con questa Chiesa. Sentire cum ecclesia, come direbbe la spiritualità di Sant’Ignazio di Loyola. A questa fedeltà e a questo legame ti chiama la sapienza e ti incoraggia a vivere il tuo servizio.

Affascina anche leggere le parole di Gesù nel vangelo di oggi e le situazioni concrete che egli cita nel promulgare la Legge dell’amore. C’è una pienezza che è l’amare e che fa comprendere il senso profondo dei comandamento, della Legge, il cuore che è l’amore e che chiede di andare anche oltre la legge stessa, per amare.

E in queste situazioni che Gesù racconta si svela una sua capacità: Gesù era un cercatore di storie di vita. Quante ne ha incontrate, di alcune ci racconta il vangelo. Fa proprio così Dio, cerca storie di vita. Ce lo ricordava anche il testo del Siracide: “I suoi occhi sono su coloro che lo temono”.

E cercare storie, incontrare storie vuol dire vivere il vangelo, portare la buona novella, annunciare che la vita può cambiare, operare gesti veri e concreti di amore, di accoglienza, di cordialità, di abbraccio.

Caro Tommaso sappiamo che a te piace cercare storie. Le ha scovate da tutte le parti, sei andato a cercare anche in Ucraina, e sei capace di raccontarle anche a partire dalle qualità dei tuoi ragazzi a scuola. Sappiamo che l’umanità, il cuore dell’uomo ti appassiona e faresti di tutto pur di raggiungerlo, di ascoltarlo, di condividere il calore umano. Ed è vivere il vangelo.

Da diacono lo dovrai fare anche per “mandato”, per ministero ricevuto. Cercare storie.

E in questo ricercare storie di vita potrai vivere il diaconato come esercizio di amore: accogliere, ascoltare, incoraggiare, correggere anche, condividere, fare posto… E’ questo lo stile del cercare storie, come Gesù. E potrai vedere e raccontare che ogni storia di vita sta già a cuore del Signore, potrai vedere come Lui si fa vicino e ti chiede di portare la sua presenza.

E’ il modo indicato da Gesù nel vangelo per cercare storie e molto concreto: parla di amore ai nemici, di capacità di perdono, di affidamento al volere di Dio, di coerenza di vita.

Così caro Tommaso potrai vivere e annunciare il vangelo. E in questo modo aiuta la comunità cristiana ad aprirsi, ad andare in uscita… a cercare storie e a scrivere storie di vangelo.

Un ultimo pensiero: “se la tua mano ti è occasione di scandalo tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella geenna…”. C’è un messaggio in questa parola sorprendente di Gesù che vuol dire che il vangelo e l’amore vissuti con pienezza sono in grado di riempire davvero tutta la vita, riempiono di vita e di felicità. E pur di avere questa pienezza si può anche perdere una mano se impedisce di lasciarsi riempire da questo amore, che poi l’amore del Signore ti basterà.

E’ questo l’augurio per te caro Tommaso: ti basti l’amore del Signore e da Lui lasciati guidare ed accompagnare a vivere l’amore negli incontri della tua vita.