Omelia della Santa Messa della Notte di Natale

San Miniato, Chiesa Cattedrale
24-12-2019

 

 

Carissimi, celebriamo nella notte l’annuncio sempre nuovo e sorprendente che Dio è venuto in mezzo a noi, ha scelto di “sporcarsi” con la nostra umanità e di condividere la vicenda umana, la nostra vita. Celebriamo nel Natale dunque la prima venuta del Signore in mezzo a noi e continuiamo ad attendere, come ci ha raccontato l’avvento, la sua seconda venuta.

 

C’è un verbo, un atteggiamento, un movimento che abita l’annuncio della notte di Natale. Lo troviamo nei testi biblici. E’ il verbo, l’atteggiamento del “vedere”.

Così ce lo indica il testo di Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce..”.

San Paolo, nella seconda lettura dice: “E’ apparsa la grazia di Dio”, un apparire che richiede il vedere, il guardare.

E poi il vangelo: dopo il racconto della nascita di Gesù a Betlemme appare sulla scena l’angelo del Signore che raggiunge i pastori, gente lontana, poco interessata e certo non dell’orizzonte degli uomini religiosi del tempo, gente forse incapace di “vedere” nella fede. A loro l’angelo annuncia, avvolgendoli di luce, la nascita di Gesù e aggiunge: “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia…”. Dunque un segno, un segno da vedere, da cercare e i pastori dovranno andare al luogo della natività per vedere quel segno. Infatti il vangelo proseguirà dicendo che i pastori tra loro si dicevano: “andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento”.

 

Accanto al vedere però subito è indicata una emozione, un sentire, un dono: la gioia.

Isaia, dopo aver annunciato la luce nelle tenebre, da vedere aggiunge: “Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva…”.

San Paolo che parla della grazia di Dio in mezzo a noi, afferma che essa “porta salvezza a tutti gli uomini” fonte di gioia e poi annuncia una novità di vita e di fraternità tra gli umani.

E il vangelo: dei pastori si racconterà che “i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto”.

 

Il vedere e il dono della gioia sono due esperienze che raccontano il natale, che ce lo fanno vivere, che realizzano il natale.

Si tratta di vedere un segno, un bimbo che nasce nella povertà e nella semplicità della esperienza umana, un bimbo che ci racconta da subito la delicatezza e la dolcezza con cui Dio si fa vicino agli uomini. E’ la delicatezza dell’amore, dell’amare.

E’ questo il terzo atteggiamento che riassume i precedenti, il vedere e il gioire: amare. Ed è lo sguardo più vero.

Con lo sguardo dell’amore viviamo il natale e guardiamo a quel bimbo che è nato tanti anni fa e che ha nome Gesù.

Lo stesso amore però ci consente di vederlo davvero noi oggi, con gioia, ogni volta che dell’amore ci facciamo narratori, artefici, testimoni. Ogni seme di amore diventa sguardo che vede il Messia nato in mezzo a noi.

E perché l’amare non sia uno sdolcinato e romantico sentimento basterebbe ricordare alcune situazioni: la famiglia quando tra sposi non ci si parla e non ci si capisce più; un bimbo da accogliere quando sembra ormai impossibile potergli aprire le braccia del cuore e della vita; un malato da accudire con pazienza e nella condivisione; uno straniero che vorrebbe approdare a porti sicuri e ad una vita dignitosa; il povero il cui volto ci è noto perché abita le nostre strade e un po’ anche ci scomoda e ci disturba; il giovane che chiede un po’ più di fiducia in questo mondo e di dargli il tempo per realizzare la propria vita; e poi il tuo datore di lavoro, il compagno di lavoro, l’amico, il parente lontano, questi figli che il Signore mi ha dato, il prete mio confratello, il papa, la gente dei luoghi ove c’è la guerra…

Potremmo continuare: su queste scene si vive davvero l’amare e se non lo si vive qui, in queste situazioni a Natale in realtà non abbiamo visto davvero l’evento di Betlemme, il bimbo che è nato.

 

E’ Natale, siamo chiamati a vedere, a scoprire la gioia di questa notte e ci è chiesto di ripartire da Betlemme amando davvero la nostra vita, i suoi contorni, i volti di chi ci appartiene e che incontriamo, i più poveri. Così sarà Natale con gioia.

 

E ci scambiamo gli auguri con queste parole del card. Montini, futuro papa Paolo VI, nella notte di Natale del 1955:

“E’ nato il Salvatore.

E’ nato il Messia, Cristo Signore.

Il Salvator, il Messia, il Gesù di Betlemme

è il verbo di Dio fatto uomo.

Cadiamo in ginocchio.

La meraviglia non ha confini.

L’adorazione non ha sufficiente umiltà.

La gioia non ha parole bastevoli.

Il cielo si è spalancato.

Il mistero della vita interiore di Dio si è manifestato.

L’umiltà trascendentale di Dio si è palesata feconda.

Cristo non sei lontano nei secoli.

Tu sei vicino, sei presente, sei nostro, se ti sappiamo accogliere.

Tu sei la luce, la letizia, tu sei l’amore.

Vieni, o Signore!

Noi crediamo all’amore e alla tua bontà.

Crediamo che Tu sei il nostro Salvatore.

Abbiamo un solo desiderio: rimanete uniti a te,

non cristiani di nome, bensì cristiani convinti.

Amen.