Omelia della Notte di Natale

San Miniato, chiesa Cattedrale
24-12-2018

 

Carissimi,

questa notte viene completato il presepio, viene collocato nella scena della natività il bambinello, Gesù bambino. Anche noi lo porteremo poi nel presepio qui accanto.

Ma dove sarà Gesù bambino? Dove lo troviamo per collocarlo nel presepio?

Dobbiamo collocarlo nella culla del presepio, vorremmo accoglierlo anche noi, nella nostra vita, per fare davvero Natale. Ma dove lo troviamo per collocarlo nella culla e nella vita?

La Parola di Dio ci dà alcuni indizi per questa ricerca.

Il profeta Isaia: ci spinge a visitare le tenebre, chi sta nel buio, nella oscurità. E da lì si potrà intravvedere proprio Gesù bambino. Egli che il profeta definisce “una grande luce”, “una luce rifulse”… con il dono che “hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia”. Ecco allora il primo indizio: le tenebre.

Paolo nella lettera a Tito ci racconta la gioia di una vita buona: sobrietà, giustizia, pietà, attesa e speranza, opere buone… Ed ecco il secondo indizio per trovare Gesù bambino: la testimonianza di una vita buona, bella.

Il vangelo infine ci porta a Betlemme, la città del pane, la città di Davide, dove, annota il vangelo, “per loro non c’era posto nell’alloggio” e così il bimbo nasce in una mangiatoia, povero tra i poveri come i pastori, chiamati a vederlo e incontrarlo. Dunque il terzo indizio: la povertà e la semplicità della mangiatoia.

Questi sono i segni che ci conducono a trovare Gesù bambino. E ci parlano della nostra vita, del nostro mondo. Sono gli spazi di vita e di umanità che oggi sono ancora tenebra, la ricchezza di buone testimonianze di vita, di bella umanità e il permanere di situazioni di povertà, come quella del bimbo Gesù che non ha altro posto per nascere che una semplice mangiatoia.

Dove ci conducono oggi questi indizi per trovare il nostro Gesù bambino? Dobbiamo proprio seguire questi indizi. E allora…

Lo troviamo forse negli angoli della strada dove uomini e donne come noi hanno la loro unica casa fatta di un angolo di marciapiede, con coperte e cartoni per coprirsi;

lo troviamo nei luoghi di cura, come gli ospedali e con tutti i malati, con chi soffre, con chi è solo…;

lo troviamo sui barconi di chi arriva da lontano, forse non per loro volere, rischiando di morire in mare e trova ostacolo, chiusura e respingimenti;

lo troviamo nelle vicende delle famiglie di oggi che sono segnate da tante fatiche e fragilità, talvolta da incomprensioni e cadute e che eppure continuano a credere nell’amore;

lo troviamo tra i bimbi, spesso fragili, indifesi, violati, purtroppo anche nella Chiesa, eppure belli per la loro semplicità e spontaneità, ed è lì con loro, come con quei bimbi, innocenti e indifesi, che Erode fece uccidere;

lo troviamo nelle aree del mondo infuocate dalla guerra, dalla violenza, dal terrorismo, dal porsi di fronte all’altro come chi vede un nemico, un rivale e non il fratello;

lo troviamo nella quotidianità della vita di tante persone che vivono la fedeltà alla esigenze di ogni giorno, con la rettitudine di una vita buona, capace di dono e di condivisione…

Per trovare Gesù bambino dobbiamo visitare, incontrare la marginalità di tante situazioni come queste e Gesù bambino è lì ad attenderci, è lì anche per noi. Lo potremo prendere e mettere nel presepio… e anche nella nostra vita e sarà anche per noi Natale. Un buon Natale.

E l’augurio è con le parole del card. Carlo Maria Martini:

“Signore Gesù che cammini sulla nostra terra e soffri le nostre povertà per annunciare il comandamento della carità, infondi in noi il tuo spirito di amore  che apra i nostri occhi, per riconoscere in ogni uomo un fratello: e finalmente diventi quotidiano il gesto semplice e generoso che offre aiuto e sorriso, cura e attenzione al fratello che soffre, perché in questo natale non facciamo festa da soli”.