Editoriale

Una patrona contro la violenza sulle donne

di don Francesco Ricciarelli

Nel folto calendario delle “giornate mondiali” ce ne sono alcune di indiscutibile rilevanza, che ricevono una giusta attenzione a livello mediatico. Una di queste l’abbiamo celebrata due settimane fa: la giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne. Un tema lancinante e ancora troppo attuale. Dagli abusi sessuali ai femminicidi, dal fenomeno delle spose bambine alla prostituzione coatta, è una galleria di orrori che quotidianamente ci mette di fronte all’assurda idea che la donna sia un essere subalterno, una proprietà esclusiva e un oggetto di compensazione delle frustrazioni del maschio. Una crescente incapacità di riconoscere la libertà dell’altro, anche quando questa cozza con la personale autostima e il riemergere di relazioni sociali violente e primitive contribuiscono al diffondersi e al perpetuarsi di realtà intollerabili e insensate di brutalità contro le donne. In questi giorni mi sono imbattuto in un risvolto inaspettato di questo tema.

Nel calendario cattolico ci sono patroni a cui rivolgersi per qualsiasi tipo di problema o specifico bisogno. Ebbene, proprio la santa di cui sono occupato ampiamente negli ultimi anni, Eurosia di Jaca, martire spagnola del primo millennio, è stata in passato invocata come patrona contro la violenza, oggi si direbbe «di genere», sulle giovani donne. La notizia è contenuta in un breve saggio pubblicato trent’anni fa sulla «Rivista abruzzese» a firma di Giuseppe Di Domenicantonio, intitolato «Lo stupro nella tradizione popolare e il culto di Sant’Eurosia». In esso l’autore raccoglie idee e osservazioni su un argomento ostico e scandaloso: l’uso della violenza nei rapporti fra i sessi nella cultura contadina. In particolare, in una società in cui una giovane “disonorata” veniva additata al pubblico ludibrio e difficilmente avrebbe potuto trovare marito, talvolta si ricorreva allo stupro come strumento di vendetta o per ottenere un matrimonio riparatore. Le brutalità nei confronti delle donne erano talmente comuni e accettate da passare anche nei detti popolari. In questo contesto, alcune figure di donne che hanno resistito a questo genere di prevaricazione, e che sono state elevate alla gloria degli altari, sono diventate punto di riferimento per la devozione popolare: si pensi a S. Maria Goretti o alla stessa S. Eurosia. L’autore riferisce che nella località agricola di Civitella del Tronto (Teramo), denominata S. Eurosia, «la taumaturga viene invocata dalle ragazze, ma anche dalle madri e dalle nonne, per scongiurare qualsiasi forma di violenza carnale, soprattutto nei confronti delle giovani da marito».

Considerando la vicenda della santa spagnola che si oppose a un matrimonio combinato e rifiutò il matrimonio forzato con il capo dei suoi aguzzini in nome della libertà di coscienza e di religione, S. Eurosia può candidarsi ad essere invocata a pieno titolo come patrona della liberazione femminile. Don Francesco Ricciarelli