Riflessioni

Secondo mistero gaudioso

di Francesco Fisoni

Sosteneva con sconcerto il cardinal Newmann che, come cristiani, ci siamo talmente abituati all’orizzonte di questo mondo, che neppure ci sfiora più l’idea che un giorno – e potrebbe essere stasera stessa o domattina – Cristo ritornerà sulle nubi, come ha promesso, in tutto il suo regale splendore. Parrebbe fargli eco, con veritiero sarcasmo, Pasolini: «I cristiani attendono il ritorno di Cristo, come si attende la corriera alla fermata». Necessarie premesse prima di raccontare un fatterello, forse accaduto da qualche parte – neppure troppo lontano da noi – in un tempo, anch’esso, neppure troppo lontano… Nella canonica di un piccolo borgo campestre, una coppia di anziani sposi che lì abitava, tutte le sere si ritrovava all’ora del vespro per recitare il rosario. Talvolta qualcuno del luogo chiedeva di partecipare, sperando di guadagnare un invito a cena e la compagnia per due chiacchere a veglia. Molti erano quelli che domandavano, dopo la fatica nei campi, di essere ricordati in quelle «Avemmarie».

Una sera di maggio, con il sole che ancora regalava qualche tiepida carezza, bussò alla porta della canonica una giovane signora: «Mi hanno informata che nella vostra casa recitate tutte le sere il rosario all’ora del vespro. Mi trovo qui di passaggio e vorrei unirmi a voi questa sera. Non vi darò alcun disturbo. Terminata la preghiera continuerò per la mia strada». La richiesta lasciò gli sposi perplessi; ma elaborarono subito che non c’era niente di male a permettere ad un’estranea, e così distinta per giunta, di unirsi alla loro devozione. Come ogni sera prima del rosario erano soliti leggere un brano dai vangeli. Quella sera toccava a Luca: «Signora, leggiamo sempre un po’ di Scrittura, prima del rosario per aiutare la meditazione dei misteri». «Sarò felice di ascoltarvi», rispose la donna… il suo profumo, gentile e delicato, gonfiava le narici. «Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus…».

Terminata la lettura, l’uomo prese dunque in mano il suo rosario e cominciò: «Nel primo mistero gaudioso si contempla l’annuncio dell’angelo a Maria… Avemmaria piena di grazia il Signore è con te…».

La donna adesso non parlava, non accompagnava insieme alla vecchia il controcanto del «Santa Maria, Madre di Dio…», ma ascoltava assorta, quasi rapita dalla nenia melodiosa delle «Avemmarie». I due poveri sposi si chiedevano perché, adesso, la donna non li seguisse nella preghiera. «Il secondo mistero tocca a lei Signora…». La donna allora li guardò con uno sguardo indicibile e, accennando un sorriso, disse: «Nel secondo mistero gaudioso si contempla la visita che… io feci a mia cugina Elisabetta», e di colpo sparì dalla loro vista, lasciando vuota la seggiola dov’era seduta.