Domenica 15 settembre

L’ingresso di don Fabrizio a San Miniato Basso

L'omelia del Vescovo Andrea

Domenica 15 settembre, don Fabrizio Orsini ha fatto in suo ingresso nella comunità parrocchiale di San Miniato Basso. Pubblichiamo di seguito l’omelia del Vescovo Andrea durante la solenne concelebrazione eucaristica di inizio del ministero pastorale nella comunità parrocchiale.

 

È momento di festa e di comunità questo che stiamo vivendo e celebrando.

Accompagniamo don Fabrizio nella parrocchia di San Miniato Basso come nuovo pastore.

Lo accompagno come vescovo, come padre, fratello e amico ed è segno di una condivisione che potrà continuare poi nei giorni a venire.

Lo accompagnano qui tanti amici delle parrocchie di Marti e Capanne, certo con la fatica di un distacco non facile, dopo tanti anni di presenza nelle loro parrocchie, e con tanta gratitudine che hanno saputo dimostrare a don Fabrizio. Vorrei salutare di cuore i fedeli di Marti e di Capanne ringraziandoli per la maturità cristiana che hanno saputo mostrare nel vivere questo momento; spero di potervi presto annunciare il vostro nuovo parroco.

Lo accompagnano nell’entrare nella Chiesa i fedeli di questa parrocchia di cui don Fabrizio diventa oggi parroco. Tra di loro, per primo, don Luciano che per tanti anni ha servito questa comunità e che oggi conclude il suo ministero in questa parrocchia. A don Luciano il grazie che viene dal cuore per il bene compiuto. A lui si deve l’operosità per la costruzione di questa Chiesa ed è il segno del suo edificare la Chiesa che è il Corpo di Cristo. E con don Luciano tanti di voi: membri dei consigli parrocchiali, catechisti, collaboratori su tanti fronti, a partire dalla Chiesa e dalla liturgia fino alla vita dell’oratorio e tanti credenti che sono oggi qui presenti. Insieme ci sono le autorità civili e militari che ringraziamo.

Vedi, caro don Fabrizio… Sentiti accompagnato. Noi siamo poca cosa…, ma nel nostro esserci oggi qui è il Signore che vuole dirti che c’è Lui; è Gesù, colui che ti ha chiamato un giorno a seguirlo più da vicino, che ancora oggi sta con te, ti accompagna e promette: “Io sarò con te”.

La parola di Dio oggi ci mostra il volto della Chiesa, della comunità cristiana, le dinamiche della vita del popolo di Dio e in questa luce possiamo scoprire il compito del pastore nella comunità, il compito che ti è affidato caro don Fabrizio.

La prima lettura ci presenta un quadro del cammino di Israele nel deserto, nell’esodo, un momento decisivo, quello in cui Dio mostra la sua fedeltà consegnando a Mosè la legge e il popolo invece, temendo il suo Dio, non fidandosi di Lui si costruisce il proprio idolo, il vitello d’oro. Si nota in questa vicenda il ruolo di Mosè: egli dialoga con Dio. Mosè è sul monte perché sta dialogando con Dio, è invitato dal Signore a scendere per andare dal popolo peccatore, e con Dio Mosè dialoga perché il Signore desista dal proposito di punire il popolo. Mosè è un uomo, in mezzo al popolo, davanti a Dio, in ascolto del Signore, obbediente a Lui solo. Mosè è intercessore e prega davanti a Dio per il popolo peccatore.

Alla luce di questa bella immagine di Mosè si comprende il compito del pastore nella comunità cristiana. Anche il prete nel popolo di Dio è un intercessore, un uomo davanti a Dio, in dialogo con Lui per il gregge. Il prete sta alla presenza di Dio, cioè ne cura il rapporto, la relazione, tiene vivo il dialogo con lui, l’ascolto, obbedisce al Signore.

Caro don Fabrizio sia questo un tratto del tuo essere prete e parroco a San Miniato Basso. La preghiera, il rapporto con il Signore, l’ascolto della Parola di Dio, l’adorazione e la celebrazione eucaristica, la docilità all’opera dello Spirito Santo: questo è il tuo primo compito di parroco. E così facendo, vivendo la tua fede, servi il popolo di Dio, puoi dialogare con Dio in favore della gente, puoi mostrare nella comunità e ai credenti la vita di Dio, la sua volontà, la sua opera buona.

Il vangelo ci consegna oggi il bellissimo capitolo 15 di Luca, le parabole della misericordia.

Due accenti vorrei raccogliere da questa pagina, soffermandomi soprattutto sulla parabola del padre misericordioso.

Anzitutto il vangelo ci presenta i personaggi: un padre e due figli. La prima fatica che racconta questa vicenda non è quella del figlio che se ne va di casa o l’altro figlio che non vuole partecipare alla festa. Il problema vero è che nessuno dei due si sente figlio, vive da figlio di questo padre. E l’operosità del padre cerca di ridare ad entrambi la dignità di figli: attende quello scappato di casa e quando arriva lo abbraccia, fa festa, lo tratta da figlio; va in cerca del primo figlio, orgoglioso, lo prega di entrare alla festa e di riconoscere suo fratello, cioè di essere figlio.

La casa di questo padre ci parla del Regno e di come esso si manifesti anche nella comunità cristiana, nella Chiesa, anche in questa parrocchia. Si tratta, ci vien detto, di vivere da figli, di costruire legami fraterni e cordiali. Nella Chiesa siamo tutti figli, di uguale dignità davanti al Signore, chiamati a questa figliolanza e fraternità tra di noi.

Caro don Fabrizio sii dunque fratello, sentiti figlio con tutti i figli di Dio in questa Chiesa. Ti è chiesto di collaborare ad edificare la Chiesa come comunità dei figli di Dio, gente che vive e scopre la ricerca di Dio per ciascuno; promuovi in tutti la gioia e la sfida di costruire sempre cammini di fraternità, talvolta di riconciliazione e di perdono, cioè cammini di figli.

Così dice Sant’Agostino nel discorso 340: “Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano”. Con voi possiamo dire, puoi dire don Fabrizio, sono cristiano, sono figlio, sono fratello.

Questa pagina evangelica inoltre cerca di svelare il volto del Padre, cerca di far comprendere come Gesù, la sua vita, raccontano il vero volto del Padre; questo volto ha i lineamenti del padre con questi due figli. C’è una “esagerazione” nell’amare, nella misericordia. Nella comunità cristiana si fa esperienza di questo Dio esagerato, che ama un po’ troppo, un Dio e un amore che eccede.

Nella comunità il pastore è colui che ricorda questo volto e questo cuore del Padre. Caro don Fabrizio sii un pastore misericordioso, paziente, capace di ascoltare e di accogliere tutti, soprattutto i più poveri e i più peccatori. I gesti e le parole del prete dovranno mostrare la misericordia di Dio. Si potrebbe andare al brano di Matteo che ci parla di chi ha fame, chi ha sete, chi è nudo, chi è carcerato, chi è straniero… e viene aiutato. Sono questi i gesti più sacri, più liturgici del prete, del parroco: sono i gesti della carità, dell’amore verso i fratelli, e sono gesti molto concreti. Sono gesti sacri, è liturgia osiamo dire, perché ci dice Gesù che ponendo quei gesti per chi ne ha bisogno li facciamo a Lui, a Gesù. La liturgia che dovrai celebrare, don Fabrizio, sarà vera, autentica, nella misura in cui nella liturgia della vita porrai i gesti della misericordia di Dio.

Un ultimo passo che ci suggerisce la seconda lettura. “Mi ha giudicato degno di fiducia, mettendo al suo servizio me”, dice Paolo… “Mi è stata usata misericordia”, continua.

Ben conosce la Chiesa, soprattutto negli ultimi tempi, la fragilità dei pastori. Siamo peccatori! Il vescovo, io per primo sono peccatore. E se ci misuriamo sui nostri compiti, su quel che dovremmo essere ci si spaventa. Quanto siamo distanti noi, ministri di Cristo, dal Vangelo, da una vera e autentica testimonianza. Qualche volta, forse, don Fabrizio, sperimenterai anche tu questa distanza tra la bellezza di essere cristiani e preti e la presenza in noi del peccato che ci frena.

Proprio in questo possiamo trovare una sorprendente risorsa di annuncio del Vangelo: quanto diciamo agli altri, l’annuncio della misericordia di Dio, della sua opera e dei suoi gesti di pazienza e di carità, proprio quelli che raccontiamo agli altri possiamo dire che Lui, il Signore, li ha compiuti per noi.

Il titolo più bello per un prete, un parroco, un vescovo è il nostro essere peccatori perdonati, raggiunti dalla misericordia di Dio.

Su questa strada puoi incontrare gli altri come parroco: raccontando il bene che Dio ti ha fatto, l’amore con cui ti ha toccato, l’abbraccio che ti ha regalato proprio nel momento di maggiore buio e di peccato. La fedeltà e la misericordia di Dio per noi, nella tua vita caro parroco sarà nuovo annuncio di Vangelo, cura della comunità.

Ti segua da vicino Maria, madre di misericordia. A lei affido i tuoi passi di pastore in questa comunità.