Riflessioni

Lettera all’uomo

di Mariano Boschi

O uomo mio, figlio dell’uomo, come ti sei ridotto? È triste vederti “armato” di guanti e mascherine per difenderti da un nemico invisibile che nemmeno si manifesta. È triste vederti in fila fuori dai supermercati, il cui accesso è sempre più contingentato. È triste vederti compilare dei moduli per poter uscire e fare una camminata. È triste vederti con quegli occhi angosciati che spuntano dalla mascherina. È ancor più triste vederti continuare a lavorare, rischiando, all’interno delle fabbriche perché la catena produttiva non si può interrompere nel nome del vile dio denaro.

Eppure i tuoi padri costituenti – grandi uomini illuminati, forse gli ultimi ad esserlo stati – erano stati previdenti. L’articolo 32 della Costituzione individua la salute come diritto fondamentale dell’individuo, e interesse della collettività tutelato dallo Stato, mentre l’articolo 41, pur sancendo che l’iniziativa economica privata è libera, ed è dunque diritto costituzionalmente protetto, dispone che ciò avvenga in un quadro di limiti e controlli. Infatti l’iniziativa economica – prosegue – non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. I tuoi Padri Costituenti l’avevano inteso: preminenza assoluta al diritto alla salute di cui all’articolo 32.

Caro uomo mio, figlio dell’uomo, prima di questo inciampo, è stato altresì doloroso vederti sperperare e abusare del «ben di Dio» che ti era stato concesso. Un Paradiso Terrestre ti era stato affidato in dono. Ma in quell’Orto del Getsemani ti sei addormentato e solamente ora ti sei risvegliato. È stata la Storia a fare rumore: è stata lei a scendere repentina in mezzo alla tua umanità addormentata dal benessere e a svegliarti. Un risveglio brusco: hai aperto gli occhi e non ti sei accorto della presenza del Padre, e così ti è parso di essere di nuovo abbandonato e solo. Da solo ad affrontare tutte le tue paure più vere e profonde: paura della parola «fine», paura per i tuoi cari, paura per una vita concepita che non sa quale mondo la accoglierà.

Allora caro uomo mio, figlio dell’uomo, ti prego: fa’ che tutto questo lasci un segno indelebile nel tuo cuore, nella tua anima e nel cuore e nell’anima di tutte le generazioni che ti seguiranno. Ti scongiuro: non comportarti come il marmo sotto la pioggia battente. In questo momento buio, osserva bene il mondo che ti circonda: sono sicuro, non è il mondo che vorresti. Freddo, distante, sospettoso, angosciato, alla ricerca di una via d’uscita.

Quando tutto questo sarà passato, ti prego: rallenta le falcate di un mondo che stava correndo troppo, tante volte interessato dal superfluo, noncurante dell’essenziale, indifferente alla condivisione di ciò che davvero conta e che ora ti sta maledettamente mancando. Quando questo incubo sarà terminato, ti prego ancora: recupera il valore dell’attesa, non riprendere a soddisfare compulsivamente ogni tuo capriccio, cura in maniera autentica il rapporto con le persone, dedicati a tutti quei “contatti” che, in questo momento, purtroppo, ti sono vietati e che solamente ora ti accorgi che invece sono vitali. Concediti il tempo per riflettere, per pensare, per capire che non ti è chiesto di essere un eroe. Impara che, grazie al cielo, non tutto dipende da te!