Letture

In uscita il secondo libro di don Armando

di Francesco Fisoni

Il primo libro, «Un prete secondo Francesco», uscito nell’autunno di due anni fa, è stato un autentico successo editoriale, con presentazioni in giro un po’ per tutta la Penisola, sale gremite e riflettori puntati su una storia, quella di don Armando Zappolini, che come ha scritto lui stesso è anche la storia di tanti preti «di strada» «che vivono il loro servizio pastorale in mezzo alla gente» e che «per tanti anni, hanno vissuto ai margini di una Chiesa che si è arroccata sulle montagne di una posizione difensiva».

C’era però anche ben altro in quelle 235 densissime pagine: «Penso che questo libro possa essere uno strumento per diffondere un modo diverso di essere prete e di essere Chiesa e trasmettere il messaggio che si può essere sognatori con i piedi nel fango, contemplativi e combattenti, impegnati in un servizio ma anche capaci di cambiare un modello di società». E proprio ripartendo dall’indomita volontà di contestare i paradigmi di una società modulata sulle sempiterne logiche del denaro, del profitto e dello sfruttamento dei più deboli, don Armando torna a scrivere, regalandoci la sua seconda fatica editoriale (l’ultima a suo dire, ma speriamo di no!) dal titolo «Mettersi in gioco? L’azzardo: dalle storie di dipendenza alle strategie per combatterlo», e raccontandoci di fatto la sua meditata esperienza come portavoce della campagna nazionale «Mettiamoci in gioco».

Il libro, scritto a quattro mani con Mimma Scigliano, con prefazione di Alex Zanotelli, racconta il fenomeno del gioco d’azzardo a largo spettro e a tutto tondo; un dramma rispetto al quale siamo ancora ben lontani dall’avere una comprensione ragguagliata e profonda, soprattutto in merito alle ripercussioni sociali e alle terribili dipendenze che esso genera. Non abbiamo avuto ancora il privilegio di sfogliare il volume (arriverà in libreria subito dopo Pasqua), ma dalle note divulgate dall’editore San Paolo, si intuisce non solo la volontà di don Armando di accendere un potente riflettore su questa drammatica piaga sociale ma anche il desiderio e il proposito di aiutare le persone coinvolte (giocatori patologici e familiari) con indicazioni e consigli di adeguato e necessario pragmatismo. La trama narrativa è organizzata attorno alle testimonianze dei «giocatori» in percorso di recupero presso la Comunità terapeutica residenziale di Festà, in provincia di Modena. Alle loro storie sofferte s’intrecciano le voci degli operatori, degli attivisti e dei collaboratori della campagna «Mettiamoci in gioco». Le facce di una dipendenza «senza sostanza» come la ludopatia sono molteplici e cangianti, difficili da intercettare, prevedere e prevenire.

Diventa persino sfuggente e impervio mettere dei paletti a confine tra ciò che è legale e illegale in questo ambito. Proprio a questo proposito don Armando e la Scigliano hanno allora avvertito la necessità urgente di fare il punto normativo sulla situazione, raccontando di un iter giurisprudenziale ancora zoppicante, in gran parte da costruire e che, partito dal divieto – lodevole – di pubblicizzare il gioco d’azzardo, dovrà irrinunciabilmente giungere all’elaborazione di una legge complessiva che disciplini tutta la spinosa materia. Questa legge, attesa come pioggia nel deserto, purtroppo ancora oggi tarda a vedere la luce, anche a causa – come è immaginabile – dei giganteschi interessi economici che andrebbe a toccare e smantellare. Non resta allora che aspettare il libro e… buona lettura.