74° Edizione della Festa del Teatro a San Miniato

«Il Dramma non si ferma»: presentati gli spettacoli

di Francesco Fisoni

Il Dramma non si ferma». Questo lo slogan pronunciato in questi mesi di pandemico marasma dalla Fondazione Istituto Dramma Popolare. Slogan gridato con l’ottimismo della volontà e anche talvolta sussurrato, nei frangenti più critici del lockdown, come un necessario e liberatorio “esorcismo”. Per chi era addentro all’organizzazione, dal presidente Marzio Gabbanini, al direttore artistico Masolino d’Amico fino a tutti i collaboratori, è stato un gettare il cuore oltre gli ostacoli, con una passione che ha sconfinato nella caparbietà. La sfida – si può dire oggi con calcolata cautela – è vinta, e San Miniato, nel rispetto delle norme sanitarie, avrà anche quest’estate il suo teatro in piazza del Duomo, la sua 74esima irrinunciabile dialettica tra «la maschera e la grazia».

In calce all’articolo, a cura di Lorella Pellis, il programma dettagliato e ragionato della rassegna, che prenderà avvio domenica 5 luglio, per concludersi sabato 27 luglio.

Vorremo invece soffermarci qui su quanto emerso nella conferenza stampa di presentazione della rassegna, tenutasi lunedì scorso. Il primo intervento è stato quello del sindaco di San Miniato, Simone Giglioli che ha parlato con franchezza di una certa sua gioia: «Non è assolutamente scontato essere qui oggi a parlare del Dramma e neppure era scontato riuscire a presentare una stagione teatrale, come invece stiamo facendo. Il Dramma è una delle eccellenze culturali di San Miniato. Sostenere in questa fase la cultura italiana e il teatro non è una banalità. Sappiamo bene come tutto il comparto culturale abbia subito una doppia “mazzata” dal lockdown. Cinema e teatri sono stati tra i primi a fermarsi, e la riapertura non solo è molto lenta ma sarà anche a maglie strettissime. Risulta quindi di vitale importanza dare respiro a questo settore che genera indotto ed è uno dei vanti italiani e di San Miniato in particolare».

Sulla stessa linea Antonio Guicciardini Salini, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, che ha confermato come l’imperativo adesso sia ricominciare: «Ricominciare con tutte le nostre forze. La cultura è, oggi forse più di ieri, centrale nelle nostre vite» non solo perché onotologicamente necessaria all’essere umano ma anche perché «importante come volano economico».

Il vescovo Andrea, il terzo ad intervenire, ha celebrato la nutrita partecipazione della stampa auspicando che, soprattutto in questo frangente, essa non rinunci al compito di cercare e raccontare storie belle e buone. Raccontare di una ripartenza del teatro di San Miniato è già di per sé una «bella storia», capace di contagiare nella positività e nella speranza. Monsignor Migliavacca ha poi richiamato due immagini evocative: «La prima è quella della produzione che nel nostro territorio è vitale grazie a industria, agricoltura e commercio. Da essa dipende la sussistenza di famiglie e giovani». Parlare di produzione in chiave autentica non è allora parlare solo di economia ma, in senso semantico, anche del benessere di una collettività e del suo buon vivere. E l’attenzione alla cultura costituisce sempre, in senso ampio, anche un contributo alla produzione. La seconda immagine che il nostro vescovo ha fatto balenare è quella dell’abitare: «Abbiamo abitato un po’ di più le nostre case durante il lockdown. Abbiamo abitato un po’ di meno le nostre città e le relazioni interpersonali. Ora si ritorna ad “abitare” a tutto campo e questo non è esente da fatica. Credo che il Dramma in piazza del Duomo aiuti proprio a tornare al concetto di “abitare” le nostre comunità, perché rappresenta plasticamente anche il convenire, il chiamare gente sulla piazza per costruire legami», il teatro è in questo senso la meravigliosa arte del “far stare insieme”.

A cuore aperto le confessioni del direttore Marzio Gabbanini, che di fronte ad una evidente impossibilità nei mesi scorsi di portare avanti il nutrito calendario degli eventi, ha coraggiosamente lanciato il Dramma nella mischia del web, proponendo diverse iniziative in diretta streaming. Tutti gli anni il Dramma è organizzato attorno a un filo conduttore, un nucleo tematico che innerva di senso tutta la rassegna. Quest’anno il filo d’oro è il tema della «sicurezza»: sicurezza sociale, individuale e collettiva. Attorno a questa idea madre sono stati generati, già a partire dall’autunno scorso, seminari di spessore. Adesso siamo in presenza di un cartellone “orfano” dello spettacolo principale, spettacolo individuato in «Irma Kohn è stata qui», scritto appositamente per San Miniato da Marco Corradini , che vedrà la drammaturgia di Tatiana Motta e la regia di Pablo Solari. «La situazione che è andata creandosi con il Covid 19 – ha detto Gabbanini – ha determinato una difficoltà oggettiva a portare sulla piazza del Duomo uno spettacolo che richiede – a differenza di quelli collaterali – un cast numeroso e una presenza del pubblico importante, anche in rapporto a una prima assoluta. Speriamo sinceramente di poter portare il testo di Corradini in scena in autunno, se non ci sarà una ripresa del virus». Intanto è già pronto il manifesto (nella foto), la cui presentazione ogni anno costituisce un evento nell’evento. Quest’anno la xilografia è stata realizzata da Sauro Mori.

Masolino D’Amico, direttore artistico del Dramma ha chiuso gli interventi, rispondendo anche alle domande dei giornalisti e sottolineando come il cartellone degli otto spettacoli in programma sia costruito attorno all’idea centrale del monologo e della ridotta presenza in scena degli attori. Questo in ossequio alle norme sanitarie che sono venute a complicare non poco le varie drammaturgie: «Fortunatamente – ha spiegato D’Amico – entro questi limiti abbiamo una certa esperienza a San Miniato, perché negli anni il teatro italiano ha prodotto grandi attori monologanti che scrivono e interpretano i loro spettacoli». Una specializzazione che risulta congeniale in un momento in cui le prove sono interdette se non a certe condizioni: gli attori non si possono toccare e possono scambiarsi oggetti scenici solo indossando guanti. Insomma una generosa dose di complicazioni, che sembrerebbero voler condurre l’arte – come scrivevamo altrove – verso un indifferibile appuntamento con l’entropia.

Il Dramma accetta la sfida e organizza dal 5 al 27 luglio, nella piazza del Duomo a San Miniato, la sua personale linea di resistenza in nome del bello.

 

Programma

Si comincia il 5 luglio con un lavoro scritto da Alessandro Benvenuti, «Panico ma rosa. Diario di un non intubabile – Studio» che trasforma in teatro un tema attualissimo: 59 giorni di lockdown. 59 pagine di diario che raccontano l’isolamento obbligatorio di un autore-attore privato del suo naturale habitat, tra sogni e bisogni, ricordi e crudeltà, fantasie e humor.

«Albania casa mia» è la rappresentazione dell’8 luglio nel quale si rievocano i giorni del febbraio 1991 quando il regime comunista, dopo 45 anni di controllo del Paese, cede sotto il malcontento del popolo. In questo clima di dolore e libertà si racconta una grande storia d’amore.

La «Storia della colonna infame», il più grande romanzo italiano sulla giustizia, è la scelta per il 10 luglio, mentre «L’Abisso» di e con Davide Enia sarà in scena il 13 luglio: una storia di sofferenza e rabbia sullo sfondo della tragedia degli sbarchi sulle coste del Mediterraneo, a Lampedusa.

«La vita salva» è un ensamble di storie in programma per il 17 luglio, mentre «Non plus ultras» il 20 luglio racconta della violenza negli stadi, ponendo importanti interrogativi attorno al tema della sicurezza sociale.

Il «Canto per la terra ferita», il 23 luglio, avvia la Festa del Teatro 2020 verso la conclusione raccontando di emergenza ambientale e sopravvivenza.

Il Dramma chiuderà il Sipario con Matteo Corradini, il 27 luglio, con la prima assoluta de «Il muro / The block». Il muro è una azione del volley. Ma qui diventa qualcosa di più forte. I personaggi in scena si interrogano sui muri che hanno dentro, su cosa non gli permette di essere liberi e ai tentativi di provare ad abbatterli.

Lo spettacolo principale, «Irma Kohn è stata qui», avrebbe trattato il tema della Shoah. Tratto da una storia vera e scritto appositamente per San Miniato da Matteo Corradini è tuttavia stato rimandato probabilmente al prossimo autunno e non annullato del tutto.

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