Cammino diocesano

I “laboratori” diocesani, una prima sintesi

a cura della Segreteria Pastorale

Nello spirito delle indicazioni e del mandato ricevuto dal vescovo Andrea, a fine gennaio scorso è giunto a una prima sintesi il lavoro dei cosiddetti “laboratori” diocesani, gruppi di studio, di approfondimento e condivisione, che nel corso del 2018 si sono ritrovati per confrontarsi ed elaborare proposte in specifici ambiti di interesse per tutta la Diocesi: le unità pastorali, la famiglia, la catechesi, le periferie e la carità, possibili progetti di utilizzo per l’edificio del seminario, il ripensamento degli uffici e servizi di Curia.

Si è trattato sicuramente di una bella esperienza di sinodalità che riteniamo in linea con le aspettative del Vescovo stesso richiamate chiaramente nella sua seconda lettera pastorale dello scorso autunno “… e camminava con loro”,  specie dove dice: “ho ritenuto importante e necessario che per arrivare a offrire per la diocesi, da parte mia, orientamenti operativi in questi settori fosse necessario e corretto a livello ecclesiale che pensieri e progetti nascessero da una reale condivisione, da una esperienza di sinodalità”. Questi gruppi di lavoro si sono incontrati diverse volte cercando anche, in alcuni casi, di allargare il confronto a tutta la Diocesi con questionari distribuiti alle parrocchie in modo da coinvolgere nella discussione il maggior numero di persone possibile.

La “sinodalità” infatti – come ci ha ricordato il Vescovo nella sua Lettera – “deve diventare uno stile di lavoro se non addirittura “di vita” ecclesiale nelle nostre comunità e unità pastorali”. Un modo antico, ma per noi anche nuovo al tempo stesso, di lavorare e camminare insieme, di confrontarci e di elaborare proposte, che inevitabilmente richiede impegno, sforzo, fatica e anche un po’ di generosa fiducia. Uno sforzo che però sarà immediatamente ripagato quando, nei passi che come comunità Diocesana andremo a compiere nei prossimi anni, ritroveremo anche traccia dei nostri stessi passi e il cammino potrà dunque essere più agile e disinvolto per tutti. Questo almeno è quanto auspichiamo.

Nel seguito riportiamo una piccola sintesi delle proposte e considerazioni emerse nei sei laboratori in modo da farne tutti partecipi, mentre intanto questo materiale viene adesso presentato al consiglio presbiterale e a quello pastorale diocesano perché – sono parole del Vescovo – “possa trovare in quegli ambiti un ulteriore spazio di confronto, di approfondimento e di sviluppo, quindi un nuovo passaggio di sinodalità”.

L’ultimo passaggio spetterà poi al vescovo Andrea che potrà giungere ad una sua rielaborazione dei temi e delle questioni, “per offrire a tutta la Diocesi alcune indicazioni orientative e anche normative, scelte, prospettive, percorsi pastorali”.

 

Unità Pastorali, coordinatore Riccardo Ceccatelli

Il nostro laboratorio era costituito da 14 persone, tra cui i quattro Vicari Foranei e da altri sacerdoti e laici di tutti i vicariati. Obiettivo: verifica delle Unità Pastorali. La nostra Diocesi risulta infatti attualmente suddivisa in 4 Vicariati e 21 Unità Pastorali; questo almeno sulla carta… ma era ormai necessario verificare con attenzione la rispondenza reale di questa ripartizione territoriale, disegnata e avviata alcuni anni fa da Mons. Tardelli.

In primo luogo il nostro laboratorio si è dunque interrogato su cosa si debba intendere per Unità Pastorale e una nostra sintesi di definizione potrebbe essere la seguente: l’Unità Pastorale è uno spazio di comunione tra parrocchie di un’area territoriale omogenea, in cui, senza privare della necessaria e specifica cura pastorale nessuna delle comunità parrocchiale che vi appartengono, è possibile promuovere una forma di collaborazione organica, riconosciuta istituzionalmente, quale espressione significativa di pastorale d’insieme.

In base a questa definizione, siamo poi andati a verificare, con un questionario inviato a tutte le Unità pastorali, quanto fosse lo scostamento dall’obiettivo delle nostre realtà. Hanno risposto in 19 su 21, con un buon coinvolgimento dei sacerdoti a livello vicariale e talvolta anche di laici nelle singole parrocchie.

Il risultato non è stato brillante – e ce lo aspettavamo – ma certamente incoraggiante. Se è vero infatti che molte delle attuali Unità pastorali non hanno ancora iniziato un vero e proprio percorso comune e che molte altre andranno probabilmente riviste, vi sono anche dei lodevoli esempi già ben avviati e che possono essere di esempio. Tenendo conto di una inevitabile diminuzione del clero nei prossimi decenni, ma soprattutto con l’obiettivo primario di rispondere ad irrinunciabili esigenze pastorali di comunione e condivisione, abbiamo elaborato una dettagliata relazione con precise e, speriamo, utili indicazioni, suggerendo al Vescovo di verificarle naturalmente di persona, magari anche in occasione della sua prossima Visita Pastorale, così da valutare eventuali aggiustamenti o modifiche all’attuale assetto.

 

Famiglia, coordinatori coniugi Daniela e Davide Pupeschi

Il laboratorio era composto dai membri della Commissione Ufficio famiglia e da altri laici e sacerdoti che si sono offerti di partecipare ai lavori. Durante gli incontri del laboratorio sono subito emerse due necessità:

inviare un questionario conoscitivo nelle parrocchie della Diocesi, per sapere cosa viene fatto in ambito di pastorale familiare; incontrarsi con i responsabili del Consultorio diocesano per meglio coordinarsi nelle varie iniziative e proporre attività insieme.

Inoltre ci siamo confrontati sui temi che avvertivamo più urgenti, ovvero: percorsi prematrimoniali; famiglie ferite; single da 35 a 50 anni; famiglie che vivono la “mancanza” (mancanza di un figlio, che pur desiderato, non arriva, mancanza di un figlio o di un coniuge, andato presto in Cielo, mancanza del coniuge che ha abbandonato); famiglie che vivono la disabilità.

In generale siamo convinti circa la necessità e urgenza di una formazione specifica,sia per i laici che per i sacerdoti, nei vari ambiti che vedono protagonista la famiglia e di maturare una mentalità di apertura alla vita e alla sacralità dell’esistenza in qualunque situazione. Per questo ci auspichiamo che queste priorità si trasformino un proposte e iniziative pastorali.

 

Catechesi, coordinatore don Sunil Thottathussery

Il laboratorio di catechesi, composto da dieci persone, ha affrontato alcuni temi quali la formazione dei catechisti, gli itinerari di iniziazione cristiana, la questione della catechesi successiva alla Cresima, la catechesi per gli adulti, l’unificazione dei percorsi di catechesi nelle parrocchie raccolte in Unità pastorale. Consapevoli che il tema della catechesi coinvolge tutte le comunità, è stato inviato un questionario per fotografare la realtà.

Dai primi dati raccolti risulta che nella maggior parte delle parrocchie il catechismo si svolge ancora con il metodo tradizionale. Inoltre sono emersi alcuni problemi comuni: la scarsa partecipazione alla S. Messa domenicale, i genitori poco cooperativi e poco coinvolti, lo scarso interesse agli incontri di catechismo e l’abbandono dopo i sacramenti. In alcuni casi anche l’inadeguatezza delle strutture e lo scarso numero dei catechisti. In Diocesi manca un cammino unitario di catechesi per gli adulti e ogni parrocchia se la vede a modo suo.

Sinteticamente riportiamo le proposte scaturite dalle nostre riflessioni: un progetto unitario condiviso di iniziazione cristiana con il coinvolgimento dei genitori, la promozione della formazione dei catechisti, la celebrazione della Cresima inquadrata all’interno di “un progetto di pastorale dei ragazzi” e la valorizzazione del Convegno Catechistico.

Ci auspichiamo di completare il quadro della catechesi nella Diocesi con il contributo delle parrocchie che non hanno ancora inviato il questionario compilato.

 

Periferie e la carità, coordinatore don Armando Zappolini

L’esperienza preziosa della Caritas e di importanti realtà associative presenti nei nostri territori hanno dato voce a questo sguardo, cercando di individuare i limiti sui quali intervenire e le potenzialità da sviluppare.

La prima esigenza emersa è stata quella di offrire alle nostre comunità cristiane una sempre più attenta lettura del proprio territorio. Si ha l’impressione, talvolta, che le nostre liturgie, le nostre catechesi siano lontane dalle sofferenze delle persone e che i nostri linguaggi non siano più comprensibili. Come se le parrocchie e la gente si allontanassero sempre di più le une dalle altre …

Conoscere è il primo passo, per poi attivare risposte personali e comunitarie, voci  e comunità profetiche, capaci di diventare un punto di riferimento per tante persone che cercano una strada o che semplicemente vogliono sperimentare una carezza di dignità. Noi cristiani siamo debitori di amore verso la nostra gente,  la nostra indifferenza o il nostro colpevole silenzio saranno forse le colpe più gravi del tempo di oggi.

In questa risposta comunitaria acquista sempre maggiore centralità la Caritas Diocesana, che è chiamata a diventare il cuore pulsante di una conversione pastorale che non è solo invito alla Carità, ma soprattutto sguardo che armonizza alla luce della Carità tutte le azioni pastorali della Diocesi.

Una Chiesa in uscita, un ospedale da campo nel quale si può sempre entrare, dove ciascuno può davvero sentirsi a casa.

Questa è la sfida alla quale il nostro Laboratorio invita tutta la Diocesi, questo è l’impegno sul quale ciascuno di noi è chiamato a misurarsi con tutte le proprie debolezze.

 

Edificio del Seminario, coordinatore don Francesco Zucchelli

Gli incontri del laboratorio sul seminario hanno cercato di focalizzare l’attenzione sull’uso che questo edificio poteva avere nei prossimi anni, considerando le necessità a cui la Diocesi andrà incontro. Non si tratta di una facile impresa, data l’enormità dell’edificio e dei costi eventualmente da sostenere per qualunque tipo di intervento si possa pensare.

Al di là dei progetti recentemente annunciati, promossi dalla Curia, dalla Fondazione Carismi e dalla banca Crédit Agricole circa la sistemazione del solo piano primo ad uso ricettivo per pellegrini e famiglie in difficoltà e dell’uso dei locali dell’ex tipografia per il Consultorio familiare, il nostro laboratorio ha cercato di suggerire semplici soluzioni che rendessero più organico e razionale l’utilizzo ordinario del resto dell’edificio col minimo sforzo in termini di costi da sostenere.

Senza entrare in questioni e dettagli tecnici, alcune idee emerse riguardano l’opportunità di trasferire nei locali di questo edificio l’Archivio diocesano o anche il Museo, di dare una diversa sistemazione al refettorio e al palazzo cosiddetto degli stipendiari attualmente abitato dalle suore e da alcuni sacerdoti e di valorizzare meglio i locali attinenti l’Aula Magna per incontri pastorali a livello Diocesano.

 

Uffici e Servizi di Curia, coordinatore don Roberto Pacini

Due donne e due preti – persone sperimentate e frizzanti – hanno affiancato il coordinatore di questo laboratorio, con il compito di studiare e approfondire un ambito che a molti appare avvolto da un non so che di arcano: la Curia Vescovile.

Il volto del vescovo”, l’ha definita qualcuno. “Ah beh, povero vescovo…”, avrebbe potuto continuare allora a cantare – e con qualche ragione in più – Enzo Jannacci! Ad ogni buon conto, ci si attende che l’affabilità e la sollecitudine del Vescovo già trapelino tra chi, anche attraverso umili incarichi, è chiamato a servirne la missione.

Non si è trattato però solo di verificare e suggerire in ordine a spazi, tempi, persone, competenze, servizi e uffici del “palazzo”, che della Curia è solo la punta dell’iceberg. Alla Curia Vescovile, infatti, non solo spettano i ruoli giuridici e amministrativi, da esercitare in nome e per conto del Vescovo, ma attengono anche tutti quegli uffici, servizi e commissioni che esprimono la sollecitudine del Vescovo per i vari ambiti pastorali, che sempre più necessariamente interagiscono trasversalmente alle parrocchie e che solo con l’aiuto dell’annuario diocesano possono essere enumerati integralmente. Si pensi all’ambito scolastico, con l’Ufficio Scuola che coordina gli insegnanti di religione cattolica; ma c’è anche l’Ufficio per la pastorale scolastica, che è un’altra cosa; per non parlare delle attenzioni da riservare alle scuole cattoliche e alla loro peculiarità. O all’ambito sanitario: sollecitudine per gli ammalati e a quanto attiene al loro vissuto; cappellani degli ospedali, case di riposo parrocchiali, associazioni che operano a vario titolo in quest’area. E qui si spalanca la vita e la missione di tutta la Chiesa: evangelizzazione e catechesi, vocazioni, missioni, carità, giovani, famiglia, vita, liturgia, arte sacra e beni culturali ecclesiastici, migranti, ecumenismo, pastorale sociale e del lavoro, giustizia e pace, salvaguardia del creato, cultura e comunicazioni sociali, turismo e sport… Come coordinare e operare in sinergia, per servire meglio il vangelo?

In questo laboratorio abbiamo tentato di offrire e condividere riflessioni in merito, da consegnare alle tappe successive previste dal nostro Vescovo.